Su la maschera!
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La Merda
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Debutta a 10 anni nel ruolo di Helen, protagonista di Anna dei miracoli di William Gibson, regia Luigi Squarzina. Approfondisce la sua formazione artistica comparendo in televisione ne Le notti bianche di Dostoevskij. Mentre nel cinema debutta con Luchino Visconti ne Il Gattopardo, interpretando una delle figlie del Principe di Salina.

Stiamo parlando di Ottavia Piccolo, in tournée da Febbraio fino ad Aprile con lo spettacolo:

7 minuti
Di Stefano Massini
Regia Alessandro Gassmann

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In teatro i suoi Maestri sono stati Visconti, Strehler e Ronconi (scusate se è poco). Che ricordi ha di quel periodo?

Con Luchino Visconti ho fatto Il giardino dei ciliegi, ma ero una bambina. Giorgio Strehler è stato il più formante, prima con Le baruffe chiozzotte dopo con Re Lear, spettacolo che ha attraversato la mia vita.
Ho cercato di “rubare” il meglio da ognuno di loro. Poi uno cresce e metabolizza le lezioni di tutti. Li ho molto amati, personalità talmente diverse tra loro e talmente importanti per il nostro teatro dalle quali non si può prescindere.

Eppure ci dimentichiamo di chi ha fatto la storia del nostro teatro.

Non puoi pensare di fare teatro senza sapere cosa ha fatto Luca Ronconi o Strehler, stiamo parlando delle nostre fondamenta. Quelli che dicono:
“Ah no io non vado a teatro perché non voglio essere influenzato”
Dice una grande stupidaggine. Siamo continuamente influenzati da tutto quello che ci sta attorno. Picasso dipingeva benissimo, ma è arrivato alla sperimentazione solo a fine percorso, ma questo non sempre si capisce.

Al cinema uno dei suoi Maestri è stato Mauro Bolognini. Come non citare Metello, grazie alla sua prova d’attrice vinse il premio Prix d’interprétation féminine al Festival di Cannes 1970, David di Donatello, Nastro d’argento e il Globo d’oro. Non dimentichiamo: Gattopardo, Faustina, Serafino, Bubù, giusto per citarne un paio. Film sempre più latitanti nelle nostre sale cinematografiche come latitante, al cinema, Ottavia Piccolo. Purtroppo!

Ma torniamo al teatro che continua a regalare a Ottavia Piccolo grandi soddisfazioni.
È il caso di 7 minuti, storia basata su un episodio realmente accaduto in una fabbrica francese. Testo che parla di lavoro, di donne e di diritti.
La paura di perdere il posto di lavoro, oggi più che mai, è un problema che riguarda molte famiglie italiane, il nostro futuro e quello dei nostri figli.

Chi è Bianca?

È una persona. Stefano Massini ha tratteggiato questo personaggio pensando a me, una sessantenne con i capelli bianchi.
Bianca lavora da trent’anni nella stessa fabbrica; ha fatto molte battaglie, alcune le ha vinte, alcune le ha perse, un pò come tutti quelli della mia generazione.

Bianca continua a chiedere di fermarsi e discutere.

Certo, perché non ha le certezze in tasca, per questo motivo vuole parlare, vuole discutere e chiede alle sue compagne di fermarsi un attimo e di ragionare sulla proposta dei 7 minuti.

“Possibile che in questo schifo di mondo appena c’è uno che dice non sono d’accordo,
c’è qualcuno che gli dice: sei prevenuto”

Se non è d’accordo con la proposta dei 7 minuti, Bianca vuole poterlo dire. Oggi se uno non è d’accordo è considerato un gufo. Beh io la penso come Bianca.

In scena, a lottare insieme a Bianca, undici donne costrette ad uno sforzo eroico di raziocinio per non cedere alla legge della necessità che la dirigenza della loro fabbrica tenta di usare come strumento di un tacito ricatto, per offuscare la loro dignità e indebolire i diritti acquisiti.

