Quando post-classico e moda si uniscono – Michelangelo Pistoletto torna a Milano

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Il 21 settembre 2016 prenderà avvio la Fashion Week Milano Moda Donna e la città si prepara ad accogliere stilisti, modelle, fotografi, fashion addected e curiosi provenienti da ogni parte del mondo. Nell’aria fervono i preparativi di eventi, sfilate e presentazioni, perché si sa, ognuno vuole catturare l’attenzione di più persone possibili durante questa importante vetrina internazionale.

Nei prossimi giorni le location saranno il luogo dei più disparati party privati, le strade si prepareranno a venir chiuse e ad essere invase da persone e i fotografi faranno a gara a scattare le foto dei look più stravaganti.

Ma a Milano durante la Fashion Week non si parla solo di moda. O meglio, nonostante la grande capacità dei brand di far notizia, anche la moda ha bisogno di aiuto.

Perché se la moda è fondamentale, saperla raccontare a volte lo è ancora di più.
Ed è proprio per questo motivo che a Milano si prepara a tornare uno degli artisti post-classici più importanti nel panorama italiano ed internazionale. Un artista che ha nel racconto la sua arma vincente, e che già in passato è arrivato a Milano riuscendo, ogni volta, anche in mezzo alle tantissime cose che caratterizzano questa città, a stupire e a catturare l’attenzione della gente.

Lui è Michelangelo Pistoletto, artista nato a Biella nel 1933, considerato uno degli artisti postclassici più influenti nel panorama italiano ed internazionale e diventato, negli anni, uno dei maggiori esponenti dell’Arte povera.

Ma cosa si intende per Arte povera? L’Arte povera viene consacrata nel 1969 in seguito alla mostra When Attitudes Become Form curata da Szeeman presso la Kunsthalle di Berna e successivamente in seguito all’uscita del volume Arte Povera scritto dal critico Germano Celant.

Per Arte povera si intende l’arte in polemica con il tradizionale concetto stesso di arte, del quale rifiuta supporti e tecniche. Gli artisti di questo movimento utilizzano i cosiddetti materiali poveri e preferiscono le installazioni alle opere classiche.

Avete mai visto, passando per piazza Duomo o davanti alla Stazione centrale, a Milano, una mela? Si, avete letto bene, una mela. Una mela cucita, risanata, in una scala sproporzionata rispetto al contesto in cui si trovava? Oppure, avete mai sentito parlare di Terzo Paradiso?
Come se il paradiso stesso non bastasse, come se era necessario superarlo, creando qualcosa di ancora migliore. O ancora, vi siete mai riflessi in pareti piene di specchi, vedendovi moltiplicati, deformati, mostrati o vi siete mai imbattuti in una Venere che invece che nascere da una conchiglia, aveva ai suoi piedi montagne di stracci?

Ecco, questi sono solo alcuni esempi delle opere di questo artista indescrivibile, che ora, proprio il 21 settembre, tornerà a Milano ed esporrà per la prima volta negli spazi del Fashion Hub della Camera Nazionale della Moda Italiana, una delle sue opere più note: “Prima scena – la presentazione” del 2009. Si tratta dell’opera fondatrice del progetto Cittadellarte Fashion B.E.S.T. che nasce dall’unione di arte intesa come emblema di responsabilità sociale e moda in un’accezione etica e sostenibile.

Guardatela attentamente quindi. In quest’opera, uno dei suoi famosi quadri specchiati, c’è un chiaro riferimento all’ Ultima Cena di Leonardo. Ma questa volta, al posto di Gesù e degli apostoli, vi sono l’artista stesso, la direttrice di Vogue Italia Franca Sozzani e altri artigiani e protagonisti del mondo della moda. Perché la moda, non è mai solo moda, ma fa parte di ognuno di noi e ci può raccontare molte storie, se solo imparassimo a guardarla anche da altre prospettive.