Ferdinando Bruni & Francesco Frongia – Una vita a Teatro

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Ferdinando Bruni dal 1973, quando fonda il Teatro dell’Elfo di Milano, lavora a tutto campo nelle produzioni della compagnia come attore (spesso in ruoli di protagonista), regista, scenografo e occasionalmente anche traduttore.
Francesco Frongia debutta all’Elfo nel 2003 come co-regista con Elio De Capitani, poi sono seguiti spettacoli a quattro mani in coppia con Ferdinando Bruni, fino ai giorni nostri.

Abbiamo incontrato il duo Bruni/Frongia alla vigilia del loro debutto milanese con lo spettacolo Il vizio dell’arte ed è nata una piacevole chiacchierata lunga quanto un anno di messe in scena.

Avete “aperto” la stagione teatrale all’Elfo/Puccini riproponendo uno spettacolo sconvolgente e intrigante al tempo stesso qual è Salomè ambientata in una pista da circo con soli uomini in scena, dove ogni azione, ogni parola, ogni sentimento è portato all’eccesso. Ma il duo Bruni/Frongia quanto amano l’eccesso e la provocazione?

Più che l’eccesso e la provocazione preferiamo i cortocircuiti e Salomè lo è stato.
La ripresa di quest’anno in particolare è stata una vera sorpresa, il pubblico ha colto il messaggio profondo dell’opera. Il pubblico non si scandalizza per le parti en travesti ma ascolta la vertigine dei versi di Oscar Wilde affidati a un attore con passione e senza preconcetti.

Fino a fine anno in scena Mr Pùntila e il suo servo Matti di Brecht tra l’altro il primo Brecht targato Elfo. Testo poco rappresentato in Italia. In scena una piacevole variante del Dottor Jeckyll e Mister Hyde.

Quali sono state le difficoltà, se ce ne sono state, nel mettere in scena Mr Pùntila?

Pensavamo che affrontare Brecht e in particolare quest’opera potesse essere complicato per la stratificazione che l’opera brechtiana ha sul pubblico, parliamo della sua componente ideologica e delle regole che si devono seguire per la messinscena.
Noi abbiamo cercato di dimenticare tutto quello che sapevamo e avevamo visto per rinnovare quel teatro con i nostri segni e ironia senza dimenticare l’aspetto politico. Per fare questo abbiamo avuto un grande aiuto dagli spettacoli di Rainer Werner Fassbinder, senza di lui avremmo avuto molte difficoltà in più.

Una curiosità.
Ma è proprio vero che non bisogna mai fidarsi dei padroni?

Così la frase può apparire un po’ datata diremmo che non bisogna mai fidarsi di chi esercita il potere per sopraffare i deboli.

La vostra versione di Mr Pùntila e il suo servo Matti è molto musicale, grazie agli interventi live di Matteo de Mojana. Quant’è importante la musica in un vostro spettacolo?

Facciamo sempre molta attenzione alle scelte musicali perché dal suono scaturisce l’immagine, lo stile e il ritmo. Quando usiamo musiche di repertorio o meglio ancora, quando suoniamo dal vivo cerchiamo di rendere la colonna sonora parte del tessuto narrativo dell’opera. In Brecht le musiche sono indicate e specificate nel testo e in questo caso l’operazione è stata quella di renderle pertinenti alla storia ma riconoscibili e chiare per il contesto sociale dei personaggi a cui l’opera fa riferimento.

bruni_frongia_2Foto: Laila Pozzo

Dal 19 al 31 Gennaio 2016
Teatro Elfo/Puccini _ SALA FASSBINDER / Corso Buenos Aires 33 – Milano

Torna lo spettacolo Premio Ubu 2015 Nuovo testo straniero e Premio Hystrio Twister:

Il vizio dell’arte
(come volevasi dimostrare anche in questo caso il canto torna in scena grazie a Ida Marinelli e Vincenzo Zampa accompagnati dal collaudato Matteo de Mojana)

di Alan Bennett
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani, Ida Marinelli, Umberto Petranca, Alessandro Bruni Ocaña, Michele Radice, Vincenzo Zampa e Matteo de Mojana.

Scomessa vinta quella di mettere in scena un altro testo di Alan Bennett dopo lo straordinario successo di The History Boys?

Il vizio dell’arte è un testo più complesso rispetto a The History Boys. C’è una malinconia e un’ironia più graffianti, ma gli spettatori che l’hanno applaudito e che ci hanno premiato parlano per noi. Non esiste un altro testo che permetta al pubblico di assistere a una prova e ai dilemmi legati alla creazione e alla vita degli artisti altrettanto perfetto.

Avevate “paura” di un insuccesso?

Saremmo pazzi se non l’avessimo, avere “paura” ci permette di restare lucidi e vigili, di non accontentarci. Se smettessimo di avere paura non potremmo più emozionarci e essere felici quando tutto finisce e finalmente si può andare a mangiare in compagnia.

