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By Luca Forlani
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In un futuro non troppo lontano saremo costretti a scappare su Marte. È quello che racconta ironicamente “Fuga da Via Pigafetta”, in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 28 gennaio. Paolo Hendel, alla sua prima commedia, racconta: «Abbiamo immaginato un futuro prossimo, il 2080, in cui la Terra è diventata invivibile a causa dell’inquinamento e dei conseguenti stravolgimenti climatici. Inizia la colonizzazione di Marte. Il tutto viene raccontato attraverso la vita di un padre e di sua figlia che, terminati gli studi, ha trovato lavoro sul Pianeta Rosso. Quando si dice “la fuga dei cervelli!”». Lo spettacolo rappresenta anche la prima collaborazione con Gioele Dix, che oltre ad aver collaborato alla scrittura del testo, ne firma la regia. «Gioele Dix è un regista di grande sensibilità, attento e meticoloso ed è un meraviglioso compagno di giochi», spiega il protagonista. Alla scrittura ha partecipato anche il giovane drammaturgo Marco Vicari. Il protagonista si chiama Nestlè, immaginando che nel 2080 ci sarà la consuetudine di rinunciare al proprio nome per venderlo a uno sponsor. L’unica a non essere “brandizzata” è la figlia di Nestlè; la madre voleva chiamarla Robiola Osella, invece alla fine hanno optato per Carlotta. Nestlè, nel suo piccolo monolocale, oltre che con la figlia dialoga con il suo computer domestico, un alter ego elettronico che non ha debolezze umane.

Il computer è più simile a una suocera rompiscatole ed è motivo di continui battibecchi. Nell’appartamento del protagonista si assiste a una presenza diffusa di elettrodomestici intelligenti. Polemico e nostalgico, l’uomo ha ridotto al minimo le proprie relazioni umane, convinto che l’unica forma di sopravvivenza sia l’isolamento. Finché nella sua vita irrompe Carlotta per dargli la strampalata notizia. «La presenza in scena di una brava attrice, fresca e spontanea come Matilde Pietrangelo è un elemento fondamentale di arricchimento che dà vivacità allo spettacolo rafforzando il meccanismo comico tra padre e figlia», sottolinea Hendel. Nello spettacolo non si assiste a una critica sulla presenza preponderante nella nostra vita dei dispositivi tecnologici, «tutto viene giocato sul dubbio». La tecnologia e internet rappresentano dei grandissimi strumenti di conoscenza. In alcuni casi possono anche salvare la vita. Se fosse esistito il cellulare ai tempi di Romeo e Giulietta avremmo evitato la tragedia: «Ciao Romy, sono Giulietta, prendo un Tavor e faccio finta di essere morta, non fare cazzate. Ci vediamo domani all’autogrill di Verona est»», scherza il protagonista. Il quale sottolinea che «il gioco comico non porta mai a delle risposte precise. Le risposte spettano alla buona politica. Possiamo fare in modo che il pubblico si ponga delle domande, e che attraverso lo spettacolo si rifletta. Con una bella risata si riflette pure meglio».

Raccontare una realtà negativa con leggerezza per esorcizzarla. Di questo si occupa la grande comicità di cui Hendel è un ottimo rappresentante. Un teatro leggero che dà spunti di riflessione e fa cultura, come evidenzia l’attore protagonista: «Qualcuno ha detto: “con la cultura non si mangia!” ma oltre a essere una frase infelice, è una frase sbagliata. In realtà il teatro dà da mangiare. Investire nella cultura può produrre ricchezza; nelle parti del mondo dove la cultura viene sostenuta si ottengono risultati importanti da un punto di vista economico». Fuga da Via Pigafetta sembra essere un’ottima occasione per divertirsi e vedere bravi artisti sul palcoscenico ma anche per interrogarsi sul futuro della nostra società. Prima che sia troppo tardi e che la “fuga su Marte” diventi d’obbligo.