La Merda
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Micol Ronchi
9 Marzo 2016

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Giovanna Lomazzi, milanese, da anni scopritrice di talenti nel mondo dell’ Opera e Vice Presidente dell’associazione A.S.L.I.C.O. (Associazione Lirica e Concertistica Italiana).
L’ abbiamo incontrata nella sua casa milanese per un’ intervista rivelatasi ricca di consigli, pungenti osservazioni e aneddoti sulla sua storica amicizia con Maria Callas.

Signora Lomazzi, Lei è un punto di riferimento per tantissime persone che intraprendono la carriera di cantanti. Quali consigli darebbe ad un giovane per iniziare una carriera di successo e potersi affermare?

E’ molto difficile risponde a questa domanda perché i giovani che si presentano ai concorsi, o alle audizioni, sono tutti desiderosi di fare carriera. Alcuni vale la pena di aiutarli, dare loro consigli, ad altri va dato invece il consiglio di ritirarsi, poiché non c’è peggior cosa di quei cantanti mancati che si ostinano a fare audizioni e a presentarsi ovunque. Va loro spiegato che non riusciranno mai a fare qualcosa di concreto quindi è meglio, come dicono in Francia, “décourager les art”.
Detto questo, le strade principali per farsi notare sono sicuramente i concorsi, e sicuramente quelli di un certo livello poiché l’ Italia ne è piena, ma pochi hanno finalità interessanti; per esempio il concorso di Salice Terme il “Salice d’ Oro” che io presiedo, è interessante poiché ho fatto in modo che la commissione, formata soltanto da sei direttori di teatri italiani e stranieri, s’impegni, laddove ritenuto opportuno, a mandare i vincitori del concorso nei teatri da loro diretti per audizioni, o per un ruolo in una determinata opera, cosicché si apra ai vincitori la possibilità di affermarsi concretamente in teatri importanti anche fuori dall’Italia.

Una volta si diceva che per fare il cantante d’ opera occorrevano le famose 3 V (voce, voce, voce), oggi le cose sono cambiate?

In un certo senso sì, le cose sono cambiate. La voce è sempre un elemento dal quale non si può transigere, però ci vuole anche altro: cultura, preparazione, uno studio approfondito della storia e della cultura della lirica poiché, avendo sentito tanti, tantissimi cantanti di varie generazioni, di varie culture mi sono resa conto di come sia cambiato il tutto. Per farle un esempio, negli anni Cinquanta del secolo scorso i cantanti magari non sapevano neanche la storia dell’opera che affrontavano o chi fossero gli altri personaggi in scena, sapevano solo le note che dovevano cantare e si affidavano solo ed esclusivamente alla propria voce. In anni passati, mi è capitato di avere ai concorsi cantanti che non sapevano la storia della Tosca di Puccini! Questo è inaccettabile per una persona che vuole intraprendere una carriera, e ormai non si transige più; infatti i cantanti sono molto più acculturati, vengono quasi tutti da un’ accademia, molti sono anche diplomati in uno strumento. Attenzione, questo non significa che siano migliorate le voci, ma è migliorato il loro livello culturale, poi la voce è un dono di Dio, se ce l’ hanno bene altrimenti si affideranno più all’interpretazione e, soprattutto alla recitazione, altro punto al quale oggi viene dato molto rilievo e che passava in secondo piano anni fa.

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Lei non si ferma mai, spesso è presidente di concorsi internazionali e promotrice di eventi musicali importanti. Quali sono i suoi prossimi impegni?

