Dina Goldstein – Per quanto tu possa essere razionale, ci sarà sempre una favola alla quale finirai per credere.

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L’avete riconosciuta? L’abito azzurro, quei capelli raccolti biondissimi, i suoi guanti bianchi.
Essi è proprio lei, Cinderella, meglio nota come Cenerentola. Lei, una delle principesse più amate dalle bambine della mia generazione, la protagonista di uno dei cartoni Disney più belli mai realizzati, la principessa per eccellenza. Quella che all’inizio è una semplice ragazza, maltrattata e derisa dalle sorelle, ma che una sera decide di partecipare ad un ballo e che, grazie alla perdita di una sua scarpetta, trova l’amore della sua vita, un principe tra l’altro, e vivono felici e contenti.

Insomma, tutti sogniamo un amore così, un amore che ci cambi la vita e che ci porti via la tristezza. Ma, fermi un attimo. Come siamo arrivati a questa fotografia? Chi l’ha scattata?
Perché Cenerentola non è nel suo castello con il principe ma è in un pub?
Ogni bambino che si rispetti vuole sapere cosa succede dopo il “E vissero felici e contenti…” eppure nessuno ce lo ha mai raccontato. Quei tre puntini di sospensione messi alla fine di ogni favola, e nessuno che li abbia mai riempiti con una versione ufficiale. Ogni genitore, forse, li ha riempiti con delle storie fantastiche per far star tranquilli i suoi bambini e forse, anche i bambini, si raccontavano storie altrettanto fantastiche per far stare tranquilli gli altri bambini.
Ma dalla Disney silenzio stampa. Forse volevano insegnarci che le favole sono eterne così come sono, che non c’è sempre un dopo, che bisogna accontentarsi del presente senza farsi troppe domande sul futuro. Ma noi viviamo di domande e troppo spesso non ci accontentiamo del presente e sogniamo il futuro. E quindi ognuno di noi, ha continuato a cercare di capire cosa fosse successo dopo. Alcuni lo hanno immaginato, altri lo hanno scritto e poi è arrivata lei.

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Dina Goldstein, fotografa e artista pop surrealista con un background in fotografia editoriale e documentarista.
Nata a Tel Aviv, in Istraele, nel 1969, essa intende da sempre creare una fotografia che non richiami la bellezza ma che indaghi lo shock, lo stupore e la realtà che permea la condizione umana. Vincitrice di molti premi internazionali tra cui Arte Laguna nel 2011, Color Awards nel 2013 e Virginia Prize nel 2014, crea la sua prima serie nel 2007 e la intitola “Fallen Princesses”, composta da 10 fotografie. Immagine dopo immagine, ci racconta finalmente cosa succede dopo l’Happy Ending, dopo i famosi tre puntini di sospensione. Le sue principesse sono calate nella realtà, estratte dalle favole in cui sono nate, e ci raccontano di sogni falliti, di problemi alimentari, di obesità, di tossicodipendenza, di inquinamento, di cancro.

Forse non eravamo pronti per tutto questo, forse la realtà a volte supera le favole, le oscura e le rende insufficienti. Ma siamo sicuri che questa sia davvero la realtà o Dina ha voluto semplicemente raccontarci un’altra favola attraverso la sua arte, una favola più razionale, più semplice da accettare perché più simile alla realtà, della precedente?
Perché infondo, come tutte le opere d’arte, queste fotografie non vanno guardate per avere da loro delle risposte, ma per stimolarci a fare altre domande. Guardate con più cuore, e meno occhi. Per tornare a ricordarci chi siamo e per capire che forse, la nostra realtà, si avvicina alla favola più di quanto crediamo.

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Foto: Dina Goldstein Official Website