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Cinema muto: l’acuta bellezza del silenzio
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By Pietro Rebosio
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L’incapacità di reagire alla noia devastatrice. Il tedio. Il grande male. Ambientato in una città qualsiasi si mescolano neri, ombre e fumi con l’insofferenza confusa e inspiegabile di una donna solitaria e disordinata. La storia raccontata ha origine nel simbolismo francese e si dirama nel contemporaneo silenzio di chi, forse, ha già vissuto tutto e ha ancora ben poco da dire.

In un unico piano scenico tutto è uno e l’uno è tutto. L’abito, il marmo, il porfido, il nero, la pelle, il tenue luccichio e un antico lampione sono gli elementi narranti. Senza tempo e senza spazio si avverte solo un rumore di tacchi tornare verso casa. Dopo una deludente serata, o un addio.

Questo non lo può sapere nessuno. Resta solo un po’ di asfalto lucido, qualche vecchia costruzione romanica. Chissà se è l’umore di una vittima o di un carnefice, o semplicemente una serata in cui delle parole hanno fatto male. O, forse niente di tutto questo. Forse non è proprio successo niente, nessun lamento, in realtà, nessun grido. Semplici sensazioni a casaccio. Nemmeno il malessere, ha trovato il suo spazio. Il tedio, invece, quello ha sempre la sua misura di vita.

Art director: Alessandro Nava
Style:
Pietro Rebosio
Video
: Gerti Ibra
Mua: Bianca Marzocchi
Model: Azjeb Mierghani