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I Guinea Pigs si formano artisticamente nel 2014, a Milano. La compagnia è costituita da giovani diplomati in alcune tra le migliori scuole di teatro italiane: Letizia Bravi, Marco De Francesca, Francesco Martucci, Federico Meccoli, attori; Riccardo Mallus, regista; Giulia Tollis, drammaturga; Gianluca Agostini, sound designer; Betti Rollo, danzatrice e coreografa. Nel 2017, in collaborazione con il Teatro Out Off di Milano, i Guinea Pigs vincono il Bando S.I.A.E. Sillumina – copia privata per i giovani, per la cultura per la produzione del loro nuovo spettacolo. Con questo progetto inaugurano un percorso di esplorazione della drammaturgia contemporanea italiana mettendo in scena il testo:

CASCA LA TERRA
fino al 23 dicembre 2017
Teatro Out Off / Via Mac Mahon, 16 – Milano
di Fabio Chiriatti e Giulia Tollis
regia di Riccardo Mallus
con Letizia Bravi, Marco De Francesca, Michele Di Giacomo e Irene Timpanaro

Come sempre noi di StarsSystem, affascinati sia dalla drammaturgia contemporanea che dai giovani talenti non potevamo non esserci. Siamo andati al Teatro Out Off a vedere Casca la Terra e subito dopo la visione dello spettacolo abbiamo incontrato quasi tutti i componenti della compagnia Guinea Pigs ed è nata la nostra prima videointervista collettiva.

Assente, ma giustificato, il regista Riccardo Mallus perché impegnato nella regia di un altro spettacolo, Il mercante di Venezia con Davide Lorenzo Palla in scena presso il Teatro Carcano. Non ci siamo fatti scoraggiare e il giorno dopo abbiamo contattato Riccardo.

Con la compagnia Guinea Pigs avete deciso di intraprendere un percorso verso la drammaturgia contemporanea, filosofia che sposiamo appieno. Cosa ti ha spinto verso il testo Casca la Terra?

Questo testo mi ha affascinato, fin dalla prima volta che Fabio me lo fece leggere, per il ritratto impietoso che propone delle generazioni dei ventenni e dei trentenni. All’interno di un mondo in cui i pilastri della società borghese sono completamente sgretolati, in cui la “famiglia” e il “lavoro” non sono presenti se non in forma lontana e residuale, i ventenni traducono la loro rabbia in attesa e speranza di distruzione futura e i trentenni rimangono avviluppati in una non-vita che non sanno abbandonare per paura della morte. È una visione spaventosa, ed è proprio questo spavento che mi ha spinto verso Casca la terra. Perché racconta, utilizzando gli strumenti della commedia, di un mondo distante dal nostro ma probabilmente molto più prossimo di quanto appare e perché costringe a prendere posizione, ad accettarlo o a rifiutarlo. Poi io con la regia ho cercato anche di lasciare allo spettatore la possibilità di intravedere un po’ di dolcezza, perché credo che in un mondo così sfibrato la gentilezza possa essere parte della cura.

 

Quant’è difficile fare oggi regia con un testo di un giovane drammaturgo?

Molto. La drammaturgia contemporanea è nel pieno di un momento evolutivo. Va alla ricerca di forme che trascendano dalle tradizionali regole teatrali: propone personaggi, situazioni, strutture, plot, racconti e ambientazioni che mettono a dura prova le capacità e le possibilità dell’attuale grammatica registica; di conseguenza anche la regia deve cercare di evolvere. Ora, è chiaro che per evolvere artisticamente si debba procedere per tentativi, e come ogni tentativo contenga una probabilità di errore. Io amo gli errori artistici, perché rappresentano dei solidi mattoni su cui costruire il percorso. Perché solo dagli errori si possono trarre delle regole che siano personali, identitarie e oneste. È anche vero però che, nel mettere in scena un testo di drammaturgia contemporanea, la regia si trova a metà strada tra l’autore ed il pubblico, e deve tutelare entrambi. Ovvero la regia non può indugiare nei propri errori o rischia di fare un cattivo servizio a pubblico e testo. È allora questa la sfida per me più interessante: trovare un equilibrio che permetta al pubblico di fruire dello spettacolo senza perdersi, alla drammaturgia di avere una vita scenica forte e comunicativa e alla regia la libertà di permettersi quegli errori senza la quale sarebbe senz’anima.

 

Casca la Terra è scritto con battute brevi e veloci. Quant’è importante la parola in un tuo spettacolo?

Dipende dal tipo di operazione artistica e registica. In questo caso la parola è molto importante, ma trova spazio e forza anche grazie alla composizione estetica e visiva curata da Stefano Zullo. I due linguaggi, visivo e verbale, si compenetrano a vicenda, anche se ad un primo sguardo non è evidente. Per esempio: l’ossessione di Jona per gli uccelli che lo tormentano cinguettando di continuo diventa ancora più inquietante grazie alla grande vetrata che domina tutta la scena e che separa il mondo dentro dal mondo fuori. I due elementi si rafforzano ed arrivano a dialogare tra loro. In altri casi però può capitare che affidi totalmente il nucleo dello spettacolo a forme artistiche non verbali. Ad agosto 2017 abbiamo debuttato al Festival Castel dei Mondi con Il Futuro è una Trappola?: qui il linguaggio principale è la danza, e la parola rappresenta una sorta di tessuto poetico che incornicia la performance in atmosfere emotive e suggestioni liriche. In altri spettacoli ancora la parola è invece quasi l’unico strumento che hanno gli attori. In Atti di Guerra, il primo spettacolo dei Guinea Pigs scritto da Giulia Tollis, in scena ci sono solo quattro attori-perfomer, un microfono e un piccolo faro teatrale; e tutto è affidato a loro e alla parola. In definitiva non ho un modus operandi sempre uguale, mi piace spaziare e sperimentare, e la fortuna di lavorare con una realtà come Guinea Pigs, che fa della molteplicità dei progetti e dei linguaggi la sua cifra identitaria, è proprio questa: la libertà dalle forme che molto spesso ci auto-imponiamo per essere riconoscibili.

 

La musica?

Qui il discorso è diverso. Non riesco a immaginare uno spettacolo senza composizione sonora: per me è fondamentale. All’interno della compagnia abbiamo, per mia fortuna, Gianluca Agostini: compositore e sound designer pieno di spirito, talento ed intuito. Le mie regie con Guinea Pigs sono sempre fortemente innestate con le sue composizioni, alle quali posso affidare funzioni anche molto diverse: il racconto dell’interiorità dei personaggi, o del mondo esterno, o ancora la creazione di una cornice di riferimenti con i quali giocare col pubblico. Il suono è un elemento che contiene una quantità sterminata di possibilità se utilizzato con arte, ed è sempre parte integrante e fondante dell’impianto estetico e registico dei miei spettacoli.

 

A chi consiglieresti la visione dello spettacolo Casca la Terra?

A chi ha il coraggio di guardare in faccia le generazioni che dicono “senza futuro” per cercare invece un modo di costruirlo davvero, e magari insieme, questo futuro.

Noi di StarsSystem il coraggio di guardare in faccia le nuove generazioni ce l’abbiamo e lo stiamo dimostrando in questi mesi evidenziando i giovani talenti del nostro Teatro perché, insieme a loro, vogliamo costruire un futuro migliore.