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Arriva al nostro appuntamento in pantaloncini e ammette candidamente di non averli mai indossati. Con sé il cellulare e ci confida che è pazzo del gioco dei Pokémon.

Attore, scrittore, autore e conduttore radiofonico.

Stiamo parlando di Carlo G. Gabardini, tutti noi però lo conosciamo come Olmo personaggio della sitcom di Italia 1 Camera Cafè.

Facciamo un passo indietro.

Tutto nasce dopo l’ennesimo suicidio da parte di un ventenne omosessuale di Roma il quale si sentiva discriminato.

Appresa la notizia, Carlo scrive una lettera aperta (poi pubblicata dal quotidiano la Repubblica il 31 ottobre 2013), condannando l’omofobia e facendo egli stesso coming out.

Subito dopo posta su youtube un video contro il bullismo omofobico intitolato La marmellata e la nutella.

«Ciao papà,
non so se ti spedirò mai questa lettera,
ma intanto la scrivo»

Inizia così Fossi in te io insisterei uscito nel 2015.

Grazie a questa lettera al padre possiamo dire che Olmo ha lasciato il posto a Carlo, senza rinnegare il suo personaggio più famoso.

Dopo la bocciatura alla scuola di recitazione Paolo Grassi, Carlo comunica al padre l’intenzione di volersi iscrivere a Legge. Il giovane Gabardini si aspetta di vedere la felicità negli occhi paterni, invece si sente rispondere:

“… fossi in te io insisterei”

Questo il consiglio che ti diede tuo padre, tu a chi consiglieresti di insistere e perché?

È un consiglio che darei a tutti. Dovrebbe diventare una filosofia di vita, il fatto di non mollare. Non a caso mio padre scelse la parola “insistere”, non mi disse che dovevo diventare il numero uno o il più famoso del mondo. Disse semplicemente: “se io fossi in te, insisterei” ponendo l’accento sul cammino e sulla fatica che ancora avrei dovuto fare nella mia vita.

«Ti devo dire delle cose
perché qua la vita si fa complessa
ed è sempre più difficile capire,
restare lucidi,
trovare un senso,
interrogarsi sulla felicità»

Tra le pagine di Fossi in te io insisterei si respira profumo famigliare, spesso ci troviamo nell’appartamento di Carlo, vicino la Stazione Centrale di Milano, con protagonisti un padre, una madre e cinque figli. Tra cene, appuntamenti notturni in cucina, lezioni di vita sui mezzi pubblici e speciali compleanni Carlo a poco a poco si rivela.

Un dialogo tra un figlio e un padre che non c’è più e al quale Carlo deve dire addio per affrontare un nuovo cammino.

Tutti noi dovremmo puntare meno alla meta e più al cammino?

Dobbiamo puntare a far bene il nostro cammino, soprattutto essere bravi durante il nostro cammino senza desiderare di andare dritti in prima serata su Rai 1 o vincere al Superenalotto o diventare il Presidente della Repubblica.
Oddio probabilmente nessuno desidererebbe diventare il Presidente della Repubblica.

Nel libro di Gabardini ci sono tante piccole verità, tipo quando accusano Carlo di parlare sempre di omosessualità, però nessuno andrebbe a dire a un eterosessuale:
“scrivi sempre storie dove un ragazzo si innamora di una ragazza…”
Nessuno direbbe loro:
“stai sfruttando la tua eterosessualità”

Fossi in te io insisterei potrebbe essere dedicato a chi pensa che se ne parli fin troppo?

Non è dedicato a nessuno in particolare.
Dopo il funerale di mio padre, mi si era conficcato in testa, sotto forma di voce, avevo con lui un dialogo continuo.
I morti vanno lasciati andare e in qualche modo io dovevo trovare un luogo dove mettere mio padre, prima però dovevo tirarlo fuori dalla mia testa, senza rinnegarlo.
Fossi in te io insisterei è diventato mio padre, perché mio padre è lì dentro e grazie a episodi come il “biglietto del tram”, diventato il lessico di molte famiglie, mio padre adesso è anche loro.
Della mia omosessualità non ne ho mai parlato, perché pensavo fosse una non notizia, di fatti chiudo così la mia lettera a Repubblica, ma se questa non notizia poteva aiutare un ragazzino a decidere di non togliersi la vita, allora lo dico:
“io sono gay e continuerò a dire: essere gay è bellissimo”