Dunque, sono appena tornata dal Cile dove ho partecipato al Festival di “Laguna magica”, nel quale ho trovato buone voci. Il problema per i giovani dei paesi sud americani è essenzialmente la distanza. Purtroppo i viaggi per l’Italia sono molto costosi, e solitamente i partecipanti sono tutti di famiglie poco agiate. Per esempio, il tenore argentino che ha vinto l’ultima edizione è molto bravo, e sono convinta che se venisse qui potrebbe fare carriera, ma dovrebbe avere la possibilità di pagarsi il viaggio, mantenersi per qualche mese per affrontare audizioni con gli agenti e poi, nel caso le audizioni andassero bene, iniziare la carriera. Ma tutto questo costerebbe molti soldi. Sarebbe quindi auspicabile la figura del “promotore”, che una volta aiutava e sponsorizzava i giovani cantanti talentuosi. Successe a Renata Tebaldi ad esempio, che era una ragazzotta di paese che agli inizi è stata aiutata da un agente che l’ ha sostenuta, mantenuta per un po’ di tempo fino a quando è “scoppiata” ed è diventata la grande cantante che tutti conosciamo. Ma purtroppo queste figure non esistono più, anzi ci sono troppi agenti “interessati” che cercano di approfittarsi e spremere il più possibile dai giovani cantanti, per poi scaricarli appena si rendono conto che non potranno più essergli utili. Rimangono pochi gli agenti seri che possono davvero far lavorare un cantante. Tornando a me, i miei prossimi impegni sono: il concorso “Andrea Chenier“di Foggia, nato da poco ma che sta diventando via via sempre più importante, poi ovviamente il concorso di Salice Terme al quale tengo molto perché ho passato la mia infanzia e parte della mia giovinezza in questo graziosissimo paese. Infatti, quando torno da quelle parti sono quasi commossa nel rivedere i posti nei quali ho vissuto tanti anni molto belli. Ed infine sarò presidente di un concorso molto importante al Teatro dell’ Opera di Tenerife, un teatro strepitoso sul mare che dà sempre grandi soddisfazioni.

Ha iniziato a frequentare giovanissima la Scala con i suoi genitori, che differenze riscontra tra la Scala di quei tempi e la Scala attuale?

Un’altra Scala! L’ attuale è una cosa completamente diversa, all’epoca c’era il mito del grande cantante, del grande spettacolo, il mito della Scala soprattutto! Io mi ricordo quando c’erano le prime, casa mia era in subbuglio poiché ci si doveva vestire elegantissimi, mettere delle grandi toilette (sorride), ricordo che le signore si facevano fare i vestiti a tema sul titolo dell’Opera. Se per esempio davano “Aida” si facevano i vestiti egizi, si agghindavano con grandi gioielli. Io all’epoca portavo i capelli lunghi e andavo dal parrucchiere già vestita con l’abito che avevo scelto per la serata ed una pelliccia per farmi acconciare e poi andare direttamente in teatro. Era una vera e propria gara di eleganza (sorride). Tutto questo oggi si è un po’ perso e secondo me è un aspetto negativo perché il bello spettacolo portava la bella gente. Erano anni in cui la Scala era frequentata da grandi personalità del mondo della cultura, dello spettacolo, grandi attori, grandi registi, adesso questo mondo si è un po’ impoverito. La gente va ma non sempre il teatro è pieno, spesso si trova posto anche all’ultimo momento. Per farle un esempio, ricordo la prima di “Un Ballo in maschera” con la Callas, Di Stefano e Bastianini, io al mattino di Sant’ Ambrogio andavo sempre a messa in Duomo con mia mamma dove al termine ci raggiungeva mio padre che era uno stakanovista e lavorava anche nei giorni di festa, passammo nella piazza davanti la Scala e c’era la coda per i biglietti di loggione che girava tutta la piazza, con gente in coda dalla mattina presto. Queste sono scene che non si vedono più.

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Alla fine dello scorso anno Luciano Pavarotti avrebbe compiuto 80 anni, Lei che lo ha conosciuto da vicino che ricordo ha di questo immenso artista?

