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La moda riesce a guardare lontano, percepire i cambiamenti, studiarne le mutazioni e, soprattutto, è la miglior cartina tornasole per stabilirne i cambiamenti sociologici. Tutto questo è stato ampiamente evidente alla sfilata dell’ultima collezione disegnata per Christian Dior da Maria Grazia Chiuri. Una collezione irriverente, spiritosa e anche lievemente funky, presentata nella seconda giornata della Paris Fashion Week, in scena dal 26 febbraio al 6 marzo, all’interno del Museo Rodin, allestito per l’occasione, come un grande contenitore di libri, riviste e giornali e che punta ad una donna indipendente, informata e forte, che non ha paura di rispondere “No”.

Perché da quando nel 2016, dopo sette anni trascorsi presso la maison Valentino, è arrivata da Dior, la designer romana che ha studiato nel prestigiosissimo IED (Istituto Europeo di Design), ha perseguito un programma squisitamente femminista, che ha puntato a celebrare i diritti delle donne, anticipando un messaggio che poi è divenuto il movimento sociale più importante e dibattuto degli ultimi 12 mesi, ‘MeToo‘.

Il suo outfit d’inizio sfilata non ha lasciato dubbi al riguardo: una modella con culotte a mezza lunghezza, stivali da meccanico e un maglione bianco di lana con la scritta “C’est Non Non Non et Non” (“È no no no e no”). La medesima rivendicazione di ‘MeToo’, che significa che quando una donna dice no, vuole proprio dire no (anche se prima può aver detto “si”). Dagli zoccoli femministi ai cappelli da pirata, ai completi pantalone maschili con occhiali rossi da popstar, questa collezione ha raccontato di donne che si godono, anche in modo spudorato ed eclatante, la propria indipendenza, che si sono guadagnate a fatica, soprattutto i quel magico periodo del ’68, epoca delle loro madri e zie: quei meravigliosi anni Sessanta, celebrati nell’incantevole set creato da Alex de Betak. 
Un enorme collage fatto di copertine, ritagli, pagine di Vogue e Harper’s Bazaar; poster Girl Power e foto di immagini di proteste e battaglie femminili – in inglese, italiano e francese.

“Attenzione, parole libere”, in italiano; o “La Beauté est dans la rue”, “La bellezza è per le strade”, in francese; o più straordinariamente una foto di repertorio in bianco e nero estratta dagli archivi Dior, del 1966, che mostra un gruppo di giovani donne davanti a una boutique Dior con cartelli con scritte “Miniskirts Forever!” (“Minigonne per sempre!”) e “Dior Unfair to Mini Skirts!” (“Dior ingiusto con le minigonne!”). Un messaggio forte e chiaro, recepito da Dior a quei tempi, e che ha successivamente spinto il suo direttore artistico di allora, Marc Bohan a lanciare Miss Dior, linea di ready-to-wear innovativa e giovane, compiendo un passo rivoluzionario e radicale per la storia della casa francese di Haute Couture. La prossima generazione vuole cambiare e migliorare anche il proprio mondo”, ha dichiarato la Chiuri, osando anche maglioni con motivi antiatomici con la scritta “Ban the Bomb” e poncho da attivista di sinistra non proprio perfetti per i tradizionali clienti della Maison Dior. Ma la stilista italiana ha voluto lanciare un messaggio chiaro: indipendenza e rivoluzione.

Certo, non sono mancati gli outfit eterei tipici del marchio: oltre agli abiti in pelle d’agnello per donne determinate, non sono passati inosservati gli abiti rossi da flamenco in chiffon o i vestiti vittoriani in pizzo bianco vedo-non-vedo e, soprattutto, quelli 
lavorati all’uncinetto; deliziosi anche i capi dai ricami floreali, stretti in vita da grandi cinture di pelle con fibbie in ottone con la “D” maiuscola. Colonna sonora il repertorio di Kate Bush. “È la più potente musicista donna di tutte. Ecco perché è perfetta per questo défilé”, ha esternato il famoso DJ Michel Gaubert, che ha mixato insieme i vari brani. Maria Grazia Chiuri è uscita in passerella per salutare il pubblico in mezzo ad applausi scroscianti, immersa in una accoglienza rumorosa e calorosa. Assente il Patron di Dior, l’uomo più ricco di Francia, tale Bernard Arnault, ma la cosa è passata quasi inosservata, di fronte a tanta energia e positività tutte al femminile.