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By Antonino Pezzo
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“Can I be me?” – Posso essere me stessa? – diceva spesso Whitney Houston, prima di abbandonarsi definitivamente. Si tratta di una frase micidiale che sta riemergendo proprio in questi giorni per via dell’uscita di Whitney, il docufilm sulla sua intensa esistenza. La regia è stata affidata a Nick Broomfield, già regista del film su Kurt Cobain, e sembra che la sua visione della Houston sia stata capace di spezzare il cuore di molti.

Viene da chiedersi: come può non essere stata se stessa, Whitney? Cosa le mancava? Aveva tutto? La risposta è proprio dietro l’angolo. In un’intervista degli anni ’90 ha affermato: “I soldi non ti rendono felice, tantomeno la fama. Si pensa sempre che chi ha avuto successo debba per forza essere felice: non è così. Devi trovare la felicità dentro te stesso, devi sapere chi sei prima di entrare in questo business”.

E ancora frasi come: “Nessuno mi fa fare qualcosa che non voglio fare. È una mia decisione. Quindi il mio più grande demone sono io. Posso essere la mia migliore amica o la mia peggior nemica.” Parole umane, natura di un’anima sensibile in cerca di rifugio, ma anche pensieri che nascondo una realtà spaventosa e dolorosissima.

Nel documentario assistiamo ad una Whitney senza censure e orgogliosa delle sue origini afroamericane, amica, moglie e madre, donna di straordinario talento che ha saputo conquistare un’ampia fetta del panorama musicale planetario. La BBC si è buttata a capofitto in questo progetto di raccontarla, senza ottenere però l’appoggio della famiglia della cantante. La pellicola rimarrà eccezionalmente nelle sale fino al 28 Aprile.

Il ritratto che ne viene fuori è di una bella signora detentrice di primati assoluti, ma sopraffatta da un’esistenza lacerante comandata dalla droga. Faceva uso di crack, entrava e usciva dalle cliniche di riabilitazione, senza riuscire a gestire il tutto: la fama, la causa in tribunale con suo padre che le aveva chiesto 100 milioni di dollari, le violenze che riceveva dal marito Bobby Brown, con il quale condivideva persino la dissolutezza, la crescita della figlia. E purtroppo anche quest’ultima, Bobbi Kristina Brown, è prematuramente scomparsa con un destino crudelissimo.

Whitney verrà ricordata come “The Voice”. Tutte le volte che ascolteremo la sua I will always love you, il brano che l’ha resa leggenda, si confermerà eterna per noi. Lo sarà anche per chi verrà dopo: oltrepassando le epoche. Non ci rassegneremo mai a questa perdita straziante.