Ti faccio un esempio.
Se prendiamo dieci bambini e a nove di loro diamo da bere; succo di frutta, Coca Cola, acqua frizzante e limone di Sorrento e a uno non diamo da bere niente è chiaro che poi si incazza, è chiaro che continuerà a dire:
“ho sete”
Cosa deve dire? Certo che ha sete. Certo che il suo “problema” è che ha sete, non ha un altro problema. Su nove bambini che bevono la qualunque meno gli alcolici, visto che stiamo parlando di bambini, quel unico bambino non vorrà sentirsi dire:
“ma scusa, perché continui a dire che hai sete?!”
Per questo motivo continuerò a parlarne fino a quando questo problema…

Secondo me non è un problema.

… giustissimo, non è un problema, non è un problema per niente. Continuerò a parlarne fino a quando questa contingenza non sarà definitivamente risolta e l’unico modo per chiudere questa storia si chiama matrimonio ugualitario.

Pensi che qualche passo avanti si sia fatto grazie alla Legge Cirinnà?

Ogni volta che ti danno un pezzo di diritto, in quel preciso momento ti rendi conto che hai un pezzo di qualcosa che tuo fratello ha per intero e questo sottolinea il fatto che io non sono uguale a lui.
Io sono una persona normalissima e come dice l’Organizzazione Mondiale della Sanità; l’omosessuale è semplicemente una variante naturale del comportamento umano. Dunque da quel momento si decide che io, come tutti gli esseri umani maggiorenni, posso sposare un altro essere umano maggiorenne e consenziente nello stesso identico modo e con gli stessi identici diritti.
Quindi non voglio un pezzo di diritto.

Che cos’è la normalità?

Parli con uno che ha girato un film intitolato Si può fare (è anche il titolo della trasmissione radiofonica che conduce su Radio 24, anche se non c’entra nulla) dove interpretavo un trentenne con la mentalità di un bambino di 4 anni e mezzo.

In linea con il tuo libro.

Si, nel libro dico a mio padre che ho una mentalità di un dodicenne e che spero a fine lettera, non dico di diventare adulto, ma quanto meno maggiorenne.
(pausa… deve aver trovato un Pokémon!)
Che cos’è la normalità?… da vicino nessuno è normale e se ci pensi è verissimo.
Un po’ di tempo fa mi avevano invitato a un convegno, un appuntamento dedicato alle radio della salute mentale, ce ne sono tantissime in Italia. Sono persone stupende che provengono da ex manicomi e che oggi lavorano nelle radio. Mi trovavo di fronte a questi “matti”, li chiamo così perché per loro non è un problema essere chiamati matti e dissi loro:

“Guardate a me fa sempre strano sta’ storia della follia perché adesso che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tolto l’omosessualità tra le malattie mentali io sono qua, bello tranquillo… ma fino a poco tempo fa sarei stato curato con l’elettroshock, dunque sarei nella stessa vostra situazione. Mi sono salvato semplicemente perché qualcuno ha detto:
‘scusate, ci siamo sbagliati l’omosessualità non è una malattia’
Esempio, la stronzaggine non è una malattia codificata, ma il mondo è pieno di stronzi che dovrebbero prendere le pilloline e non le pigliano semplicemente perché sono degli stronzi. Voi invece avete una malattia codificata quindi si è deciso che è meglio che prendiate le pilloline”

Ovazione.

Con l’uscita della lettera su Repubblica prima e Fossi in te io insisterei dopo, hai subito attacchi o critiche?

Dipende cosa si intende per subire un attacco.
Lavorando per Radio 24 mi davano del comunista, essendo la radio di Confindustria. Dopo la lettera e il libro ricevo sms tipo; ricchione o frocio oppure mi dicono di stare zitto perché partecipo, come ospite, a numerosi Pride.
Davanti a questo genere di attacchi, sorrido. Gli attacchi invisibili, quelli sotterranei, invece mi fanno più paura.

Tipo?

Tipo le persone che non mi chiamano ai casting, casting ai quali non mi invitano, di cui non so niente. Non è che mi scrivono: brutto frocio guarda non venire al provino. Semplicemente non mi chiamano più.

Sempre a causa del libro?

