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By Lorenzo Sabatini
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Arianna Guerreri, designer meneghina, si è mossa sin da piccola nella Milano delle grandi sartorie. La madre ha sempre lavorato negli atelier di alta moda e da qui nasce la sua passione per l’abito. Dal 2006 vive in Maremma: dopo la moda in Toscana Arianna si è data nuovi orizzonti, scoprendo così l’arte orafa. Da questa nuova ed intensa passione nasce Largentaria, il suo nuovo progetto lavorativo. Arianna ha all’attivo edificanti esperienze lavorative presso nomi leggendari del made in Italy come Raffaella Curiel, Prada e Gucci. Il nome del suo brand è un divertissement: racchiude in sè parte del suo nome, parla del luogo in cui è nato (l’Argentario in Maremma, ndr) e della materia prima che utilizza (l’argento). Ed è proprio la terra di Maremma a influenzare le sue creazioni, con la sua fauna. Una bellezza composta di dettagli preziosi e accessibile soltanto a uno sguardo vigile, che sa cogliere l’essenza delle cose.

La tua storia si divide tra il capoluogo lombardo e la Maremma. Cosa ti hanno insegnato la prima e la seconda?

Sicuramente io ho trovato il mio equilibrio dal mix di entrambi i luoghi, Milano mi ha insegnato a vivere “smart”, a pensare velocemente, a cogliere tutti gli stimoli, a essere organizzata per destreggiarmi tra le tutte opportunità che offre e non perdermi tra le incombenze che dà. La Maremma mi ha regalato la tranquillità, il silenzio e la calma, lo smooth life, mi ha insegnato a prendere i miei tempi, a godere del tempo libero per dedicarlo sia me stessa che agli altri.

 

Qualche aneddoto della tua esperienza da Miuccia Prada?

Di aneddoti ce ne sono tanti, ma uno in particolare lo porto con me da allora: stavamo preparando la sfilata di Miu Miu quando portarono il prototipo di una borsa in pelliccia foderata di cotone. La Signora Miuccia la prese, la guardò e la rovesciò, portando all’esterno il cotone e lasciando la pelliccia al suo interno. Osservandola attentamente disse: “così è meglio, povera fuori e ricca dentro!”. Da subito mi sono riconosciuta in questa affermazione. Non amo ostentare ma amo esaltare la bellezza celata e dare risalto ai dettagli nascosti. Anche il progetto Largentaria si ispira a questo concetto, nobilitare ciò che ai più è nascosto, regalando una preziosità inaspettata a quello che solitamente non appare.

Il tuo designer preferito?

La mia formazione è avvenuta egli anni 90 durante il “boom” di Prada e Miu Miu. Da sempre Miuccia è stato il mio riferimento e lo è tutt’ora.

 

Come ti sei avvicinata al mondo del gioiello?

Quando ho conosciuto il mio compagno Alex Innocenti, oggi pilota motociclistico, lavorava come artigiano nel laboratorio orafo di Stefano de Robert. Mi affascinava il loro lavoro, con le mani creavano dal nulla gioielli meravigliosi, delle piccole opere d’arte, poco a poco mi sono appassionata dell’arte orafa.

 

Cosa ti ispira al momento?

Potendo finalmente esprimere tutto quello che ho assimilato in questi anni, al momento l’ispirazione la trovo dentro e intorno a me. È la fusione di anni di ricerca spasmodica del bello, dal fashion, alla tecnica, all’arte, l’architettura, design, cinema, e migliaia di altri input, con l’esperienza sensoriale dei profumi e i colori della terra in cui vivo.

Dove ti vedi tra dieci anni?

Dieci anni sono un lasso di tempo brevissimo, durante il quale possono succedere molte cose. Il tempo scorre veloce, a volte sembra immutabile, poi basta un solo evento e ti cambia la vita. La cosa importante è non restare fermi ad aspettare, saper cogliere ogni stimolo che la vita ti offre, prendere ogni sfida, ogni successo, ogni sconfitta nel modo giusto e cavalcare sempre la vita. Non lo so dove sarò tra dieci, tra radici ed ali non posso sapere quale luogo mi apparterrà.

 

Il tuo motto?

Non ho un motto vero e proprio ma una poesia di Quasimodo che amo particolarmente e che recita così “Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole. Ed è subito sera”.  Credo sia l’essenza del mio pensiero. Quel raggio di sole è meraviglioso, ma brevissimo. Quello che possiamo fare è vivere al meglio la vita che abbiamo, perché è troppo breve per essere sprecata.

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