“La febbre del sabato sera” incanta Roma

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By Fabrizio Imas

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Un trionfo annunciato. A quarant’anni dall’uscita del film “The saturday night fever” Claudio Insegno porta in scena al Teatro Olimpico di Roma lo spettacolo “La febbre del sabato sera”, che dopo il grandissimo successo riscosso a Milano approda nella capitale per una serie di spettacoli che durerà fino al 19 febbraio.

Sembra ieri quando tutti sognavamo di essere Tony Manero, ma se pensate che sia una spettacolo solo per nostalgici o fan della prima ora vi sbagliate di grosso, visto che la direzione artistica a ricreato alla perfezione le atmosfere del film avvicinandole ai gusti contemporanei: vedere per credere!

Ho incontrato nel backstage pochi minuti prima dello spettacolo Claudio Insegno e Giuseppe Verzicco, che nel musical veste i panni di Tony Manero.

Da dove è nata la voglia di riproporre in questa chiave di lettura “La febbre del sabato sera”?

Piu’ che la voglia è stata un’esigenza nata subito dopo dopo aver prodotto lo scorso anno con Lorenzo Vitali “Jersey Boys”: un piccolo gioiello, che può sembrare molto pesante e molto leggero allo stesso tempo. Essendo io del ’65 ho vissuto in pieno l’uscita del musical “La febbre del sabato sera” nel 1977, quindi mi è sembrato naturale proporlo al pubblico in chiave attuale. Abbiamo ricreato una scenografia diversa, abbiamo messo il led wall, l’orchestra dal vivo e ventuno attori bravissimi che cantano e ballano e recitano. Tra le altre cose ci arrivò un copione che s’intitolava “The new saturday night fever” con tre canzoni in aggiunta a quelle dei Bee Gees, e qualche altro accorgimento. Di base però la disco ball c’è e l’abito bianco anche.

 

Quindi è una versione nuova che non è mai andata in scena?

Esattamente. Non so se sia un bene o un male, ma non avevamo un metro di paragone essendo noi i primi a creare lo spettacolo.

 

Scegliere Tony Manero è stata dura?

Innanzitutto Giuseppe Verzicco è alto! E poi trovare uno che sapesse cantare e ballare con quelle caratteristiche fisiche specifiche, non era facile e la cerchia si restringeva. Lui si era già portato a casa il John Travolta di Grease, quindi abbiamo provato e si è rivelato la scelta migliore.

Giuseppe, a questo punto dicci: come ti sei preparato per questa parte?

Guarda, dopo tanta attesa, un’opportunità come questa non potevo davvero farmela scappare. Anche perchè ho dovuto affrontare una trafila infinita di provini e audizioni. Sono davvero felice di come stia andando lo spettacolo – ci speravo ma ovviamente non potevo saperlo. Ultimamente sono stato fortunato: le rappresentazioni alle quali ho partecipato sono andate benissimo, una cosa non scontato di questi tempi.

La gente mi dice che il teatro è in crisi, ed è vero, ma io con Grease ho visto delle platee stracolme: si tratta di evergreen, la gente non se ne stancherà mai.
Anche perché in quegli anni le uscite di questi film erano davvero degli eventi, basti pensare al party dello Studio 54 a New York per l’uscita di Grease con un allestimento cinematografico che ricreava esattamente il set del film partendo dagli armadietti all’ingresso proprio come a scuola.

Da tenere sottocchio i quattro baroni di Tony, tra cui riconosciamo il bravissimo ed esilarante Francesco Lappano, che porta la sua ironia in scena supportando il personaggio principale.