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Mariana Rodriguez

Per i miei sogni sono pronta a combattere

slide-interna-alessandro-navaBy Alessandro Nava
7 Novembre 2016

Il pregiudizio è tra i peggiori mali di cui soffre l’umanità. L’ha imparato bene Mariana Rodriguez, la bellissima modella venezuelana arrivata qualche anno fa in Italia alla ricerca, come tanti, di una dimensione professionale e umana più soddisfacente. Volto e corpo (mozzafiato) di numerosi brand, viaggiatrice instancabile a Pechino Express, gieffina doc nella nuova versione Vip del più famoso tra i reality e ancora attrice, showgirl e webstar seguitissima, il sorriso sfavillante di Mariana nasconde però profonde ferite di un passato in cui niente le è stato regalato, ma a cui lei non ha permesso di scalfirne lo spirito.

“Sono nata a Caracas e lì ciò che conta è riuscire a sopravvivere, sai Ale? Sono cresciuta in una delle favelas più pericolose del mondo. E’ stato difficile, molto difficile. Sui banchi di scuola si impara da subito a difendersi, ero sempre in rivolta”.


Ma perché questo? Bisognava dimostrare di essere forti?

Sì, perché i ragazzi delle favelas hanno un altro tipo di mentalità, sono più aggressivi, hanno esempi in famiglia poco costruttivi, vivono di narcotraffico e malavita, è una realtà molto diversa dall’Europa.


Vince chi è più forte insomma…

Esatto, quindi pur non avendo mai litigato a scuola con le ragazze, lo facevo spesso coi maschi.


Tu hai fratelli, sorelle?

Sì, ho un fratello e una sorella dalla parte della mamma che sono più grandi di me, figli del primo matrimonio. Poi sono nata io, quando la mamma aveva già 42 anni e non se lo aspettava di certo. E’ stata una gravidanza molto sofferta, appena nata ero davvero uno scricciolo. Mio padre invece (il secondo compagno della mamma ndr) era molto più giovane, aveva solo 25 anni. Era molto bella la mia mamma, non ha mai dimostrato la sua età…


Hai preso da lei la bellezza allora!

Da tutti e due! (sorride). Papà ha tratti molto fini e delicati, quasi europei, mentre la mamma ha tratti esotici, con zigomi alti e pelle ambrata.


E quando hai cominciato ad avere consapevolezza della tua bellezza?

Da piccola non mi ritenevo affatto bella, anzi al contrario! A dire il vero detestavo anche il mio nome, che è la fusione di Mario (il nome del papà) e Ana (quello della mamma). Sono rimasti assieme solo cinque anni, poi si sono separati. Mio papà era un poliziotto impegnato alla lotta contro il narcotraffico ed è anche stato ferito da un colpo di pistola. Era una vita molto rischiosa la sua, ho dovuto cambiare scuola ad un certo punto. E’ stato molto faticoso, credimi.


Eppure nonostante ciò hai sempre mantenuto questo spirito così solare, come te lo spieghi?

Ho sempre pensato che chi nasce cattivo, lo sia a prescindere. Lo vedi fin da piccolo.


Però l’hai detto tu, quando cresci in certi contesti, a volte lo spirito di sopravvivenza ti porta ad essere più agguerrito.

Sì è vero, però il latino americano ha una fortuna. Anche se vive in certe condizioni mantiene un atteggiamento solare e allegro nei confronti della vita.


E’ qualcosa che avete nel sangue…

Esatto e comunque per quante cose spiacevoli ci siano state nella mia vita, ce ne sono anche state tante bellissime!

A 15 anni già sapevo quello che volevo:
vivere a Milano e fare la modella

Riesci a vedere il bicchiere sempre mezzo pieno.

Sì… (arrossisce).


Hai comunque sempre mantenuto un bel rapporto in famiglia nonostante la differenza d’età coi tuoi fratelli e la separazione dei tuoi genitori?

