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Mi piace tanto riflettere ed accorgermi della relatività delle cose e dei concetti. Mi affascina come una disapprovazione possa diventare verità cambiando “semplicemente” il punto di vista. Sono le condizioni soggettive, temporali ed emotive che danno forma alle nostre care esigenze e anche se il Lusso non rientra tra quelle primarie, lo diventa per chi ne fa di questo una filosofia di vita.

Inizialmente la mia idea di Lusso poteva avvicinarsi molto a quella espressa in maniera incisiva dal perfettissimo Bruno Munari (1907-1998) grande artista e designer italiano che dominò la scena milanese nel dopoguerra. Anche io condividevo l’idea che «Il Lusso è una necessità per tanta gente che vuole avere una sensazione di dominio sugli altri […]» Il lusso – Bruno Munari. Da cosa nasce cosa, 1981 (dank K.), ma da quando iniziai a lavorare per Samuele Mazza ed ebbi l’opportunità di cominciare a capire il Lusso nella sua essenza e nelle sue forme, toccandolo anche con mano, mi resi conto che non è sempre così e che spesso si ha un’idea alterata, effimera e riduttiva.

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Samuele Mazza è un designer dalla personalità eclettica, sorprendente, è un vulcano di sapere, un visionario dai pensieri raffinati che non conosce limiti nel reinventarsi. Affiancandolo ogni giorno leggo in lui favole che prendono forma, poesie confidate al suo arredo. Nel suo lavoro ha fatto del Lusso un atteggiamento, quasi un principio, legato alla scelta diversa di un materiale, di un colore e di una finitura inusuale per realizzare un comodo “gioiello”. La vera essenza del lusso sta nelle emozioni che suscita la complicità di materiali preziosi combinati nella loro armonia. Questa preziosità a cui mi riferisco non è quella espressa dai costi, quanto dalla rarità di un materiale, dai tempi di realizzazione o dall’inusuale contestualizzazione. Lusso non vuol dire eccessivo, non vuol dire sfarzoso, non è un urlare alla società quanto si è ricchi; potrebbe essere anche questo ma ciò dipende dal gusto e dai fini di chi ne usufruisce. Come sostiene Samuele Mazza « il lusso ha ragione di esistere se esiste la qualità» e verso questo concept sono indirizzate le sue collezioni molto apprezzate dal mercato russo e dall’Estremo Oriente. Il Lusso è anche un arricchimento sensoriale, un colore in più ai pensieri ed un valore aggiunto alla bellezza di diverse realtà. Chanel diceva: «Il Lusso è una necessità. Là dove la necessità non esiste».

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Per questo la scelta minimalista non sempre interessa e non tutti ritrovano in esso quella “Vita piena di significati”. Non tutti devono ricorrere a spogliare, semplificare gli ambienti e le cose per trovarne la loro essenza, perché non tutti abbiamo la stessa storia, la stessa condizione e le stesse emozioni. Il minimalismo potrebbe sicuramente essere uno strumento che “serve” ad eliminare gli eccessi materiali della vita e che punta a focalizzarsi sull’essenziale, ma… aiuta realmente ad ottenere la felicità e quel senso di libertà? Penso che sia Libertà assecondare i propri impulsi sensoriali rispettando quelli altrui, avvicinare quel che più ci rappresenta e che rispecchi in maniera incondizionata la nostra personalità. Per questo credo fortemente che ogni architetto deve sapere ascoltare il desiderio del suo committente, proiettandolo con la chiave giusta nella piena armonia del reale. Deve saper interpretare le sue esigenze valorizzando gli aspetto che lo caratterizzano, altrimenti si corre il rischio di imporre un proprio sistema, un proprio metodo, una singolare concezione di spazio che potrebbe non rappresentare chi lo vivrà. Provate ad immaginare un mondo con meno eccessi, meno segreti, meno forme, meno diversità… Less is… more or boring? Come disse la direttrice di Vogue India «Per noi, il minimalismo è una perdita di opportunità».

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Arch. Alessandro Alessandrello