Come detto Il vizio dell’arte mette in scena le prove di uno spettacolo: un immaginario incontro tra W. H. Auden e Benjamin Britten, venticinque anni dopo la loro collaborazione. Britten sta componendo Morte a Venezia e Auden si convince erroneamente che il vecchio amico voglia essere aiutato nella stesura del libretto. Le prove saranno continuamente interrotte dai commenti degli attori che mettono in luce le proprie debolezze e paure.

È mai capitato (o capita) anche a voi di trovarvi, durante le prove, nella stessa situazione dello spettacolo Il vizio dell’arte? Se si, come aiutate i vostri attori a venirne fuori?

Si, quello che viene raccontato nel testo è esattamente quello che succede nelle prove, non sempre per fortuna, in questo caso la cosa più complicata è stata quella di non perdere la concentrazione e capire chi stava parlando; l’attore vero, il personaggio o l’attore del testo. Insomma in certi momenti si generava una certa confusione, ma era positivo perché erano momenti belli che poi sono finiti nello spettacolo.

Quanta libertà lasciate, agli attori, nello sperimentare i propri personaggi?

La questione di quanto un attore è libero di sperimentare è direttamente correlata a un quanto è giusto quell’attore per quel ruolo. Quando scegliamo un attore sappiamo quali sono le sue potenzialità e quali sono i territori che attraverso di lui si possono esplorare. In questo senso possiamo dire che gli attori con cui lavoriamo possono permettersi di sentirsi liberi perchè sono a proprio agio con quel personaggio e il loro compito è più semplice e più soddisfacente per loro e per il pubblico.

Pensando sempre ad un testo come Il vizio dell’arte, la coppia Bruni/Frongia ha più paura di dimenticare o di essere dimenticati?

Abbiamo più preoccupazione di invecchiare che di essere dimenticati. Di non essere più in sintonia con il pubblico. È quello il vero pericolo.

Il vizio dell’arte si respira profumo di teatro, si ascolta buona musica, si parla di arte e di poesia. Musica per le orecchie di noi di StarsSystem.

A tutti quelli che dicono che non si mangia con la cultura cosa rispondete?

Che non mangiare troppo fa bene, si sta meglio e si è più lucidi.
Ma il discorso politico invece per fortuna ci sembra parzialmente superato. In questi anni a Milano si è respirata un’aria nuova e i risultati per la città sono clamorosi. Una città che ha un’offerta culturale unica in Italia e che è diventata un modello. Speriamo solo che questo periodo possa durare ancora e rafforzarsi per migliorare il servizio e far diventare più accessibile le arti al maggior numero di persone possibili.
C’è bisogno di arte, mangiate più cultura vi sentirete meglio.

Parole sante.

bruni_frongia_3Foto: Luca Piva

Dal 4 al 17 Aprile 2016

Teatro Elfo/Puccini _ SALA FASSBINDER / Corso Buenos Aires 33 – Milano

Torna in scena la pièce di John Logan ispirata alla biografia del pittore americano Mark Rothko:

ROSSO
con Ferdinando Bruni e Alejandro Bruni Ocaña

La regia questa volta è firmata solo da Francesco Frongia.

Visto il testo, di una certa levatura culturale e non solo, un obiettivo con lo spettacolo ROSSO potrebbe essere quello di avvicinare il pubblico verso una nobile arte qual è la pittura?

Il testo di Logan è una macchina perfetta, lo spettatore viene accompagnato a seguire il percorso di creazione di un grande pittore ma non ha bisogno di informarsi o di sapere tutto di Mark Rothko. Quello che viene raccontato e il modo in cui viene raccontato permette al pubblico di non sentirsi mai a disagio. Davvero un testo fondamentale che fa venire voglia di scoprire di più sull’arte, sulla pittura ma che fornisce anche molte informazioni senza mai essere didascalico. Cosa si può volere di più?

Francesco, tempo fa ti chiesi quanto fosse importante per un regista e autore la parola. Oggi, vedendo ROSSO, chiedo ad entrambi quant’è importante l’immagine, immagine legata soprattutto alle scenografie e costumi, spesso realizzate da voi.

Per noi è importante pensare alla sensazione che hai quando entri in sala così quando pensiamo alle scenografie cerchiamo di creare ambienti comodi da abitare, cerchiamo gli oggetti che forniscono coerenza alla storia. Quello spazio viene plasmato per raccontare per integrarsi in un progetto globale più ampio che inglobi il testo e accolga gli attori e il pubblico. Non siamo veri e propri scenografi ma ideatori di spazi che raccontano.

Prima di concludere, una curiosità.
Quando e com’è avvenuto l’incontro tra Ferdinando Bruni e Francesco Frongia?

Una sera a casa di un amico comune che era assistente di Ferdinando, sono passati quasi trent’anni. Una vita.

E noi di StarsSystem auguriamo lunga vita a chi tanto fa e da al teatro italiano e ci vogliamo unire al consiglio dato da Ferdinando & Francesco:
“C’è sempre bisogno di arte, quindi mangiate più cultura che vi sentirete sicuramente meglio”.