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“Nel mezzo del cammin di nostra vita ci ritrovammo sul canale di YouTube Il Mentalista, e incantati dalla sua Arte rimanemmo”.

Immaginate uno scrigno. Da questo scrigno centinaia di pagine da ricordare, enigmi matematici da risolvere, un Sudoku da comporre, il cubo di Rubik da completare e sentir declamare a memoria Canti della Divina Commedia, ma scelti dal pubblico. Semplice? Forse… ma provate voi a fare tutto questo, contemporaneamente! Impossibile? No, almeno non per Vanni De Luca una mente che compie veri e propri prodigi. Affascinati tutto ciò abbiamo contattato Vanni ed è nata una interessante chiacchierata.

Prodigi
dal 28 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018
Teatro Leonardo / via Andrea Maria Ampère, 1 – Milano
regia Davide Calabrese
con Vanni De Luca e Tiziano Grigioni

Per chi non avesse visto il tuo spettacolo, Prodigi, come lo presenteresti?

Prodigi è uno show in cui il pubblico viene catapultato indietro nel tempo, in un’epoca in cui i fenomeni suscitavano grande clamore. All’interno dello spettacolo racconto le storie di sei artisti dimenticati riproponendo le loro gesta. Nel giro di pochi minuti passo dal suonare la chitarra mentre cammino su di un letto di vetri, fino a giocare a scacchi bendato e a parlare e scrivere al contrario…

 

Mentre per chi non ti conoscesse come ti descriveresti?

Sono un ragazzo normalissimo, cresciuto nelle campagne del pavese. A diciott’anni mi stavo preparando per i campionati nazionali di judo ma un infortunio mi ha impedito di abbracciare quel sogno. Poi una sera, per puro caso, ho visto il Guinness dei Primati e ho scoperto il mnemonista Dominic O’Brien. Mi sono innamorato dell’arte della memoria e ho iniziato a investirci gran parte delle mie giornate.

 

Partendo dal tuo punto di forza che è la memoria, mi spieghi come hai fatto a dividerla in tre parti?

“Semplice” (dice lui!), allenamento. Di certo non facile. Ispirato dalle performance di multitasking di Harry Kahne – che era in grado di scrivere più frasi contemporaneamente su altrettante lavagne, tenendo i gessetti con le mani, i piedi e la bocca – ho ricucito il mio personale percorso di studio e ho lavorato per rendere indipendente un’azione da un’altra. Il mio lavoro è molto simile a quello di un musicista; ho semplicemente imparato a suonare il pianoforte celato nella mia mente e che fino a poco tempo fa non suonava meglio di qualunque altro.

 

Ho letto che sei capace di memorizzare una rivista, se poi ti dicono un numero di una pagina riesci a ripetere cosa c’è scritto. Potremmo dire che la tua memoria è fotografica?

Ciò che noi intendiamo come memoria fotografica in realtà sarebbe più opportuno chiamarla memoria visiva o eidetica. Difatti non siamo capaci di fotografare le informazioni, bensì di crearne una ricostruzione mentale. Più questa ricostruzione è seducente per la nostra mente, più questa ci aiuterà nel momento in cui vorremo ritrovare l’informazione tra le pieghe dei nostri ricordi. L’allenamento quotidiano consiste nel diventare abili a convertire mentalmente qualsiasi informazione ci capiti sotto gli occhi utilizzando strumenti di serie come la creatività e la fantasia.

 

È vero che conosci a memoria tutti i calendari dal 1582?

Il metodo che uso è relativamente antico e fu pubblicato da Lewis Carroll (sì, proprio lui!). Grazie a questo sistema è possibile utilizzare la propria memoria per scoprire il giorno della settimana di qualsiasi anno nella storia.

 

Aiuto! Ma quanto ti piacciono i numeri?

