Viramundo: intervista a Gilberto Gil

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Viramundo: intervista a Gilberto Gil

“Viramundo”, il film diretto da Pierre-Yves Borgeaud, segue Gilberto Gil tra le regioni del Sud Africa post-apartheid, poi nei territori feriti dell’Australia aborigena ed infine nella foresta pluviale dell’Amazzonia, nel suo paese di origine, il Brasile. Lo segue in un viaggio verso luoghi, dove le questioni razziali rimangono onnipresenti, problematiche e dolorose. “Viramundo” è un dialogo musicale; un tentativo di sintetizzare una realtà complicata, proprio come fanno le migliori canzoni di Gilberto Gil. E così, tra incontri e concerti, scopriamo la sua visione di un futuro dove le diversità sono sempre più connesse tra loro: un mondo ricco di speranze, di cambiamenti… e soprattutto di musica!

Come è nato il progetto e a quale punto è stato chiaro il fatto che “Viramundo” sarebbe diventato non solo un viaggio fisico e musicale, ma anche un film?
Il progetto è nato da una proposta di Emmanuel Gétaz (il produttore) e la sua crew. Era una proposta di un film dall’inizio. L’idea era di dirigere un film che mettesse d’accordo la musica brasiliana, la mia carriera, le relazioni tra quello che ho fatto per l’arte e la politica al Ministero della Cultura, lo sviluppo del Brasile come un paese multiculturale in una prospettiva globale. Inoltre, dall’inizio era chiaro che non sarebbe stato un ritratto tradizionale, ma un viaggio attraverso l’emisfero sud per cercare le connessioni tra Africa, Brasile ed Australia.

Come sono state scelte le ambientazioni? Ha avuto un certo interesse in queste comunità e nelle questioni che hanno dovuto affrontare?
Le ambientazioni sono state scelte per la naturale connessione di elementi da una prospettiva storica. Africa, Sud America e Australia hanno resistito alla colonizzazione. Ma quali sono i risultati della colonizzazione in questi paesi oggi? Le persone sono state sfruttate, predate, invase e si possono contare anche molti altri aspetti negativi causati dalla colonizzazione europea. Naturalmente, ci sono anche degli aspetti positivi… ma storicamente penso che dobbiamo riconoscere l’impatto negativo della presenza europea in questi paesi. Sono stati lì per sfruttare il territorio, per l’oro, l’argento, le piantagioni di canna da zucchero, le risorse naturali, ecc. Il futuro possibile per il Brasile è collegato in qualche modo con un futuro possibile per le tribù africane che hanno sofferto per l’apartheid nel Sudafrica o per gli aborigeni in Australia. E lo stesso è accaduto in Brasile. Gli schiavi africani e gli indigeni che hanno sofferto sono stati cambiati nel vero senso della parola. Noi abbiamo gran parte della popolazione di colore, che è esclusa dai processi di civilizzazione e dallo sviluppo economico. Abbiamo, in un senso, un tipo di apartheid per la popolazione nera brasiliana così come è presente per il popolo nero d’Africa e per gli aborigeni dell’Australia.

Qual è stata la più grande sfida o il momento più difficile durante la fase di riprese o di realizzazione del film?
Penso che le sfide abbiano a che fare con la logistica. È complicato fare un film in luoghi diversi. Non solo per me, ma anche per tutte le persone coinvolte! D’altro canto, incontrare persone, parlare con loro, condividere aspetti comuni della nostra cultura e della nostra storia… Questi sì che sono momenti interessanti e divertenti. Perfino un incontro ravvicinato con un coccodrillo può esserlo!

La sua esperienza in Viramundo ha cambiato lei e la sua visione sull’attivismo politico?
Più che cambiare le mie visioni, e le visioni delle persone che hanno partecipato al progetto, “Viramundo” è servito a tutti noi. È stato bello confermare i nostri sospetti. Dovremmo mantenere la nostra determinazione di lottare per un mondo migliore e un migliore patto sociale a livello globale. Ora, siamo in grado di stare vicini alle persone e condividere diversi contesti: essere in grado di parlare con persone diverse che vogliono condividere la nostra visione del mondo in diversi contesti, così come essere in grado di parlare con loro era un elemento importante che ha rinforzato le mie speranze ed aspettative! Ora, però, un piccolo cambiamento si sta manifestando… Perché se sei interessato a fare cose prima, dopo questo film, sei interessato due volte in più a combattere e usare la tua intelligenza, la tua energia fisica e spirituale a favore di un mondo migliore.

