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25 Novembre 2020

25 novembre 1999

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite istituisce la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Dalle minacce e attacchi verbali alle aggressioni fisiche, dallo stalking allo stupro, la violenza sulle donne ha migliaia di forme e sfaccettature, in un abisso di buio in cui nessuna donna dovrebbe mai finire.

8 ottobre 2020

Nasce online Amlet_a, collettivo di attrici per raccogliere dati e così evidenziare, monitorare, esaminare le differenze di trattamento tra donne e uomini nel mondo dello spettacolo.

25 novembre 2020

Abbiamo contattato le due Fondatrici di Amlet_a, ma tantissime le attrici che danno vita a questo collettivo, Cinzia Spanò e Francesca Turrini per saperne di più. Amlet_a nasce con l’obiettivo di evidenziare e contrastare il divario di genere nel mondo dello spettacolo. Oltre al dato occupazionale, alle differenze salariali e alla quasi impossibilità per le donne di raggiungere posizioni apicali, Amlet_a si pone l’obiettivo di lavorare al contrasto sugli stereotipi presenti nelle narrazioni e nelle interpretazioni. Amlet_a inoltre ha al primo punto la tolleranza zero nei confronti della violenza.


Quali sono, secondo voi, gli ostacoli che impediscono il raggiungimento di una parità tra donne e uomini, specie a Teatro?

Le donne sono le più svantaggiate. In particolare in teatro l’offerta è ancora ferma al repertorio, quasi il 90% delle storie sono scritte e dirette da uomini. La maggior parte dei ruoli è maschile. Con conseguenze in primis sull’occupazione e poi a cascata su tutto il resto. Le donne inoltre non arrivano alle posizioni decisionali, non esistono direttrici donne ad esempio alla guida dei Teatri Nazionali d’Italia, quindi anche le scelte culturali sono decise sempre da uomini.


Quindi un’attrice oggi per andare in scena ha bisogno dei super poteri alla Wonder Woman?

Le donne fanno più fatica, sempre e in tutti i campi.

Molte amiche (anche attrici) mi raccontano di colloqui in cui le prime domande riguardano l’età o la volontà di avere figli oppure no, solo dopo arrivano le competenze o l’esperienza. Per questo motivo molte donne decidono di rimandare la volontà di mettere al mondo un figlio. Per un’attrice questo momento significa sacrificare la carriera?

Anche se le cose stanno cambiando la maternità non è tutelata adeguatamente nel nostro lavoro, e oltre alle tutele manca una mentalità che possa sostenere la donna in modo da permetterle di lavorare anche se ha avuto [email protected] [email protected] Ci vogliono più tutele e sostegno da parte della comunità.

Domanda scomoda… i problemi che ancora oggi ci sono in Italia, legati alla figura della donna, sono dovuti solo al modo di vederle degli uomini o anche da parte di loro stesse?

Fa tutto parte della stessa cultura. Il patriarcato permea il nostro mondo di conseguenza forma l’immaginario sia degli uomini che delle donne, che introiettano anch’esse modelli di pensiero e di riferimento maschilisti e misogini.

Vi faccio un esempio: “donna che lavora, cattiva madre”. Ma potrebbe anzi può anche essere l’opposto a prescindere dal contenuto: “donna che lavora, madre buona”. Cos’è lo stereotipo, oltre ad essere un esercizio di morte?

Lo stereotipo è una lettura semplice di cose complesse nel migliore dei casi. Un’etichetta data per svalutare e quindi permettere la costruzione di un mondo a uno e consumo degli oppressori nel peggiore.

Assodato che viviamo in un Paese dalla cultura maschilista e patriarcale, come possiamo abbattere questa situazione che porta, purtroppo, a perpetrare continue violenze contro le donne e non solo?

Su due piani. Uno è quello concreto: si deve intervenire con leggi, regolamenti e quote dove è necessario. L’altro è culturale. Nel piano culturale rientra anche il teatro.

Cinzia sei mai stata vittima di disparità sul lavoro, se sì quando e perché (se posso)?

Innumerevoli volte. E ho cominciato ad accorgermene solo di recente perché quando ero più giovane e meno consapevole non le vedevo neanche.

