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By Barbara Cialdi
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I migliori talenti di Polimoda hanno sfilato in passerella durante la prima giornata di Pitti Immagine Uomo nella suggestiva e surreale location dismessa della Ex Manifattura Tabacchi di Firenze, una fabbrica in disuso dai toni underground e minimal. L’evoluzione del concetto di sustainable fashion di fronte ad una giuria di grandi nomi della moda, tra cui l’attore e designer Waris Ahluwalia, il presidente di CFDA Steven Kolb e le due menti creative dietro al fenomeno Instagram Diet Prada. Con Separate Collection Polimoda offre un nuovo spunto e una nuova prospettiva, ribaltando il concetto di moda tradizionale. Le collezioni di ventuno fashion designer emergenti, pronti a cambiare il mondo grazie a una nuova consapevolezza dell’impatto ambientale e sociale della moda hanno mostrato quanto questo settore possa lanciare messaggi ben precisi.

Separate Collection

Il titolo dell’evento è Separate Collection (raccolta differenziata), frizzante gioco di parole sui temi di moda, sostenibilità e fashion upcycling che lascia ai giovani designer la possibilità di esprimere la propria identità, poiché è proprio dalla mancanza d’identità che viene generato il consumo ossessivo dalla società contemporanea. Un filo conduttore che è presente nelle collezioni, nella scelta consapevole di materiali recuperati e rigenerati, nei messaggi che i designer vogliono lanciare e anche nella direzione creativa dell’evento. Il tutto curato dal direttore di Polimoda Danilo Venturi che si è ispirato alla riqualificazione di tutto ciò a cui non è mai stato data importanza. Dagli spazi quasi deserti e industriali della Manifattura Tabacchi, al casting di modelli dalla bellezza indefinibile, ogni dettaglio è curato con attenzione maniacale, tanto da inserire, all’interno di questo spazio urbano, note olfattive spruzzate e diffuse nell’hangar a ritmo di una perfetta selezione musicale costruita sul brano Monument dei Röyksopp. 
“Attraverso il processo di riutilizzo e ridefinizione di abiti, materiali, luoghi e persino di noi stessi, possiamo restituire dignità ad un possibile futuro per le prossime generazioni” ha commentato Venturi durante l’evento.

La giuria


Una rosa dei nomi più influenti della moda internazionale capitanata da Steven Kolb, presidente e CEO del Council of Fashion Designers of America, è stata chiamata a giudicare il lavoro di questi 21 talentuosi designers e decretarne il vincitore per il 2018. Ecco che in giuria appare l’attore e designer Waris Ahluwalia (House of Waris), i fondatori di Diet Prada Tony Liu & Lindsey Schuyler, Christiane Arp (Editor-in chief, Vogue Germany), Burak Cakmak (Dean of Fashion, Parsons), Sam Cotton (Head of Menswear, Alexander McQueen), Natalie Gibson (Fashion Print Tutor, Central Saint Martins), Zaim Kamal (Creative Director, Montblanc), Olya Kuryshchuk (Founder & Editor-in-chief, 1 Granary), Jonathan Kyle Farmer (Professor & Chair MFA Fashion Design, Fashion Institute of Technology), Linda Loppa (Advisor Strategy & Vision, Polimoda), Antonio Mancinelli (Editor-in-chief, Hearst Magazines Italy), Bruce Pask (Men’s Fashion Director, Bergdorf Goodman), Laudomia Pucci (Deputy Chairman & Image Director, Emilio Pucci), Martyn Roberts (Director, Graduate Fashion Week), Olga Sushko (Editor-in-chief, Vogue Ukraine), An Vandevorst & Filip Arickx (Founders, A. F. Vandevorst), Riccardo Vannetti (Tutorship Director, Pitti Immagine) e Danilo Venturi (Director, Polimoda).

 


I designer


La sfilata conclude un anno di collaborazione con Sara Kozlowski, CFDA Director of Education and Professional Development. Arrivati al termine di un percorso di formazione durato quattro anni, i ventuno designer sono stati selezionati tra tutti i diplomandi in Fashion Design per presentare la propria collezione di otto outfit, riepilogo finale di una raggiunta maturità creativa che afferma il passaggio da studenti a designer e il primo effettivo debutto nel mondo della moda. 
I designer sono Gauhar Afroze Ali (Stati Uniti/Pakistan), Andrea Antonelli (Italia), Silvia Barcucci (Italia), Erica Bergamaschi (Italia), Sofia Campomaggi (Italia), Augusta Del Biondo (Italia), Andrea Delorenzi (Italia), Anna Dorian (Italia), Sakina Fuse (Giappone), Camilla Giani (Italia), Antonio Grassi (Italia), Giunia Guerrera (Italia), Song Ha Jung (Corea del Sud), Federica Meyer zu Schwabedissen (Italia), Alessandra Montani (Italia), Ravenna Osgood (Stati Uniti), Solveig Anna Palsdottir (Islanda), Veronica Spampinato (Italia), Izadora Verlic (Slovenia), Yan Wen (Cina) e Sang Ha Yun (Corea del Sud).

 

Il vincitore

Il contest ha visto trionfare Giunia Guerrera. Per la sua collezione, Giunia ha riflettuto sulla natura del mondo ossessionato dai social media di oggi, osservando come le persone siano schiave di oggetti, usati solo per richiedere attenzione e che finiscono col distogliere l’identità fino a un punto di squilibrio. Nata da queste riflessioni sull’identità, la collezione di rigide sagome di Giunia attira l’attenzione mentre il drappeggio asimmetrico e le foto di vita vissuta stampate danno nuova vita a oggetti di valore storico ritenuti inutili oggi. Con le reliquie di ottone e un richiamo alla borghesia, la stilista ha trasformato i materiali della spazzatura in innovativi capi di lusso.

 

Ph: Federica Fioravanti

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