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By Lorenzo Sabatini
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Vincenzo Valvo, classe 1981, nasce a Treviso da genitori siciliani. Dopo la maturità classica, segue il sogno di diventare designer e lo realizza, diplomandosi in Fashion Design allo IED MODA LAB MILANO con una tesi sul concetto della bellezza. Instancabile, prosegue gli studi allo IED ROMA con un master in Accessories Design in inglese, dove consegue un secondo diploma con il massimo dei voti, in una classe dove le contaminazioni culturali sono fonte d’ispirazione e per finire, si specializza nuovamente allo IED MILANO in un corso di Product Design & Merchandising Manager. Arrivano le prime soddisfazioni, tra cui un concorso indetto da Condé Nast chiamato “Fashion Talents” su Style.it da lui vinto, ed alcune esperienze per grandi brand del settore accessori e collaborazioni varie con stilisti come Fausto Puglisi. Maturano i tempi nel 2015 per lanciare il proprio brand, una linea di borse che porta il suo nome e che è sincera espressione della sua personalità graffiante. Il carattere autentico delle borse Vincenzo Valvo si riscontra in un mix tra influenze multiculturali e gusto tipicamente italiano, in un climax stilistico di forte impatto, dove il vero lusso non è dato solo da un’attenta selezione di materiali e delle forme, ma risiede soprattutto nell’upgrade dei requisiti funzionali e qualitativi. Fusion di maschile e femminile, ostentazione e linearità, quasi a voler sottolineare il gusto per la provocazione. Il design si traduce quindi in un atteggiamento fortemente pragmatico, un modo di essere, di porgersi.

Se il tuo brand fosse una canzone e un film, quale sarebbe e perché?

Se il mio brand fosse una canzone sarebbe sicuramente It’s not right but it’s ok di Whitney Houston, quando ho visto quel video dove lei indossava quell’abito di pelle nera, lì ho capito quale sarebbe stata la mia strada. Se invece fosse un film, forse sarebbe Mad Max Fury Road, perché rispecchia il lato aggressivo e un po’ punk delle mie borse.

Parlami della tua esperienza presso il brand Fausto Puglisi.

La mia esperienza da Fausto Puglisi è stata breve, ma ho avuto occasione di disegnare per lui un paio di collezioni di scarpe e alcune borse per la F/W 2015, e sicuramente è stata un’esperienza che mi ha formato. È stato interessante creare e seguire la produzione delle calzature per lo show e per le celebrities come Rita Ora e Belen Rodriguez.

 

Un trend dell’accessorio in cui non ti riconosci e uno che adori?

Un trend in cui proprio non mi riconosco è quello dell’iper-decorativismo, dell’opulenza neo classica, mentre invece un trend che adoro è quello simil-fetish, linee strutturate e design edgy e accattivante, dettagli oro, che rispecchiano sicuramente di più la mia personalità stilistica.

 

Raccontaci di quando hai vinto il fashion talents di style.it

Il concorso di style.it è accaduto quasi per caso, ci siamo ritrovati con un amico hair stylist a competere insieme ad un team con un fotografo, una make-up artist e una stylist e alla fine abbiamo vinto, primi tra 90 gruppi se non sbaglio, riuscendo a farci pubblicare su un sito come quello della Condé Nast.Una soddisfazione.

 

Hai qualche rito scaramantico?

Non ho riti scaramantici, ma ormai ho dei riti del mattino che sono piuttosto recenti, e sono veramente utili, da quando ho iniziato a frequentare dei corsi di formazione personale e tecniche di memoria che mi aiutano a rimanere concentrato e focalizzato nei miei obiettivi.

Lati negativi del tuo business?

Molto spesso si dice che l’ambiente moda è un ambito dove si va “per conoscenze”e purtroppo, specialmente in Italia, questo è vero, ed è un peccato, dovrebbe essere un ambiente meritocratico dove si valutano non solo il talento e la creatività, ma anche le soft skills di ogni individuo. Inoltre spesso e volentieri le persone che lavorano in questo ambito sono “nevrotiche”, e questo è dovuto al fatto che molti non sanno gestire il loro tempo – altrettanto le loro emozioni – e queste cose io le ho imparate nei suddetti corsi di formazione e adesso vivo in modo migliore la mia vita e la mie sfide professionali e personali.

 

Prossimi obiettivi lavorativi? Dove ti vedi tra dieci anni?

Il mio obiettivo è sicuramente quello di riuscire a collaborare con qualche altro brand di rilievo e magari, tra 10 anni, diventare direttore creativo di una di queste maison, ma il sogno più grande e più motivante per me è quello di continuare a sviluppare il mio brand, e non voglio sembrare arrogante, ma spero tanto di riuscirci visto che sono molto testardo e determinato.

 

Da dove prendi ispirazione?

“Nulla accade se non l’hai sognato prima”, diceva Walt Disney. A volte mi perdo nei miei stessi sogni, continuo a sognare, prendo ispirazione dalla vita quotidiana ma anche in maniera più pratica da ciò che vedo in giro, dall’architettura dei palazzi e osservo molto le persone, come sono vestite e studio molto i comportamenti delle stesse poiché in questo lavoro, per identificare bene i trend del momento e soprattutto quelli futuri bisogna essere un po’ sociologi oltre che creativi.

 

Perché è importante puntare sulla qualità e non sulla quantità?

Non voglio ricadere nel cliché, ma siamo italiani, e dovremmo fare del nostro know-how uno stile di vita, io amo i materiali pregiati e prediligo sempre la qualità del materiale e della façon alla quantità. Preferirei vendere 10 borse realizzate da maestri artigiani piuttosto che venderne 100 con materiali mediocri, anche se, seguendo una logica di espansione, dovrò probabilmente rivedere i miei standard per allineare le esigenze del mercato al target di riferimento.

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