Il suo ottimismo riguardo al potere della tecnologia e l’impatto che ha sulla cultura e sulla comunicazione è rimasto intatto?
Non vorrei dire che rimane intatto, perché niente rimane intatto quando vengono a galla le speranze e le aspettative per il futuro. Le cose cambiano rapidamente tutto il tempo. E allo stesso tempo, dobbiamo mantenere i legami con ciò che rimane del passato. Ma io sono ancora ottimista, di sicuro. Stiamo iniziando a vivere un periodo più difficile anche per quanto concerne le nuove tecnologie, lo spazio cibernetico e internet. I conflitti si stanno acuendo, così come ci sono stati scontri tra diversi interessi. I poteri politici e tradizionali provano ad portare avanti queste tecnologie affinché lavorino per loro stesse, per i loro obiettivi. E noi abbiamo un grande ruolo da giocare. Dobbiamo combattere per questa tecnologia in modo che diventi uno strumento di liberazione, uno strumento che permetta nuove aspettative per le popolazioni dell’Africa, in Sud America e ovunque. Anche se avessi una grande speranza e aspettative molto positive, so che iniziamo a trovarci di fronte a un periodo molto difficile. Le popolazioni, gli esperti, i militanti, dovrebbero iniziare a mettersi in guardia.

Pensa che la linea politica per cui si è impegnato, come Ministro della Cultura in Brasile, possa essere di successo in altri contesti?
Di sicuro, il Brasile è un paese con grandi differenze razziali, economiche e sociali. In questo senso, il Brasile è simile a molti posti in Africa, Asia e Australia e anche in Nord America. Perciò, qualsiasi agenda politica che ha avuto successo in Brasile, potrebbe essere riproposta in posti simili. Per esempio, il programma dei “luoghi di cultura” (Pontos de Cultura), che abbiamo iniziato a creare in Brasile quando ero ministro della Cultura, ha riscosso molto di successo in un senso. Noi abbiamo replicato questi programmi in luoghi dell’Africa, Europa, Giappone e fino agli Stati Uniti. Il bisogno di attenzione e supporto dalle aree sottosviluppate e nei settori bistrattati della società è andato oltre. C’è un forte bisogno di portare equilibrio nella società. È tutto glocal oggi. Qualunque cosa sia di successo in Brasile dovrebbe essere applicata ad altri posti.

Che cosa le piace (e non le piace) nella politica?
La cosa positiva riguardo alla politica è che crea un linguaggio comune. Ogni paese o società può usare questo linguaggio per stabilire un dialogo e cercare di risolvere conflitti e andare avanti. Il linguaggio politico è un linguaggio universale, insieme con la diplomazia. Sono strumenti di comunicazione importanti tra le nazioni. Il problema che rimane invece nella politica, comunque, è di essere dominata da pochi che detengono il potere, da persone che lottano per mantenerlo e spesso rendono difficile al resto della società l’accesso agli strumenti che portino alla liberazione, crescita etc.

Che vorrebbe dire riguardo alle sue attività artistiche e politiche in termini di impatto?
Penso che non ci sia opposizione tra i miei due ruoli. Noi dobbiamo essere artisti, o lavoratori, o pensatori e allo stesso tempo cittadini, integrati nella società. Ma tra arte e politica, non so quale sia la più efficiente. È relativo. Penso che prima di tutto, trovarsi in una situazione politica, avendo il potere di fare le cose, fare e cambiare le leggi, è uno strumento forte per promuovere il cambiamento più delle arti per esempio. Le arti stanno parlando indirettamente alle persone. La politica ha sempre un impatto positivo o negativo con le vite delle persone. Le arti diventano una specie di seconda possibilità per aumentare la consapevolezza, promuovere i desideri positivi e le buone attitudini. Le arti hanno un potere spirituale in quelle aree dove la politica ha una presenza concreta.

Come descrive la sua capacità di comunicare e condividere sentimenti attraverso la musica?
È il sogno della vita di tutti! Per me, la musica è sempre stato un linguaggio interno e prezioso. È uno speciale strumento di comunicazione. La musica è spirituale, naturalmente. Io sono stato sempre molto a mio agio nell’utilizzare la musica come un mezzo per condividere e cambiare le cose. E’ anche difficile definire il mondo meraviglioso e divertente della musica. Le parole non sono abbastanza. Non possiamo definire la bellezza della musica, è in se stessa. Inizia a fischiare