Luciano è stata una persona che io ho conosciuto molto bene, ci siamo frequentati molto, l’ho seguito un po’ dappertutto, eravamo davvero molto affiatati e molto legati. Era un uomo solare, grande mangiatore e grande giocatore di Poker! Pensi che facevamo delle partite folli che iniziavano di solito dopo le recite di sera tardi. Con Renata Scotto e il marito si andava o a casa mia se eravamo a Roma o in albergo e si giocava fino alle otto della mattina, non rendendoci minimamente conto del tempo che passava fino a quando un nostro amico comune ci portava la colazione, quindi proprio la follia pure (ride). Ma era divertente perché poi tra una partita e l’altra si scherzava, si mangiava, si beveva era tutta una festa. Lui era così, un giocherellone fuori dal palcoscenico ma poi molto serio e coscienzioso sul lavoro; pur non conoscendo la musica, lui cantava tutto a orecchio, fa parte appunto di quella generazione di cantanti che non hanno fatto corsi musicali ma che avevano questa voce benedetta da Dio che gli ha concesso di fare la straordinaria carriera che ha fatto.

Che rapporto ha con le cosiddette regie “moderne”?

La mia età non mi consente di avere un buon rapporto (ride). Ci sono cose che proprio mi disturbano. Non tutte, alcune cose mi interessano e mi coinvolgono, ma alcuni spettacoli come per esempio “La Traviata” che ha inaugurato due anni fa la stagione scaligera, l’ho trovata deleteria, veramente un insulto a Giuseppe Verdi, un insulto al pubblico, un insulto ai giovani perché i giovani che vanno a vedere “La Traviata” per la prima volta potrebbero pensare che sia quella, ed invece non è così! Poi vi sono alcuni registi celebrati, uno su tutti che a me piace molto è Carsen, che fa regie, nonostante la modernità, belle, interessanti, introduce qualcosa di nuovo, certo si può discutere ma quantomeno non è un insulto all’Opera. E poi basta vestiti moderni in scena! Leggevo proprio l’altro giorno una critica che diceva: “il giorno che rivedremo un’ opera di Verdi ambientata nell’epoca giusta e con gli abiti giusti sembrerà una rivelazione”. Ed è vero, ultimamente vediamo solo auto in scena, telefoni cellulari e sanitari! Non comprendo questa ossessione di mettere sempre in scena bagni e non solo. Va fatto capire al pubblico meno competente che non sono cose volute dall’autore, né dal librettista, sono solo le idee malsane di taluni registi che danno un’ idea della realtà assolutamente fasulla.

Non trova che i giovani di oggi siano ancora legati ai vecchi miti dell’ Opera? Forse per la mancanza dei cosiddetti Divi. Difficilmente si sente qualcuno spostarsi per ascoltare un giovane cantante, ma molti ancora affrontano lunghi viaggi per seguire mostri sacri come Leo Nucci o Montserrat Caballe che rispettivamente a 73 e 83 anni ancora ottengono trionfi in tutto il mondo. Come mai secondo Lei?

Semplicemente perché elementi come loro due non esistono adesso. Grandi cantanti, grandi interpreti, grandi artisti come sono stati loro adesso non ci sono, poi il fatto che siano arrivati a questo età e che ancora cantino è un’ ennesima prova della loro grandezza ed è giusto che gli si faccia un tributo andandoli a sentire. Recentemente sono andata a vedere una regia, o meglio come a lui piace definirla una “messa in scena” di Leo Nucci de “L’ amico Fritz” e devo dire che era tutto bello, tutto fresco, tutto ben fatto. I giovani cantanti che partecipavano erano tutti bravi poiché va anche detto che il contatto che i giovani hanno con questi mostri sacri è molto importante perché possono attingere e “succhiare” un po’ di linfa artistica che se no non avrebbero modo di assimilare, bisogna andare oltre le pure note. La Montserrat poi era, ed è, speciale; ricordo che ci conoscemmo a Firenze mentre cantava “Il Pirata” ed era impossibile descrivere la purezza e la bellezza di quella voce unica. Poi venne a Milano a fare Lucrezia Borgia, e ricordo che con un comune amico andammo in hotel a trovarla prima della prova generale, chiacchierammo sorseggiando del the poi a un certo punto lei disse:” Adesso dobbiamo andare a teatro è ora, aspettatemi qui un attimo”, andò in bagno e si mise in testa già il parruccone bianco settecentesco di scena e truccata da Lucrezia Borgia scendemmo e prendemmo il taxi. Vi lascio immaginare la faccia del tassista quando la vide entrare nella vettura. Ma lei era, ed è così!
Una donna simpatica, che con una risata risolveva tutto, sempre di buon umore nonostante tutta la sua non facile vita.