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La soluzione?

Ridurre la pausa da 15 a 7 minuti. Pensandoci bene cosa sono 7 minuti?… “regalare” 8 minuti della loro pausa all’azienda, cos’è? Niente. Ma se moltiplicati per ognuna di loro… i minuti diventano ore!

Riuscirà Bianca ad indicare loro una via alternativa?

Con alcune riuscirà, con altre discuterà fino alla fine ma resteranno della loro idea. Pensano non ci sia una via d’uscita.

Una società che mette gli uni contro gli altri?

Una guerra fra poveri. Lottare per la sopravvivenza, questo sconfiggerà Bianca.

Lavoro femminile e diritti mancati.
Visto il periodo storico, e vista la tematica che affrontate, secondo lei viviamo ancora in un paese maschilista?

Il lavoro è ancora considerato maschile. Il lavoro femminile, ai più, è considerato come una seconda scelta: potresti stare a casa, invece vai a lavorare!
Oggi più che mai il lavoro femminile è fondamentale quanto quello maschile, anzi lo è molto di più perché la donna attraverso il lavoro ha una sua indipendenza economica e psicologica dall’uomo. In più, la donna, non ha un solo lavoro; deve seguire i figli, curano i genitori anziani, la casa, la spesa, i nipoti…

Non capita spesso di vedere in scena undici attrici:
Paola Di Meglio, Silvia Piovan, Olga Rossi, Balkissa Maiga, Stefania Ugomari Di Blas, Cecilia Di Giuli, Eleonora Bolla, Vittoria Corallo, Arianna Ancarani e Giulia Zeetti.
Com’è andata?

Benissimo.

Spesso si sente dire che non ci sia solidarietà tra donne, ma rivalità. Vogliamo sfatare questo luogo comune?

Sfatiamolo.
Del cast io sono la più vecchia (ride divertita per il mio essere in disaccordo) è così! Sono il punto di riferimento di questo gruppo di attrici. Alessandro Gassmann non è uno di quei registi che si divertono a mettere in competizione gli attori. Ha scelto attrici, una diversa dall’altra, e con diverse personalità. Insieme a lui, ognuna di noi, ha costruisto il proprio personaggio. È stato un bravo coach.

Poi uno si domanda a cosa serve il regista a teatro.

La gente conosce così poco del teatro. Se non c’è un bravo light designer, lo spettacolo non lo vedi. Se non c’è un bravo regista, ogni attore andrebbe per i fatti suoi. Se si conoscessero di più certi meccanismi legati al bellissimo mondo del teatro, la gente apprezzerebbe e preferirebbe il teatro alla televisione.

Sante parole… per questo motivo noi di StarsSystem abbiamo deciso di farvi conoscere, oltre agli artisti che vanno in scena, tutte quelle figure artistiche che lavorano dietro le quinte e fondamentali per la messa in scena di uno spettacolo… in attesa di una trasmissione che parli di arte&cultura a 360°. Sappiamo che in Italia è utopia, ma come si dice: la speranza è l’ultima a morire.

Stefano Massini ha detto:
“Ci sono storie che ti vengono a cercare sembra che facciano davvero di tutto per essere raccontate, per essere scritte”
Nel suo caso com’è avvenuto l’incontro con lo spettacolo 7 minuti, di conseguenza con Massini prima e Gassmann dopo?

Con Massini sono dieci anni che lavoriamo assieme, questo è il settimo spettacolo che metto in scena scritto da lui. In pratica siamo come madre e figlio. Mi manda tutti i suoi testi, quelli che pensa possano interessarmi e quasi sempre ci azzecca. Così ha fatto con 7 minuti, l’ho immediatamente amato. Stefano poi lo ha fatto leggere ad Alessandro il quale ha sposato subito la causa e così è nata la nostra collaborazione

Quant’è difficile fare drammaturgia contemporanea?

