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Drammaturgia di Ricci/Forte
Regia Stefano Ricci
Con Anna Gualdo, Giuseppe Sartori, Piersten Leirom, Gabriel Da Costa

Dal 2 al 7 Febbraio 2016
Piccolo Teatro Studio Melato / Via Rivoli, 6 – Milano

Torna a Milano, dopo un altro anno di successi in Europa e non solo, il duo ricci/forte con lo spettacolo Darling. Anche questa volta i drammaturghi Ricci/Forte si sono ispirati ad un classico (gli orrori dell’Orestea) per aggredire la realtà.

Abbiamo incontrato la Musa ispiratrice del duo Ricci/Forte, Anna Gualdo, alla vigilia del debutto milanese.

Anna chi è Darling?

Darling è il “caro” senza più valore, il “carino” buono per ogni stagione, la forma liquida in cui ci siamo persi, emotionally correct ma spento di pulsioni. L’uomo non pensante, non più eretto, curvato dall’omogeneità anaffettiva, dall’indifferente omologazione emotiva e dalla cui catastrofe dovrà necessariamente cambiare direzione.

Cosa rappresenta per Anna Gualdo Darling?

Darling è un’altra possibilità. Il rifondarci, senza bon ton preconfezionato e rose spedite online in camerino. Etica e non etichetta, nudi di sovrastrutture e paludati costumi barocchi, senza stecche di balena e sportelli, smontata pannello dopo pannello. Una sfida, fisicamente dolorosa, contro una gigantesca macchina, rifugio d’emergenza, reggia, sarcofago, gabbia da cui scappare.

Darling
…la storia del ritorno dalla guerra di Troia di Agamennone ad Argo, del suo omicidio da parte della moglie Clitennestra e del suo amante, della vendetta del figlio Oreste che oltre a Egisto uccide anche sua madre e la successiva persecuzione delle Erinni contro il matricida.

I vostri lavori sono sempre di forte impatto visivo, violenti e crudeli. Questa è la nostra società? Questo è Darling?

Non siamo più violenti di ciò che viviamo. Una società in autocombustione è destinata all’autoestinzione. Un pianeta popolato di sopravvissuti dal nostro stesso soporifero sisma. La violenza è l’esotermia della crisi, la crudeltà ne è lo svelamento. Metallo, catene, urla, calci, nessuna finzione di stucco e cartongesso a dare senso, atrocità reali e inascoltate profezie. Questo siamo noi.

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Attraverso l’incubo Darling possiamo poggiare le nostre speranze future? Questo vorresti che si portasse a casa lo spettatore a fine spettacolo?

Darling è un percorso a ritroso, controcorrente, dagli dei a noi primati progrediti, fino all’animale, nuovo tipo di uomo, libero dalla catena di montaggio dei sentimenti. Scrollandosi di dosso i calcinacci emotivi di una comunicazione riproducibile all’infinito. L’utopia è quella di affrancarsi, tuffandosi dal cargo di emozioni eteroindotte intramuscolo.

Eschilo, Hannah Arendt, Gregory Crewdson, Edward Hopper, Antonin Artaud e i Led Zeppelin cosa hanno in comune? Il corto circuito è in Darling.

Quanto amate creare corto circuiti negli spettatori?

Un interruttore, il crepitio sfrigolante del fade-in per proemio, il freddo improvviso, buio e vuoto del fade-out. Preferisco pensare di riconnettere emotività già in corto circuito, piuttosto che rompere disequilibri. Lo spettatore è libero: farsi attraversare dalla scarica, vibrare, diapason istintivo e animalesco, o respingerla, sulla soglia domestica e sicura dell’impatto visivo.

A proposito di impatto visivo.
Gli spettacoli di ricci/forte, attraverso i social, sono esaltati visivamente grazie alle tante fotografie che girano sul web quasi sempre realizzate dal bravissimo fotografo Piero Tauro che riesce a immortalare alla perfezione i loro lavori.

Abbiamo chiesto a Piero Tauro (le foto inserite nell’articolo sono realizzate da lui) quando nasce la sua passione per gli spettacoli di ricci/forte, di conseguenza Anna Gualdo.

La mia risposta come assioma, come quadro teorico di riferimento, viene da lontano. Ho lavorato nel teatro d’avanguardia, il mitico terzo teatro come si preferiva definirlo una volta, dai primi Sant’Arcangelo, Pontedera che sono stati i miei punti di riferimento essenziali. Per una logica strana, un principio che definirei di complicità, il legame tra fotografo e compagnia è sempre andato oltre la mera descrizione dell’evento: il primo, il fotografo, tende ad individuare e focalizzare le sensazioni che una regia può comunicarti, il secondo, la compagnia, analizza le tue chiavi di lettura e si chiede se le sente proprie. Quando avviene questa sinergia nasce la Passione, con la P maiuscola. Questo oggi rappresenta il lavoro di ricci/forte per me.

Quant’è importante la fotografia per promuovere uno spettacolo?

(Sorride)
Se ti riferisci ai social in quanto ho avuto, soprattutto da facebook, più di venti scatti di ricci/forte bloccati per violazione della legge su quella che loro definiscono immagine che turba i sentimenti comuni se non peggio pornografia.
L’ immagine è oggi fondamentale, è comunicazione immediata, condivisione di emozioni vissute o che si desidera siano vissute. I canali di circuitazione sono cambiati, si sono moltiplicati, per cui dalla vecchia locandina affissa nei luoghi di ritrovo, dal tamburino con foto allegata nelle testate, il cartaceo in generale, l’immagine entra ripetitivamente, quasi con ossessione, nel nostro quotidiano con il web, con ogni tipo di terminale. Si….. è diventato elemento primario.

Sono un’attrice, oggi qualcuno direbbe performer, ma non mi piace – interviene Anna – Non mi piacciono i social, mentre mi piacciono le belle foto, sperando di non essere troppo immortale: it’s a dirty job but somebody’s got to do it, perché sono un’attrice.

Per completezza – conclude Piero – ti dico che per spiegare il senso più profondo del mio lavoro comincerei con il dire che cosa per me non è la fotografia di scena, cioè il racconto didascalico di un evento teatrale. La foto di scena non serve a descrivere lo spettacolo secondo l’occhio e il punto di vista dello spettatore e forse neanche dell’autore, tutt’altro, quindi è il mondo visivo del fotografo che è prevalente, ne sono convinto.

Anna prima di lasciarti, è vero oggi sei la musa di ricci/forte, ma in passato hai lavorato al Piccolo Teatro con Luca Ronconi e non solo, proprio perché sei un’Attrice con la A maiuscola. Oggi torni al Piccolo, orfano di Ronconi. Vedi un futuro per il teatro italiano?

Tornare al Piccolo, al minimo, alle elementari, all’infanzia del mio teatro. Esistono maestri capaci di aprirti la testa, senza riempirla o richiuderla. La professoressa del liceo che mi portava a Siracusa, e Luca Ronconi.

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Chi già conosce i bad boys, ricci/forte, sa cosa aspettarsi.
Chi vedrà per la prima volta un loro spettacolo ne rimarrà sicuramente colpito, nel bene o nel male, ma per noi di StarsSystem la vera bad girl è Lei Anna Gualdo alias Miss Darling per niente “carina” ma “grande”Madre-Regina-Vittima della storia, prima maschera imponente e poi corpo docile e impotente.

Da vedere assolutamente.

Foto: Piero Tauro