Sì per me la famiglia è davvero importante, sono stata la prima figlia del mio papà, ma poi ne ha avuti altri quattro da quattro donne diverse, e loro mi portano molto rispetto.


Quindi è un’incredibile famiglia allargata la tua!

Sì sì, li vedi questi capelli bianchi? Ecco hanno nome e cognome (scoppia in una fragorosa risata).


Cosa sognavi da ragazzina Mariana?

I sogni erano tanti, ma più di tutto sognavo di non vedere più mia mamma così provata dal lavoro. Faceva le pulizie, si alzava alle cinque del mattino e la vedevo tornare sempre affaticata a casa.


Crescendo quindi hai sentito il bisogno di darle una mano?

Sì certo! Nonostante la fatica ha sempre cercato di non farmi mancare nulla, per il mio primo computer ho dovuto aspettare un anno che mettesse i soldini da parte, ma alla fine me lo ha comprato. Da ragazzina ho fatto i mestieri più svariati mentre studiavo pur di dare una mano in casa: la commessa, ho lavorato in una tabaccheria, tutto ciò che era disponibile fare lo facevo. Ma a 15 anni già sapevo quello che volevo. “Io vado a vivere a Milano” ripetevo in continuazione, sognavo di fare la modella, guardavo le sfilate alla tv e ogni abito che vedevo desideravo indossarlo, così mamma me lo rifaceva uguale (sorride). Ho sempre pensato che volere è potere, è qualcosa che visualizzavo, che richiamavo mentalmente, spiritualmente e che desideravo fortemente.

La bellezza è un’arma a doppio taglio: a volte può provocare anche molta sofferenza

E come sei entrata in contatto col mondo della moda?

A 17 anni ho fatto il passaporto e sono venuta in Europa per la prima volta, ma fu scioccante, mi hanno fatto ritornare indietro perché avevo solo 300 euro in tasca e un biglietto di 3 mesi. E’ stata una delusione immensa, trattata malissimo, peggio di una delinquente. Quando sono rientrata a Caracas piangevo disperatamente e pensavo che il mio sogno non si sarebbe mai più realizzato.


E invece, non è stato così. Quale altra occasione è arrivata?

Grazie ad un mio amico italovenezuelano che una sera m’invitò ad una cena alla quale partecipavano diversi suoi amici, quasi tutti provenienti dall’Italia. Tra di loro c’era un ragazzo con cui scoppiò un colpo di fulmine, per quattro mesi fece avanti e indietro da Caracas poi mi chiese di andare in Italia con lui. Ma la convivenza non si rivelò felice e dopo pochi mesi la storia finì.


E quindi finalmente eri padrona della tua vita!

Sì qualcosa del genere (ride), perché in realtà mi sono innamorata di un altro ragazzo e per i tre anni della relazione mi sono praticamente dedicata a lui. Più che altro facevo la moglie (sorride). Ho fatto casting, provini, show-room, tanta gavetta alla ricerca di un’opportunità. Poi il destino ha voluto che capitasse l’occasione di Pechino Express, e quando mi hanno contattata dalla produzione m’immaginavo già di fare quel viaggio. Era proprio l’esperienza giusta per me, che amo viaggiare e non mi spaventa niente. Sono quella che se vede un buco dice andiamo a controllare dietro cosa c’è, e se è buio spero sempre ci sia luce in fondo.


Hai una visione ottimistica delle cose, che bello!

Sì assolutamente! Essere in Asia mi faceva ricordare casa, anche se non parlavo la lingua mi sentivo a mio agio. C’era molto spiritualità, umanità e disponibilità. E’ stato magico.


