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Croce e delizia al cor, ovvero i due volti de’ La traviata di Valentino.

Due volti perchè il giudizio non può che essere bivalente. Perchè è inevitabile per chi ama l’opera e in particolare la Traviata rimanere allo stesso tempo entusiasta e almeno un po’ deluso.
Facciamo un veloce résumé: La Traviata è un’opera in tre atti scritta da Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave e tratto dalla “Signora delle camelie” di Dumas figlio . Il teatro La Fenice di Venezia ospitò la prima il 6 marzo del 1853.
Si tratta di un dramma borghese, di una vicenda contemporanea, di una storia vera, almeno nell’ispirazione, quella di Madame Duplessis; la trama si svolge in modo agile, in primo piano ci sono i sentimenti dei personaggi, per la prima volta senza la necessità di inserirsi in pomposi sfondi storici. La figura dell’eroina perseguitata dalla sorte, debole e socialmente emarginata è il fulcro della trama ed anticipa quello che sarà il tema dei veristi di fine Ottocento. Quella di Violetta è una nuova forma di eroismo, l’ eroismo privato di una donna dai costumi corrotti che spera, con l’amore, di uscire dal ruolo di cortigiana in cui la società l’ha confinata; e riesce nel suo intento finchè quella stessa società, con il suo moralismo perbenista e la sua ipocrisia, la obbliga a tornare alla sua condizione di emarginazione. La morte è il prezzo che Violetta paga per salvare l’onore di una famiglia rispettabile che l’ha respinta e costretta ad allontanarsi, ma che alla fine si pente di averla condannata ad un’esistenza grama, anche se ormai è troppo tardi.

Nel maggio del 1955 al teatro Alla Scala va in scena una delle più mirabolanti edizioni della storia.
La regia è di Luchino Visconti, la direzione d’orchestra è affidata a Carlo Maria Giulini, Maria Callas è Violetta, Giuseppe Di Stefano è Alfredo, Ettore Bastiani è Germont , i costumi sono di Lila de Nobili, cuciti dalla sartoria Tirelli, le scene sono di Nicola Benois.

A questo punto ritorniamo al maggio del 2016 e alla tanto annunciata Traviata di Valentino.
Nata appunto da un’idea di Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti con la collaborazione del teatro dell’opera di Roma, questa eccezionale edizione si avvale di un gruppo di professionisti di chiara fama

La regia è di Sofia Coppola, che si misura per la prima volta con la regia operistica.
I costumi sono di Valentino Garavani in persona per Violetta, cuciti dalle mani sapienti delle sarte della couture della Maison Valentino, mentre di Maria Grazia Chiuri e Piepaolo Piccioli sono tutti gli altri costumi in collaborazione con la sartoria del teatro dell’opera.
Le scene sono di Nathan Crowley, londinese, acclamato scenografo cinematografico.
Sul podio il maestro Jader Bignamini giovane e carismatico direttore cremasco, che ha diretto l’orchestra Verdi e che con il festival Verdi ha un rapporto intenso.
Francesca Dotto è Violetta, Antonio Poli è Alfredo, Roberto Frontali è Germont..

Si apre il sipario è in primo piano campeggia una lunga scala bianca dalla quale, durante l’ouverture, scende Violetta, la scena è magnifica , e l’abito nero luccicante con un lunghissimo strascico di volant color ottanio è grandioso.

Il canto nel primo atto è incerto, che peccato; ma migliora nel secondo atto, nel quale spicca il bravissimo baritono che impersona Germont. Il terzo atto è anche migliore del secondo.
La regia è accurata, ma da Sofia Coppola forse ci si aspettava qualcosa di meno didascalico. La regista di Marie Antoinette aveva dichiarato che il suo approccio sarebbe stato classico, ispirato a quell’edizione del ’55 di Visconti, ma il risultato è una regia perfettissima in cui la firma della Signora Coppola non si nota affatto.
E’ superfluo dire che gli abiti disegnati dal Maestro Valentino sono degni di lui e della sua fama.

Alla fine dei conti è stata una eccellente operazione.
Eccellente è stato il lavoro del nuovo soprintendente Carlo Fuortes e non solo per la Traviata ma per aver organizzato una stagione di altissimo livello.
Eccellente l’idea di Valentino e Giammetti, che hanno messo al servizio della città eterna le loro amicizie e la loro sensibilità, e hanno organizzato una Traviata che ha avuto un’eco internazionale.
Eccellente la disponibilità e il coraggio di Sofia Coppola nel cimentarsi per la prima volta in una regia così complicata come quella della Traviata.

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Ma in tutta questa perfezione, in tutto questo glamour sfrenato, che ha visto Roma impegnata in pranzi di Gala del giorno prima , party del dopo opera, anteprime mondane e prime sold out una cosa è mancata.
E’ mancato il dramma, il patos, è mancato lo struggimento di Violetta Valery, la disperazione di Alfredo, il rimorso di Germont, lo sgomento della società. La perfezione stilistica ha spazzato via i sentimenti, e questa Traviata che aveva tutte le premesse per essere mirabolante come quella del ’55 è stata soltanto bella.

Carlo Spallino Centonze