È difficile, non lo nego, ma è un po’ meno difficile di un tempo.
Ci sono molti autori che negli anni sono riusciti a emergere. Molti di noi attori, siamo curiosi verso la contemporaneità, cerchiamo autori e registi che ci permettano di sperimentare.
Mettere in scena un classico molto spesso è un rifugio, mettere in scena un testo contemporaneo è un rischio, ma è un rischio che spesso ti premia se penso hai tanti riconoscimenti a Massini.
In Italia abbiamo bravi autori quali: Edoardo Erba (da noi intervistato a novembre), Mimmo Borelli, Fausto Paravidino, Roberto Alajmo oltre ad essere un bravo scrittore oggi è anche direttore del Teatro Biondo di Palermo.
Autori che si impegnano su più fronti per il teatro italiano.

7 minuti ha conquistato anche Michele Placido.

Michele Placido non ha visto lo spettacolo, ma ha deciso di realizzare il film di 7 minuti leggendo il libro di Massini (edito da Einaudi) ed insieme hanno scritto la sceneggiatura. Nel film, la vicenda si svolge in una storica fabbrica di Latina, Bianca è l’unico personaggio della versione teatrale. Michele, sapendo che interpretavo Bianca, si è confrontato con Stefano e sono stata opzionata per il film.

Mi tolga una curiosità. Perché il cinema italiano, ad un certo punto, si dimentica delle sue attrici, quelle con la A maiuscola?

Eh chi lo sa il perché. Non lo so, non lo so. Non è più successo che il cinema mi chiamasse. È una cosa bizzarra.

La famiglia 1987 regia Ettore Scola (che ci ha lasciato ad inizio anno) è stata la sua ultima vera apparizioni in un film con la F maiuscola.

Ci sono stati altri film, ma cose di poco conto. Nel ’76 girai in Francia un bellissimo film, Mado regia Claude Sautet che però non uscì in Italia, sono sicura che se quel film fosse uscito, avrebbe cambiato di molto la mia storia cinematografica.
Non è andata così, pazienza, ho continuato con il teatro.

Il teatro è la forma d’arte che più la rappresenta?

Sicuramente sì. Semplicemente perché ne ho fatto di più.
Non si nasce imparati, ho fatto tanto teatro e grazie a dio da un po’ di anni posso scegliere, decido io cosa fare. Quando si è giovani si viene scelti, un po’ come le squillo… aspettiamo che ci chiamino e andiamo. Adesso sono io che scelgo il cliente.

Touche!

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Tantissimi i milanesi, compresi noi di StarsSystem, che hanno applaudito dal 23 al 28 Febbraio presso il Piccolo Teatro Strehler Ottavia Piccolo e le sue compagne di viaggio. Viaggio che le porterà nelle seguenti città:

Treviso, Teatro Comunale, dal 4 al 6 Marzo
Lugano, Sala Teatro LAC, 8 e 9 Marzo
Castiglione delle Stiviere, Teatro Sociale, 10 Marzo
Mestre, Teatro Toniolo, dall’11 al 13 Marzo
Rovigo, Teatro Sociale, 15 Marzo
Copparo, Teatro De Micheli, 16 Marzo
Bolzano, Teatro Comunale, dal 17 al 20 Marzo
Pergine Valsugana, Teatro Comunale, 21 Marzo
Faenza, Teatro Masini, dal 22 al 24 Marzo
Piombino, Teatro Metropolitan, 29 Marzo
Santa Croce sull’Arno, Teatro Verdi, 30 Marzo
Colle Val d’Elsa, Teatro del Popolo, 31 Marzo
Città di Castello, Teatro degli Illuminati, 1 Aprile
Gubbio, Teatro Comunale, 18 Febbraio
Macerata, Teatro Lauro Rossi, 3 e 4 Aprile
Maiolati Spontini, Teatro Gaspare Spontini, 5 Aprile