E da quel momento in avanti la tua carriera è decollata…

Sì, è stato così. Pochi giorni dopo il mio rientro in Italia è arrivata anche l’occasione di partecipare al film di Natale “Ma tu di che segno sei”? Non avevo mai recitato prima, ma durante il provino vedevo Neri Parenti (il regista) ridere di gusto. Quando mi confermarono nel cast del film non ci potevo credere, non ero più nella pelle, saltavo di gioia. E’ stato uno dei provini più belli fatti finora. Sono molto legata anche all’esperienza fatta con Carlo Conti in “Si può fare”, era un programma molto impegnativo perché in pochi giorni dovevi imparare ciò che i maestri studiano per anni. Grazie a quel programma mi sono resa conto di essere capace di fare tante cose, d’altronde non mi è mai mancata la voglia d’imparare e la determinazione è fondamentale in questo mestiere. Paola (Benegas, la sua manager ndr) era terrorizzata dalle mie esibizioni spericolate e mi pregava sempre di essere molto attenta. Ma io sono così, amo mettermi alla prova, volevo dimostrare che non c’erano solo le tette, ma avevo anche le “palle” (ride). Poi è arrivato il GF Vip e ho pensato che potesse essere l’occasione giusta per farmi conoscere a prescindere dall’aspetto, è un programma nel quale puoi mostrarti per quello che sei e far venir fuori la tua personalità.

A volte però la gente di spettacolo si nasconde dietro il personaggio costruito…

Vero! Ma soprattutto è vero che le donne di spettacolo si mettono sempre in competizione con le altre donne, l’amicizia al femminile è molto difficile.


Ma tu, di contro, ti senti una donna in competizione con le altre?

No no, l’unica competizione che vivo è con me stessa, nel migliorarmi come persona.


Quindi l’invidia è un sentimento che non conosci?

Quando mi capita di provarla perché magari qualcuna ha preso un lavoro che avrei voluto fare io corro a pregare, chiedo a Dio di perdonare questa debolezza e poi mi ricordo che tutto ha un perché nella vita e quindi smetto di soffrire per questo spiacevole sentimento.


Quindi ti piacerebbe avere amicizie al femminile?

Sì certo, quando ero ragazzina è capitato che le mie “nemiche” diventassero poi care amiche. Trovo molto brutto chi giudica senza conoscerti, io cerco di non farlo mai. Fra donne purtroppo succede che l’aspetto esteriore pregiudichi il rapporto. Ho due care amiche qui in Italia, che però non fanno parte del mondo dello spettacolo.


La bellezza è un grande valore, che in alcuni casi diventa una protezione, in altri un fardello.

Sì è un’arma a doppio taglio che può provocare anche molta sofferenza.


Che cos’è l’eleganza per te?

L’eleganza fa la differenza tra le persone, racchiude l’educazione, un certo portamento e comportamento, saperti relazionare con gli altri. Non tutti sanno cosa significhi.


E secondo te è importante circondarsi di persone che abbiano qualità umane, o si può frequentare chiunque e rimanere “puliti”?

Ho imparato a mangiare allo stesso tavolo di Giuda, senza mai sporcarmi. Se quella persona è cattiva, è un problema suo, non mio, se la pensa diversamente da me, è un problema suo non mio, se qualcuno mi giudica senza conoscermi è anche quello un problema che non mi appartiene.


Non ti vuoi fare carico del giudizio degli altri…

No assolutamente no, ho talmente tanti problemi nella mia vita personale, che ho imparato a farmi scivolare addosso le cattiverie.

A proposito di vita personale, che ruolo ha l’amore nella tua vita?

E’ fondamentale l’amore nella mia vita! L’amore è tutto! Io provo amore in ogni cosa, per gli animali, per le mie piante a cui do il buongiorno e con cui parlo appena sveglia (scoppia in una sincera risata).


In effetti mi riferivo proprio al concetto di amore nell’accezione più ampia del termine…

Cerco di vivere con amore ogni cosa e quando sono fidanzata do tutta me stessa. Con Filippo (Di Renzo, il modello italo-belga con cui Mariana era in crisi poco prima di entrare nella casa) è nato un feeling speciale fin da subito, non è solo bello fuori è anche bello dentro. Quello che ho vissuto con lui nell’ultimo anno non l’avevo mai vissuto prima. Abbiamo scoperto una forma d’amore più grande di quella che credevamo di conoscere, è un’intesa la nostra che va al di là di tutto, senza etichette. Anche lui, che è uno spirito libero, che ha vissuto ovunque, ha riconosciuto in me un’affinità che non aveva mai trovato prima.


