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By Luca Forlani
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Elisabetta Armiato, già Prima Ballerina Interprete del Teatro Alla Scala con trentacinque anni di carriera come Étoile della danza italiana nel mondo. Un’artista poliedrica e una donna impegnata socialmente.

 

Partiamo dalla sua carriera di successo da étoile: il ricordo più bello?

Nel 1987 ero ancora una giovane ballerina di Fila del Corpo di Ballo; alle 17.00 ricevo una telefonata dal Direttore artistico che mi dice: «Per un’improvvisa indisposizione dell’étoile, lei stasera alle 20.00 ballerà come protagonista di Coppelia la “Prima” alla Scala». In tre ore, come in un sogno, sono corsa in teatro, mi hanno vestita, truccata e letteralmente catapultata in scena… ero terrorizzata. Il momento incredibile è stato quando, all’ultima nota del terzo atto, si è chiuso il sipario e dopo pochi secondi di silenzio assoluto… un boato di applausi. Il trionfo! Il giorno seguente, i giornali scrissero: “è nata una stella!”

 

Ha lavorato con alcuni tra i più grandi coreografi e maestri della Danza Mondiale e del Teatro del Novecento, chi le ha insegnato di più, artisticamente e umanamente?

Domanda profonda perché quando hai la fortuna di avvicinare un “grande”, nel talento, nel genio, nella visione artistica, nella professionalità, impari sempre moltissimo. Un arricchimento che non può che cambiare il tuo punto di vista sull’arte e sul tuo modo di esprimerla. Ho avuto l’opportunità di vivere il genio di Roland Petit, Rudolf Nureyev, Louis Falco, Alvin Ailey, Billy Forsite, Jiri Kylian, Matz Ek, e li reputo tutti dei Maestri di grande levatura.

Nureyev è considerato unanimemente come il migliore ballerino del secolo scorso, cosa le ha insegnato?

La scuola di “Rudy”, come lo chiamavamo in Teatro, era caratterizzata da competenza assoluta, feroce persistenza, e un motto: “La perfezione esiste!”. Tutto sta nel possedere la forza e la costanza per perseguirla.

 

Questo 2018 si è aperto con il grandissimo successo di ascolti (4.860.000 spettatori pari al 21,5 % di share) di Danza con me con protagonista l’étoile Roberto Bolle. Crede che questo successo sia solamente legato alla figura di Bolle o che ci sia un rinnovato interesse popolare nei confronti dell’arte e della cultura?

Credo che l’esperienza della bellezza sia universale, anche per chi non ha specificatamente la passione del balletto. Se le trasmissioni e gli spettacoli sono belli e realizzati da artisti di valore le persone semplicemente li guardano e li apprezzano. Dovrebbe fare riflettere molto le emittenti televisive nelle loro scelte qualitative e culturali.

 

Nel 2007 ha deciso di lasciare la danza, proprio quando era all’apice della sua carriera: cosa ha motivato questa scelta?

Perché a una crescita professionale ai massimi livelli non può che corrispondere un accrescimento della propria conoscenza e responsabilità. Come figura di riferimento culturale e artistico ho sentito che dovevo prendere attivamente parte al sociale, nello specifico restituendo ai bambini di oggi, gli uomini di domani, validi strumenti culturali e formativi che oggi sono sempre più assenti. Oggi la caratteristica individuale di un bambino, irrefrenabilmente vivace, o troppo distratto o lento a leggere e scrivere è sempre più spesso arbitrariamente diagnosticata come un “disturbo” e “curato” come patologia, neuoridiversità, disabilità. Oggi dilaga la moda dei disturbi: dislessia, disgrafia, iperattività, deficit d’attenzione, discalculia… Sono diventata Presidente di PENSARE oltre Movimento Culturale perché i bambini di oggi abbiano le stesse opportunità che sono state date a me.

 

Perché, secondo lei, sarebbe importante inserire la musica, il canto e la danza nella scuola?

Le arti sceniche rappresentano un’educazione e un’esperienza alla bellezza. Il fatto che le arti permettano di incanalare un’infinità inesauribile di energie e di sogni che i bambini possiedono, costituisce un modo straordinario di sperimentare il rigore e la disciplina praticando un linguaggio che libera la propria potenzialità creativa.

 

Prossimi progetti di PENSARE oltre?

Stiamo realizzando un progetto artistico-educativo extracurricolare per i bambini delle scuole dell’infanzia di Milano e provincia che coprirà un intero anno accademico. L’obiettivo che PENSARE oltre persegue da oltre dieci anni di attività con i suoi libri, la diffusione in rete, i convegni, le conferenze e gli eventi, è quello di favorire un cambiamento culturale e responsabile verso l’infanzia anche e soprattutto attraverso una scuola ripensata con arte, sport, valida didattica e la relazione con la natura. Strumenti che esistono e che storicamente funzionano.

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