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By Luca Forlani
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La cronaca e le (sacrosante) battaglie civili irrompono sul palcoscenico. Il 13 marzo, al Teatro Argentina di Roma, all’interno della dodicesima rassegna internazionale di drammaturgia contemporanea In Altre Parole, verrà presentato per la prima volta in Italia l’intenso testo catalano La Rondine, scritto da Guillem Clua.

A dar voce ai due protagonisti della storia saranno Lucia Sardo, indimenticabile interprete di Felicia Impastato nel film I cento passi, e l’attore siciliano Luigi Tabita, visto in tante serie tv di successo come Il giovane Montalbano, diretti da Francesco Randazzo.

“Cos’è che ci rende umani? Di tutto quel che siamo e che facciamo, cosa credi definisca realmente la nostra umanità?”: è questo l’interrogativo che percorre la spina dorsale de La Rondine.

La Rondine è un testo potente ma allo stesso tempo delicato, che mette in scena l’incontro/scontro tra una madre che ha perso il suo unico figlio in un attentato e il compagno del figlio che con un sotterfugio riesce a entrare nella vita e nell’intimità della donna”, spiega il regista. Il testo nasce ispirandosi all’attacco terroristico avvenuto il 26 giugno del 2016 al bar gay Pulse di Orlando (USA), causando la morte di quarantanove persone.

Nel testo riecheggiano anche gli attentati di Parigi, Nizza, Barcellona. “È un testo emozionante e inquietante dal sapore almodovariano, non a caso il Maestro vorrebbe farci un film. Ha una struttura fluida che muta continuamente con colpi di scena”, sottolinea l’attore protagonista. Un dialogo che diventa un duello serrato tra il dolore di una madre e quello di un fidanzato. I due contrappongono l’una all’altro il loro amore per il ragazzo scomparso. L’amore non è una gara e non ammette contrapposizioni di alcun tipo. Così la madre, attraverso un doloroso e duro percorso di consapevolezza, potrà ritrovare in quel giovane qualcuno che, soffrendo la stessa enorme perdita, sarà capace di confortare la propria solitudine, standole vicino, abbracciandola come suo figlio non può fare più.

Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile di Catania, nella prossima stagione girerà tutti i maggiori teatri italiani. “Un testo che parla di amore e di odio, dell’incapacità di dire “ti voglio bene” e di accettare l’altro con le sue differenze .Oggi più che mai si preferisce semplificare, etichettando le persone e i rapporti, per evitare di porci delle domande che potrebbero generare una crisi. Ed è quello che accadrà ai due protagonisti Marta e Matteo”, aggiunge Tabita.

Uno spettacolo necessario che invita a riflettere per tentare di comprendere l’assurdità dell’orrore, le conseguenze dell’odio – di qualsiasi natura esso sia – e la fragilità dell’amore nei rapporti umani.

“Questa storia ci dice quanto sia importante non solo l’amare, ma anche e soprattutto la sincerità, l’accettazione dell’altro nella sua verità, e che questa è l’essenza pura dell’amore. In questi tempi che vedono, accanto a progressi sempre più diffusi di riconoscimento di diritti civili finalmente raggiunti, rigurgiti di oscurantismo e violente negazioni, è molto importante mettere in scena spettacoli come questo”, precisa Randazzo.

Davanti ad attacchi di questo tipo, tutti siamo vittime e tutti ci troviamo allo stesso bivio: odio o amore. Il nostro futuro dipende da questa scelta. E spettacoli come questo possono renderci catarticamente delle persone, e di conseguenza dei cittadini, migliori.