Matteo Lamandini – Gli anni Novanta incontrano il tailoring

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FASHION NEWS

Classe 1989, il talentuoso designer Matteo Lamandini già alle superiori, mentre frequentava ragioneria, capisce che i calcoli che più lo avrebbero appassionato sarebbero stati quelli su stoffa. Decide così di frequentare l’Istituto Marangoni a Milano. Dopo edificanti esperienze da MSGM e Marni nel 2014 vince l’edizione di Designer for Tomorrow. Oggi MTL Studio Matteo Lamandini è una delle più promettenti realtà del panorama nostrano, in cui l’amore per gli anni Novanta incontra la maestria sartoriale del Bel Paese, per un’estetica sempre in bilico tra streetwear e tailoring.


Sei cresciuto negli anni Novanta e viene subito da pensare “Ma che ne sanno i Duemila?”. Cosa rappresenta per te l’infanzia e questi ricordi come li traduci nella moda che proponi?

L’influenza degli anni Novanta nelle mie collezioni c’è sempre, in quanto cerco sempre di creare dei giusti mix tra passato e presente, tra sartorialità e streetwear, mixare volumi di quegli anni con quelli attuali per riuscire a non dimenticare il passato, rendendolo sempre più attuale. È proprio andando a scavare nell’anno della mia nascita che pongo le basi per progettare ogni mia collezione, cercando di rivisitare alcuni capi iconici che non possono mancare nel guardaroba maschile.

 


Sei uno dei più promettenti designer a cavallo tra streetwear e cura sartoriale. La tua estetica è molto riconoscibile e molto apprezzata. Cosa la rende così speciale?

La mia ricerca stilistica parte sempre analizzando capi classici/del passato iconici del guardaroba maschile come potrebbero essere i classici blazer e i capispalla in generale, in quanto ritengo questa categoria essenziale per rendere completo un outfit maschile. Iniziando da questo concetto cerco di inserirci sempre elementi attuali e che rendano il capo unico e adatto al periodo attuale rendendolo anche più giovanile cercando di mantenere il made in Italy come elemento chiave della mia visione cercando sempre la sartorialità, quindi magari progettando un capo street cerco di inserire al suo interno dettagli sartoriali e viceversa; un’altra cosa che nelle mie collezioni non mancherà mai saranno i classici tessuti come il gessato, il tartan e la ricerca di lane super leggere che mischiate a Nylon e denim rendono al giusto il concetto che voglio esprimere al limite tra streetwear e sartorialità.

 

Rapper come Salmo e J-AX, per citarne alcuni, amano le tue creazioni. Quanto di questi artisti ha influenzato il tuo modo di fare moda?

Amo il rap, è un genere molto interessante e molto di tendenza da qualche anno a questa parte; ogni forma d’arte è oggetto di ispirazione, e dato che la musica la considero arte, parte della collezione è studiata anche tenendo monitorati alcuni generi musicali, come il rap e la trap, soprattutto per gli elementi caratteristici dello streetwear.

 

C’è un momento della giornata in cui ti senti particolarmente creativo? Vivi un rollercoaster emotivo o sei centrato? E come stimoli la creatività?

Diciamo che preferisco fare il lavoro creativo/progettazione di collezione sempre il pomeriggio, a volte anche fino a tarda notte in quanto ricevo più stimoli in quella parte della giornata, mentre al mattina faccio le cose amministrative/burocratiche/risposta mail. La creatività la stimolo semplicemente uscendo dallo studio; mi piace molto viaggiare e quindi sono spesso in giro per Italia e Europa per aprire la mente e vedere semplicemente la gente che c’è in giro, vedere mostre d’arte; le città italiane che preferisco sono Milano e Bologna e provo un forte amore per esse, mentre europea è Berlino dove ho vissuto. Se non ho la possibilità di spostarmi, mi piace anche fare un semplice giro in monopattino per le strade di campagna in cui vivo, per staccare un po’ dall’ambiente studio e tornare più motivato.

 


Quanto c’è del provenire da una piccola cittadina e non da una metropoli nella tua estetica di stile?

Come detto in precedenza, la campagna in cui abito è una delle mie fonti ispirazioni ed è anche un fattore che mi fa rimanere legato al made in Italy; nelle mie collezioni troviamo spesso rivisitazioni di capi che magari vedo indossate dalla gente più anziana della piccola cittadina quindi non abitare in una metropoli ha anche i suoi pro.

 


Quando è nata la passione per gli abiti, quando hai capito che avresti voluto diventare direttore creativo?

Ho sempre avuto la passione per lo shopping in generale ma la passione per la moda è nata dentro di me ai tempi delle scuole superiori, quando ho deciso di intraprendere gli studi di ragioneria. Ho presto scoperto che non erano i calcoli e le partite doppie a incuriosirmi ma bensì la divisa del lavoro futuro da impiegato in banca. Una volta terminati gli studi di ragioneria mi sono iscritto all’accademia europea di Bologna al corso di fashion design e successivamente all’Istituto Marangoni sempre al corso di fashion design. Finiti gli studi, ho iniziato a lavorare prima da MSGM e poi da Marni. Nello stesso periodo – nel 2014 – ho visto un contest Designer for Tomorrow il cui patron era Tommy Hilfiger che mi ha permesso di lavorare sotto la sua direzione creativa e successivamente di far nascere il brand che porta il mio nome.

 

Le uniformi da lavoro ti affascinano, c’è un periodo storico che avresti voluto vivere sulla tua pelle?

Diciamo che di ogni decennio del 1900 c’è qualcosa che mi intriga e che lo rende speciale però se dovessi identificarmi in uno di quei decenni sceglierei gli anni Ottanta in quanto mi ci rivedo a livello stilistico, tra forme e colori. Avrei voluto vivermeli in piena età e non diciamo nascerci in quanto non te li riesci a vivere.

 

Un focus sulla collezione SS20. ce la vuoi raccontare brevemente?

Gli anni di passaggio tra Ottanta e Novanta sono il giacimento ispirazionale per la nuova collezione di MTL Studio Matteo Lamandini. Il designer, nato proprio in quegli anni, ha studiato stilemi, volumi e combinazioni iconiche del prêt à porter made in Italy per sviluppare un guardaroba maschile fluido nella attribuzione ma strutturato nelle forme. Capispalla dai volumi over con spalle segnate, tipiche del decennio, in contrasto con un fit slim su vita e pantaloni. La scelta dei materiali è a contrasto: classici come il rigoroso gessato e il gabardine bianco, nero o beige sono accostati ai tessuti tecnici come il nylon e il raso per le camicie. Il denim viene proposto nei lavaggi black & white, il popeline si accende di stampe floreali, di glitter, di paillette e temi Tie & Dye. La collezione aggiunge decorativismo attraverso disegni fatto a mano su camicie, pantaloni e capispalla, riprendendo temi ludici legati ai party e alle game arcade. Su t-shirt e felpe, cuore commerciale della collezione, stampe e disegni a mano libera, scritte a penna e tag aggiungono un effetto usato. La palette si accende di colori fluorescenti soprattutto giallo neon e hot pink. Dettagli interni utilizzati sull’esterno del capo: maxi label a vista, indicazione di taglia S-M-L stampate termoadesive su maniche e pantaloni. Extra identificativo il mazzo di chiavi appeso al moschettone sul capospalla e panta cargo.

 

E per il domani cosa ti auguri?

Mi auguro che il brand cresca, sia in Italia che all’estero, in modo da renderlo una realtà consolidata in quanto mi è stato permesso di creare il mio sogno e quindi spero che continui senza troppi inghippi.