Qual è il vostro rapporto con i social? Mi spiego. Le donne che combattono in prima linea per i diritti femminili diventano a loro volta vittime dell’odio online. Ho letto che molte donne sono le principali vittime di tweet di odio: 326 mila dei 537mila tweet negativi nel biennio 2017-2018 sono contro le donne. Contro i migranti sono stati 73mila. Con Amlet_a avete riscontrato odio nei vostri confronti? Se si come la gestite, perché Voi avete le spalle belle larghe, ma molte donne non riescono a difendersi, soprattutto molte ragazzine prese di mira sui social.

Ci siamo messe insieme anche per poter gestire meglio il peso psicologico dell’esposizione. Gli attacchi per chi si occupa di questione di genere sono sempre violenti ma noi non ci spaventavamo quando portavamo avanti individualmente le nostre lotte, a maggior ragione adesso non ci fermerà più nessuno. I social inoltre possono essere uno strumento prezioso. Gran parte dell’attivismo oggi si fa sui social.

A proposito di ragazzine, l’Italia è al decimo posto tra gli Stati dove le bambine vivono meglio oggi (dati forniti da Save The Children). Ai primi posti ci sono esclusivamente Paesi nordici: cosa ci manca rispetto a loro?

L’Italia è un Paese arretrato. È ignorante e maschilista per tutta una serie di motivi che non stiamo qui ad elencare. Figura sempre in fondo alle classifiche del World Economic Forum che intrecciano vari dati numerici per l’elaborazione del gender gap. Ci manca consapevolezza e attenzione e azioni energiche e difficilmente ignorabili. È per questo che alcune cose da noi falliscono. Penso al #metoo che in Italia a differenza di molti altri Paesi ha avuto un’accoglienza più che tiepida.

Oggi è la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne e la data non è scelta a caso. È il ricordo di un brutale assassinio, avvenuto nel 1960 nella Repubblica Dominicana, ai tempi del dittatore Trujillo. Tre sorelle, di cognome Mirabal, considerate rivoluzionarie, furono torturate, massacrate, strangolate. Buttando i loro corpi in un burrone venne simulato un incidente. Non sempre, non ovunque, le cose sono cambiate da quel giorno: basti pensare alle bambine dell’India che quasi ogni giorno vengono stuprate e uccise, ma anche a casa nostra, dove la violenza contro le donne è spesso nascosta in ambito domestico, di questi giorni la notizia di minorenni (o appena maggiorenni) abusate sessualmente durante festini a base di sostanze stupefacenti… mi viene in mente il tuo bellissimo spettacolo Tutto quello che volevo di Cinzia Spanò, che racconta un’altra forma di violenza, più subdola.

Perché le donne ancora oggi hanno paura di denunciare?

Perché non sono sostenute dalle istituzioni e dalla comunità. Perché le narrazioni veicolano le informazioni in maniera scorretta praticando quella che viene chiamata vittimizzazione secondaria. C’è da cambiare tutto ma molte donne e molti uomini si stanno già muovendo.

Qual è il vostro rapporto con la Chiesa?

Non ho nessun rapporto con la Chiesa che ritengo, con le dovute differente, in gran parte responsabile della situazione in cui ci troviamo.

Potremmo scrivere pagine su pagine viste le tematiche da approfondire. Per adesso ringraziamo Cinzia e Francesca, felici di poter supportare le amiche di Amlet_a, collettivo nato per chiedere di liberare spazi in cui le donne possano esprimere i loro talenti, esercitare la loro creatività, le loro abilità, la loro intelligenza, e avere anche la possibilità di sbagliare, così com’è stato concesso agli uomini per millenni. Vorremmo ricordare a tutti, come suggeriscono Cinzia e Francesca, che la maggior parte delle persone sedute nelle nostre platee, la maggior parte del pubblico pagante sono donne, che hanno il diritto di vedersi rappresentate, e di vederlo fatto attraverso storie che le raccontino in maniera equilibrata e non stereotipata:

“l’immagine femminile con cui l’uomo ha interpretato la donna è stata una sua invenzione”

Possiamo dire che Amlet_a è nata da tanto tempo e in tanti luoghi, Semplicemente oggi hanno deciso di darle un nome.

 

“La donna è uscita dalla costola dell’uomo, non dai piedi perché dovesse essere pestata, né dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale…un po’ più in basso del braccio per essere protetta e dal lato del cuore per essere Amata.”

William Shakespeare