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Delirious New York, ispirato all’omonimo saggio pubblicato dall’architetto e urbanista olandese Rem Koolhaas (manifesto retroattivo di Manhattan) diventato riferimento per molte generazioni, è uno spettacolo messo in scena della compagnia OHT (Office for a Human Theatre) che da sempre si muove al confine dei linguaggi tra arti performative, installazione e design.

Delirious New York
Regia Filippo Andreatta

..è anche un tour che toccherà tre luoghi simbolo dell’arte contemporanea italiana:

Fondazione Luzzati Teatro della Tosse
Dal 15 al 17 Aprile | Genova
CRT Teatro dell’Arte – Triennale
Dal 20 al 21 Aprile | Milano
Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea
Dal 22 al 23 Aprile | Torino

Delirious New York nasce, come idea, durante “un’influenza” di Filippo Andreatta diventato poi un workshop itinerante all’Università IUAV di Venezia e completato grazie alle residenze artistiche presso Centrale Fies di Dro e Santarcangelo dei Teatri.

Avevo 25 anni quando il mio coinquilino mi prestò il libro di Koolhaas – ci racconta Filippo – lo lessi in poche ore e pensai subito di farci uno spettacolo.

Delirious New York nasce, dunque, dall’ambizione di trasferire sul palco l’intuizione attraverso cui l’archiStar Rem Koolhaas ha raccontato la Grande Mela, sostenendo che la griglia architettonica della città non vada analizzata studiando i palazzi che la compongono, ma indagando la psicologia di chi li ha costruiti.

In scena, costituita da grandi scatole di cartone vuote…

L’idea di questa scenografia si riferisce a Coney Island e il suo parco di divertimento. L’ho applicata in maniera letterale – tiene a precisare Filippo – rievocano la griglia urbanistica della città.

…Fiora Blasi, Patric Schott, Sara Rosa Losilla e Filippo Andreatta si muovono a tratti freneticamente e a tratti raccontano, riflettendo e ironizzando di quelle che sono e che possono essere le storie di una grande città.

In scena, quattro persone le quali pur parlando la stessa lingua, non riescono a comunicare fra loro.

Filippo, secondo te è più importante ascoltare o sentire?

Dipende molto da chi parla. Ma direi che guardare è altrettanto importante.

L’immagine associata alla parola?

Direi che è un rapporto osmotico che varia a seconda dei progetti e a seconda dei momenti all’interno di un singolo spettacolo.

Dopo aver assistito ad uno spettacolo come Delirious New York cosa vorresti che si portasse a casa lo spettatore?

Quello che m’importa, a livello artistico, non è comunicare qualcosa o dare delle nozioni. Gli spettatori daranno un’interpretazione dello spettacolo che io non saprei né vorrei immaginare. Quello che m’importa invece è che le persone vengano coinvolte dal lavoro, che lo sentano. Perché a questo serve l’arte. Se le persone riescono a farsi coinvolgere da un lavoro allora, forse, riusciranno anche a farsi coinvolgere da qualcosa di più grande del nostro spettacolo.
Emozionarsi significa muovere, essere in movimento, e l’arte in fondo serve a mettere in movimento le persone.

In scena i quattro performer parlano, continuare a parlare, a raccontarsi e raccontare. Questo cercano di fare, forse cercando di ottenere qualcosa da questa situazione senza preoccuparsi troppo del come o forse l’alacrità con cui cercano di soprassedere a questa incomunicabilità è una metafora del loro desiderio d’identità?

A voi scoprirlo andando a vedere Delirious New York.

Noi di StarsSystem, come sempre, saremo in prima fila presso il CRT Teatro dell’Arte di Milano. Voi quale città sceglierete?

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