Del libro, della lettera, del video della marmellata e la nutella.
Per dirti, quelli della Lega sicuramente non mi vorranno molto bene. Un capo struttura della Lega in televisione? Basta, ho finito di lavorare.
Se uno mi dicesse: guarda io non ti voglio perché sei omosessuale. Bene, almeno definisci il problema, in qualche modo definisce la dimensione del problema, capisci chi è che non ti vuole e per quale motivo.
Ma il fatto che non ti chiamino o che parlino male di te, alle tue spalle… beh questa cosa un po’ mi fa paura.

Mi fermo a fumare una sigaretta con Caterina,
la casting del film.

«Sei stato coraggioso con quella lettera, Carlo»

«Dici? A me sembrava doveroso e basta»

«Però sei un attore…»

«Mi sembri preoccupata.
Non avevo pensato alla questione ‘attore’
Ma perché? Adesso, secondo te, che succede?»

«Diciamo che non ti proporranno molte parti da latin lover»

«Bè, non è che prima io abbia girato Carlo lo sciupa femmine
Sono pur sempre un ex ciccione molto poco sexy»

«Lo so.
Però, comunque, mi sembra coraggioso
Dimmi il nome di un attore italiano
che abbia fatto coming out scrivendo sul giornale
‘io sono gay’?»

Ci penso un attimo,
cerco di trovare una ventina di nomi da snocciolare,
ma mi interrompe prima lei.

«Ti aiuto io: nessuno»

Tra l’altro quel provino – sottolinea Carlo – era per interpretare un autistico, ipovedente, zoppo e con la Sindrome di Asperger. Secondo te io ho una di queste caratteristiche? Sarebbe come dire che se cerchi un assassino vai a Regina Coeli a fare il casting.

Il coming out non è un’esclusiva degli omosessuali – continua Carlo – ma di tutti. Significa cominciare a vivere.

Fossi in te io insisterei è proprio questo, un invito a non aver paura, a uscire allo scoperto, a rivelare agli altri (prima ancora a se stessi) chi siamo realmente e cosa vogliamo per la nostra vita.

Molti tuoi fan si sono sentiti traditi da Olmo?

Spesso accade, per strada, che ti fermino per una fotografia. Un giorno, dei ragazzi dopo la foto di rito mi chiesero:
“Ma è vero che sei ricchione? L’ho letto sul giornale”
Certo l’ho scritta io la lettera. Poi hanno cominciato a spintonarmi, bonariamente:
“Ma come, è 10 anni che ti guardiamo in televisione e adesso viene fuori sta storia!”
Se ci pensi è pura follia. Si sono sentiti traditi e un po’ è anche colpa della televisione, che a differenza del teatro o del cinema dove scegli tu di uscire di casa, prendere la macchina, cercare un parcheggio, pagare un biglietto e poi finalmente ti siedi e ti godi lo spettacolo, la televisione ti irrompe in casa, certo puoi cambiare canale, ma tendenzialmente tu entri nella loro casa e diventi parte della loro famiglia.

Ciò non toglie che non ti puoi e non ti devi sentir tradito dal mio orientamento sessuale, è una follia.

Non so, se Margherita Buy diventasse vegana, cosa dovrebbe fare? Venire sotto casa tua, citofonare e dirti:
“Sai che c’è? Da oggi sono vegana!”

Echissenefrega!

Per una persona come te è stato più facile coming out?

Ogni tanto me lo dicono, ma io questo non lo penso e un po’ non mi interessa neanche la classifica delle sfighe.
L’unica cosa che potevo fare dal mio di coming out ero dirlo, altro non potevo fare.
Poi ci sono persone che ti dicono:
“ma tu fai l’attore è più facile per te”
poi vado a un casting e ti senti dire:
“sei stato coraggioso a scrivere quella lettera”
“Perché?…”
“Perché tu sei un attore”
Non l’ho fatto con coraggio, non avevo pensato a quello che stavo facendo.

E così hai cominciato a dire che essere gay è bellissimo.

Bisogna essere sempre di più a dire: “essere gay è bellissimo”così facendo molti ragazzini non si sentiranno più soli.