Adoro la matematica ricreativa, e l’arte della memoria inizia a dare le vere grandi soddisfazioni quando ci si dedica alla memorizzazione di lunghe serie numeriche o di mazzi di carte. La serie numerica 3681561 nella mia mente genera l’immagine del mio amico Marco che sta fotografando dei lacci di scarpe pucciati in una tazza di tè. Questa associazione volutamente stupida mi aiuta a fortificarne il ricordo. Tramite un metodo divulgato dal matematico tedesco Leibniz, è possibile riconvertire l’immagine nella serie numerica. A questo metodo ho dedicato un intero capitolo nel mio libro Una mente prodigiosa, appena uscito nelle librerie ed edito da Vallardi.

Tornando al tuo spettacolo, in scena il tuo stile è molto ironico. Quanto è importante la dimensione del gioco in Prodigi?

Il gioco è la chiave. A nessuno interessa vedere sul palcoscenico un fenomeno che tesse le lodi della propria memoria. Le decisioni del pubblico e i loro tentativi di rendermi la vita difficile sono il lievito madre dello spettacolo, quindi è fondamentale che tutto questo avvenga in una situazione rilassata e giocosa.

 

Quanto ami stupire?

È la mia benzina, altrimenti credo che non avrei mai scelto questo lavoro.

 

Mentre il pubblico quanto ama essere stupito?

Il pubblico adora ritrovare il suo bambino interiore e lasciarsi stupire. Questo può avvenire nelle grandi cose come in quelle piccole. L’idea che il mio spettacolo possa suscitare un’emozione tanto bella è davvero appagante.

 

A proposito di emozioni, cosa vorresti che il pubblico si portasse a casa dopo aver assistito a Prodigi?

L’idea che tutto quello che compio sul palcoscenico è perfettamente riproducibile. Basta semplicemente mettersi a capo chino sulla scrivania e studiare duramente.

 

Quante ore dedichi ad allenare la tua mente?

L’allenamento è frammentato in più momenti che cerco di rendere sempre divertenti e stimolanti. Mi capita di recitare la Divina Commedia mentre suono la chitarra o il pianoforte, ripassare il copione di Prodigi mentre lavo i piatti, oppure fare dei calcoli mentali mentre passeggio per le vie della mia amata Pavia. Mi basta accendere il tasto “Play” della mia mente e qualsiasi momento è buono per allenarmi. Dovessimo cronometrarmi, dalle 4 alle 6 ore al giorno di ripasso, che arrivano anche a 8 nei giorni di replica dello spettacolo.

 

Oltre ad allenare la mente ho letto che sei vegano (chi scrive è vegetariano da sempre), come la mettiamo con i tanti luoghi comuni che gravitano attorno a chi non mangia la carne?

Non sono un medico e quindi lungi da me fare affermazioni azzardate, ma da ex atleta posso dire di avere trovato il mio centro e i miei ispiratori: sono un grande fan dei lavori di Berrino, Mozzi e Longo, soprattutto sulla tematica della longevità. Da qualche anno a questa parte sento che la dieta vegana è quella che più ricalca il mio stile di vita: mi sento costantemente energico e privo di scomodi “abbiocchi” pomeridiani, e siccome il mio lavoro è al 99,99% mentale, godere di un livello di energia elevato aiuta moltissimo. Mi piace mettermi costantemente in discussione con preparatori e medici; le conversazioni che nascono sono estremamente stimolanti.

 

Concludendo l’importante è saper usare il cervello?

Oggi purtroppo demandiamo qualsiasi pendenza mentale a una memoria esterna, indebolendo tragicamente le nostre capacità mentali. Usare la propria mente significa connettersi prima con sé stessi e poi con il mondo attorno. Tutto questo è in grado di condurci all’interno del mondo della sensibilità, prima ancora che in quello della memoria.

 

Dopo le grandi abbuffate di Natale, Vanni De Luca vi accoglierà presso il Teatro Leonardo in un’ambientazione a metà tra uno studio medico e un salotto ottocentesco e vi racconterà vita, morte e Prodigi dei suoi maestri e predecessori. Uno spettacolo unico nel suo genere in cui il pubblico verrà catapultato indietro nel tempo, in un’epoca dove i fenomeni umani suscitavano grande clamore.