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Parlando di mostri sacri non si può non parlare di Maria Callas, sua storica amica. Come vi siete conosciute?

Ci siamo conosciute nel 1953 dopo una recita di “Gioconda” alla Scala, era il periodo in cui lei era ancora grassa, brutta e mal vestita, le aveva tutte insomma, ma vocalmente era strepitosa!
Io ero a cena al ristorante Biffi accanto al teatro con i miei genitori ed un amico di Maria, finita la recita lei ci raggiunse con il marito e me la presentarono. In quell’ occasione mi regalò una fotografia che conservo tuttora con scritto “A Giovanna Lomazzi in ricordo di Gioconda 1953”. Da quel giorno in avanti iniziammo a frequentarci sempre più spesso e piano piano si è creato un rapporto di amicizia. Poi fui invitata a seguirla a Berlino per una tournée operistica, e di lì il nostro legame si rafforzò sempre di più. Nel frattempo lei era diventata magra, bella ed elegante ed io ho sempre avuto grande ammirazione, non solo per l’Artista, ma soprattutto per la donna.
Maria è una delle pochissime artiste che riusciva a farmi piangere in scena, non per il momento drammatico dell’opera, ma per la bravura con la quale cantava. Pensi che nella “Sonnambula” scaligera nell’aria del primo atto ogni volta piangevo dall’emozione per i suoni che aveva emesso perché era una cosa che andava al di là del fatto musicale, umano, non so, c’ era qualcosa dentro questa voce di veramente magico. Questa era la Callas, ma era anche la donna, l’ amica con la quale poi io uscivo a fare shopping, andavamo dallo stesso parrucchiere, si andava dalla sarta, fino alle cose più banali che può fare una giovane donna, salvo poi cambiare quando si avvicinava l’ora delle prove. Lei si presentava alla Scala e cambiava immediatamente comportamento e formazione mentale e diventava la grande cantante, varcava la soglia del teatro e diventava la “tigre”, ma la tigre inteso come forza della natura, poiché era davvero inarrivabile. Guardate io sono felice di essere anziana solo per averla vista in scena, perché se no preferirei avere quarant’ anni di meno, ma avrei perso queste emozioni che non mi toglierà dalla mente nessuno.

Qundi non era capricciosa? Tanti sono gli episodi dove venne tacciata di divismo, come la prima della Norma a Roma…

Noooo. Alla prima di Norma a Roma lei stava male, mi telefonò la mattina della recita, poiché all’ ultimo momento non potei accompagnarla dovendo rimanere a Milano e mi disse: “Giovanna, è un miracolo che io possa parlarti“. Parole che ho ancor oggi impresse nel mio cuore e nella mia mente. “Fino a stamattina ero muta”. Lei il giorno prima aveva fatto un concerto alla Rai, dopo aveva preso freddo e si ammalò. Quella sera stesse c’ era una prova generale alla Scala alla quale dovevo andare e ricordo che andai con una piccola radiolina tascabile perché volevo seguire la diretta da Roma e sentii che cantò il primo atto e dopo la famosa “Casta diva” sentivo che qualcosa non andava nella sua voce, capivo che forzava poi ho dovuto chiudere la radio per l’ inizio della prova in scala e quando la risintonizzai sentii che c’era ancora l’ intervallo e pensai: “ma come”? E’ più di un’ ora ormai… Lasciai accesa la radio e dopo poco si sentii un messaggio di una giornalista della Rai che diceva : ” lo spettacolo è sospeso, un ennesimo capriccio della Divina”. Dopo questo accadde il finimondo, nessuno avvertì il Presidente Gronchi  che rimase in palco attendendo l’ inizio del secondo atto che non iniziava mai. Successe di tutto, gente che urlava, insulti. Io finita la prova alla Scala sono andata a casa di amici comuni e l’ abbiamo chiamata e abbiamo parlato con il marito, lei poverina era così sconvolta che nemmeno venne al telefono. Siamo tutti esseri umani , capita a tutti di avere l’ influenza ed un abbassamento di voce. Quattro o cinque giorni dopo lei tornò a Milano ed io andai a prenderla in stazione. Era come se venisse da una vittoria, raggiante, bella, al massimo del suo splendore. L’ ho accompagnata a casa e lì mi consegnò uno scatolone di 1m x 1m pieno di lettere che aveva ricevuto in quei giorni e mi chiese di aiutarla a rispondere a tutti. Eccezion fatta per qualche insulto, si dimostrarono tutti molto solidali, avevano capito che lei stava male e le volevano dimostrare la loro vicinanza. Alcuni giorni dopo lei cantò “Anna Bolena” in Scala con quell’ enorme successo che tutti ricordiamo.