Venir fuori, mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo…

… e recuperare la gioia di vivere.
Io non me ne rendevo conto, ma l’avevo scritto nella lettera che “essere gay è bellissimo”, oggi vado in giro e dico:
“io non ho capito quale problema abbiate voi, ma io sto molto molto bene”
Recuperare questo, non mostrarlo come un problema, ma finalmente mostrare la normalità dell’omosessualità senza farsi una corazza intorno.
Io sono così e sto nel mondo, come tutti, e sono contentissimo.

Dopo un provino mangio sempre uno o due pezzi di pizza;
se la stagione è giusta, con i fiori di zucchina.

«No, pizza coi fiori non ce l’ho. Però ho tutte le altre»

«Eh, ho visto… solo che scegliere fra trenta tipi diversi per me è difficilino»

«Fai con calma, Olmo, chiudiamo fra sei ore.
Ah, non ho nemmeno quella coi finocchi»

«Poco male, i finocchi fanno schifo, sulla pizza»

«Pensavo ti piacessero.
Ho letto sul giornale che tu sei uno di quelli»

«Sì. Vero.
Ma anche i ricchioni hanno le papille gustative!
Mi dà un pezzo con la salsiccia?»

«Incarto o porti via?»

«No, no, né uno né l’altro:
la mangio qui»

Ancora oggi questo genere di insulti e ancora oggi dati rilevano che molti ragazzi tentano il suicidio durante l’adolescenza ad una velocità da tre a sei volte maggiore di quella dei loro coetanei eterosessuali. Fino ad arrivare al suicidio vero e proprio.

Un ragazzino o ragazzina quando capisce di essere omosessuale ha come la sensazione di essere l’unico al mondo, pensa di essere solo o sola, pensa che tutti siano eterosessuali. Adesso è un po’ diverso perché grazie a youporn è difficile pensare di essere l’unico ad essere sbagliato, almeno altri due li hai visti fare “qualcosa” di diverso, quindi sai di non essere più da solo, ma almeno in tre, e questo mi sembra già buono.

A parte gli scherzi, essere gay non è un problema, il problema sono le persone che ci stanno vicine e che spesso ti dicono:
risolveremo questo problema
non ti preoccupare in qualche modo troveremo la soluzione al tuo problema
Tutto questo lo rende un problema, di conseguenza il ragazzo/a si sente sbagliato e se incontra per strada due stronzi, con una bottiglia in mano, che ti offendono con parole tipo; frocio devi morire. È chiaro che poi hai la sensazione che la tua vita non abbia molto senso di essere vissuta, torni a casa e rischi di farti del male.
“A quel punto sai che c’è? forse io mi chiamo fuori”

Viviamo ancora in un paese maschilista?

Totalmente ed è forse uno dei motivi per cui è anche un mondo profondamente eterocentrico.

Cosa rispondi a chi dice che l’omosessualità è contro natura?

Con una risata.
Essere contro natura non sta né in cielo né in terra. Io penso che gli omofobi vadano un pochino aiutati, perché stanno male poverini, sono delle persone che stanno male.
Ti pare che uno si svegli la mattina e il suo più grande pensiero sia legato ad attaccare due ragazzi o due ragazze che si baciano? Vuol dire che non stai bene e che non vivi bene.

Nel tuo libro c’è spessissimo Dio. Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?

Pausa.
Si accende una sigaretta.
Lunga pausa.
Non è da lui, vi assicuro che è molto logorroico, questa intervista è solo una piccola parte di una chiacchierata durata 1 h 30 min.

Posso solamente rispondere con le 237 pagine del libro.

Forse è meglio cambiare argomento.
Cosa vedi nel tuo futuro? teatro, cinema, televisione, radio o scrittura?

La scrittura di sicuro. A me piace scrivere, ma anche recitare.
Ora come ora non ho la più pallida idea cosa farò.
Spesso mi chiedono quando scriverò un altro libro. Boh… Fossi in te io insisterei è come un figlio, è il mio primo libro, sono ancora in giro a fare presentazioni quindi quando mi chiedono se voglio scrivo un altro libro è come chiedere a una puerpera, dopo aver partorito, se ne vuole un altro. Vorrei godermi ancora questo anche se devo imparare a staccarmi da lui… deve imparare a camminare da solo.

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Se fossimo in voi, noi di StarsSystem, leggeremmo Fossi in te io insisterei. Un bel invito a non mollare e a insistere. Perché solo così possiamo riprendere in mano il filo della nostra esistenza e cominciare un nuovo cammino.