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Non lasciamoci separare dalla paura

… c’eravamo lasciati con questo articolo e a distanza di un anno ci siamo, lo spettacolo L’Età dell’horror di Riccardo Buscarini ha visto la luce (16 e 17 novembre 2017) andando in scena al PimOff di Milano, che ha creduto fin da subito in questo progetto mettendo a disposizione del coreografo piacentino lo spazio sperimentale gestito da Maria Pietroleonardo.

Noi di StarsSystem c’eravamo anche questa volta. L’Età dell’horror è uno spettacolo di danza moderna dove ci si tiene costantemente per mano, senza avere paura. Lo spazio scenico è rimasto invariato, ossia vuoto e abitato solo da due corpi maschili. La novità è che non c’è più l’inglese Andrew Gardiner ma due danzatori spagnoli, Alberto Alfonso e Joahn Volmar. Fisicamente diversi da Andrew, molto più alti e longilineei e il perché di questo cambio ce lo racconta Riccardo durante una delle prove de L’età dell’horror in compagnia dei suoi danzatori. Cosi è nata questa piacevolissima video-intervista, al PimOff.

Chiudiamo questo articolo con una, anzi due belle notizie. Si parla del  Premio Golden Mask, prestigioso riconoscimento istituto nel 1994 (equivalente al David di Donatello) che viene conferito dal Theatre Union of Russian Federation alle migliori produzioni internazionali tra opere teatrali, balletto, lirica, danza moderna, musical e teatro di figura.

Ebbene Riccardo Buscarini ha voluto condivide in anteprima con noi di StarsSystem la notizia della sua doppia nomination come Best Choreographer e per il suo lavoro Silk. Potremmo dire uno dei pochi, se non l’unico, coreografo italiano a ricevere una nomination, in questo caso ben due. In attesa della cerimonia, che si svolgerà il 15 Aprile 2018 al Teatro Bolsoi di Mosca (non è ancora ufficiale la sede della premiazione), oltre ad incrociare le dita per Riccardo, ascoltiamo il suo consiglio e lasciamo che la bellezza del movimento ci prenda per mano. Noi ‘virtualmente’ resteremo attaccati ai talenti delle scene contemporanee, come Riccardo Buscarini, perché noi non abbiamo paura di osare e di puntare sugli artisti vincenti.