Da quanto tempo non torni in Venezuela?

Non torno a casa da tre anni, adesso la situazione lì è davvero brutta, le risorse, anche quelle primarie sono molto scarse e, se mentre prima mandavo soldi e qualche regalino, adesso mi preoccupo che abbiamo anche da mangiare.


E come ti fa sentire oggi essere nelle condizioni di aiutare la tua famiglia?

Mi fa sentire una donna di sessant’anni (sorride). Ho tante responsabilità, prima mi occupavo solo della mamma, adesso aiuto anche mio padre (con il quale non ha parlato negli ultimi anni) e i miei fratelli più piccoli. Può anche essere stato un uomo con dei problemi, ma è sempre mio padre, d’altronde pappagallo vecchio non impara più a parlare, lo devo accettare per quello che è. Non è un buon momento per la mia famiglia e per i venezuelani in genere e questo mi ha fatto crescere molto, mi ha molto responsabilizzato.


Se ti dovessi immaginare tra dieci anni che sensazioni vorresti vivere, che cosa pensi che ti manchi in termini di emozioni?

Un figlio, io adoro i bambini, la maternità è il mio sogno più grande. Da me c’è tanta sofferenza, puoi vedere bambini in giro per strada e questa cosa mi ha sempre straziato il cuore. Sono realtà molto diverse da quelle che si vivono qui in Italia, in Europa.

Ma hai mai pensato che cosa sarebbe potuta essere la tua vita se non fossi stata così bella, se non avessi potuto lavorare nel mondo della moda e della tv?

Sai che non lo so? Io volevo fare la psicologa, avrei anche voluto studiare come disegnatrice, sarei comunque andata via alla ricerca di un qualcosa, non sapevo mettere a fuoco esattamente che cosa sarebbe potuto essere, ma volevo un’occasione. Ad ogni modo nella mia vita voglio qualità non quantità. C’è chi arriva più velocemente facendo certe scelte e c’è chi ci arriva gradino dopo gradino facendo il suo percorso. L’ho sempre pensata così.


C’è qualcosa che ti spaventa?

No, non c’è nulla che mi spaventi. Io medito molto, prima mi spaventava l’idea della morte, adesso neanche più quella. Grazie alla meditazione ho scoperto una grande forza interiore. E poi sono molto spirituale e grata. Ringrazio ogni giorno per quello che vedo e vivo.


Che bella cosa è la gratitudine, credo che alleggerisca il cuore e dia valore alle persone.

Sì, è così! Una volta mentre pregavo al mattino e dicevo “Grazie”, la mia mamma mi guardò e mi disse che aveva imparato da me ad essere grata, quelle parole mi emozionarono moltissimo. In questo mondo spesso ingrato si deve insegnare con l’esempio. Negli ultimi anni ho passato il Natale lontano dalla mia famiglia e ho sofferto per questo. Due anni fa ero a Roma, lavoravo anche il giorno di Natale e, grazie ad un’amica ho potuto passarlo con dei bambini sfortunati di una casa famiglia. Ho sempre cercato di aiutare i meno fortunati ma non ho mai fatto della beneficenza un vanto, vedere però i loro visi illuminarsi di felicità per i doni ricevuti mi ha riempito di gioia, è stato il regalo più bello che potessi ricevere. In questo momento della mia vita sento forte il desiderio di sapere la mia famiglia più serena, se potessi esprimere un desiderio sarebbe quello di poterli portare presto con me, perché non esiste successo, né fama, né denaro se non puoi condividere la vita con le persone a cui vuoi bene.

Ph: Luca Di Fazio
Creative Director: Alessandro Nava
Set Assistant: Vicky Reder
MUA & Hair: Marta Biella

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