More with less
27 Marzo 2017
Copeland, ballerina da American Ballet
27 Marzo 2017

By Antonino Pezzo
27 Marzo 2017

Si celebra oggi uno dei pilastri della nostra vita, tra quelli più efficaci in grado di darle un forte tono: il Teatro. È esattamente per questo che nel 1961, su proposta dello scrittore finlandese Arvi Kivimaa, è stata istituita la Giornata Mondiale del Teatro, durante la quale una personalità artistica di rilievo, conosciuta anche per le sue qualità di cuore e di spirito, condivide con il pubblico personali riflessioni sul Teatro e sulla pace tra i popoli. Tra i grandi che in passato hanno dato lustro alla giornata troviamo Pablo Neruda, Arthur Miller, Dario Fo e Luchino Visconti.

Vivere senza teatro, come nel caso di altri templi dove viene prodotta l’arte, sarebbe impossibile. Ascoltare storie, guardare interazioni fra gli umani, gustare balletti o concerti è componente essenziale per emozionarci, stupirci, ridere e piangere. Ci serve a vivere.

Una vita fatta solo di oggettività e ordine diventerebbe triste e meccanica. Noi abbiamo bisogno di sognare, di capire che non siamo esseri onnipotenti, di andare oltre le cose visibili varcando ogni limite mentale su cui la nostra intera esistenza si fonda.

« […] Venne accettato, che i miei sforzi dovevano indirizzarsi a persone e personaggi sovrannaturali, o anche romanzati, e a trasferire dalla nostra intima natura un interesse umano e una parvenza di verità sufficiente a procurare per queste ombre dell’immaginazione quella volontaria sospensione del dubbio momentanea, che costituisce la fede poetica. » erano le parole del filosofo inglese Coleridge.

Se la sospensione dell’incredulità non esistesse, se non fossimo capaci di sospendere davvero le nostre facoltà critiche su un’opera, sprofonderemmo in chissà quale grigia dimensione. Probabilmente non saremmo felici.