E’ vero che nel 1959 durante una “Lucia di Lammermoor” a Dallas steccò il Mib nella scena finale della pazzia?

Si è vero, diciamo che lo mancò, ma fu talmente brava da camuffarlo cadendo svenuta a terra. Consideri che era il momento peggiore della sua vita, quello nel quale si stava separando dal marito, iniziava l’ avventura con Onassis, faceva avanti indietro Dallas – Montecarlo come se fosse Milano – Monza quindi, quando arrivammo a Dallas, lei era stanchissima. La mattina della prima eravamo in albergo con la sua cameriera e arrivò una piccola delegazione del teatro per avvisarmi che i costumi di Maria non erano arrivati. Lei stava ancora dormendo e quando si svegliò venne in sala e disse: ”cosa sta succedendo?” Le spiegai l’accaduto con un certo tatto, devo dire che in quel periodo lei era talmente frastornata per le sue vicende che non si arrabbiò nemmeno molto. La sera della prima fu comico poiché per il primo atto le misero un abito di una corista che aveva pressocchè la sua misura, poi mentre lei cantava io e Franco Zeffirelli le abbiamo cucito su un altro costume delle pietre per impreziosirlo e renderlo più ricco, poi nell’ultimo atto per la scena della pazzia le hanno messo un bustino al quale hanno attaccato dei pezzi di stoffa di fortuna. Tutto questo chiaramente non l’ ha anche aiutata a cantar bene, ha fatto una recita buona comunque tranne il sovracuto finale che proprio non è riuscita a prenderlo. Io ero in platea, quando accadde pensai “mamma mia! Adesso succede un pandemonio”, la raggiunsi dietro le quinte, lei mi venne incontro e mi piantò le unghie nel dorso della mano dicendomi: “Giovanna, la mia carriera finisce qua!” E aveva ragione, perché la sua grande carriera finì li. Dopodiché dalle quinte al camerino avrà fatto dieci MIb, ma sa un conto è fare la nota singola, un conto è farla al termine di tutta una scena. Dopo fecero un ricevimento in suo onore e arrivammo con lei che sembrava un cadavere, pallida, tesa. Tornammo presto in albergo, eravamo nella stessa camera con due grandi letti king size e ricordo che lei pianse tutta la notte disperata perché si è resa conto non solo che la sua carriera era finita ma che Onassis stava con lei solo perché lei era la grande diva. Il giorno che lei fosse diventata una ex diva lui non l’ avrebbe più nemmeno guardata in faccia. E infatti le cose andarono proprio così…

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Seguì il periodo delle grandi crociere sullo Yacht di Onassis il “Christina”….

Sì, ad alcune crociere partecipai anch’ io, erano periodi dove lei si illudeva che lui la volesse sposare. E non solo non la sposò ma ne prese in moglie pure un’ altra, la vedova Kennedy.
A quel punto lei viveva a Parigi e fu la coltellata finale…crollò psicologicamente e fisicamente morendo a 54 anni.

Le manca?

Sì, molto, moltissimo. Lo vede Lei stesso, questa casa è piena di suoi ricordi, di suoi cd, di nostre foto insieme, ma ormai sono solo ricordi non c’ è più niente di concreto a parte il ricordo di questa amica che mi accompagnerà per sempre.

Ph: Alexander Moore
Testo: Francesco Cascione