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Non tutte le ciambelle riescono col buco. Purtroppo non basta il direttore della fotografia di Cristopher Nolan a fare un film di Cristopher Nolan. Purtroppo Wally Pfister in cabina di regia sembra non avere la stessa dimestichezza che lo ha portato a vincere l’Oscar per la sublime fotografia di Inception. Possibile che con degli attori di questo calibro ed una storia di questa portata sia riuscito ad annoiarmi così tanto per un ora e mezza?

Ebbene si, Wally Pfister, al suo esordio come regista, è riuscito nell’impresa. Purtroppo raccontare una storia attraverso le immagini creando interesse e rendendola avvincente non è una cosa semplice. Ci vuole sensibilità, bisogna saper scegliere la musica giusta, bisogna capire come dirigere gli attori e come rendere interessanti le loro problematiche, bisogna essere capaci di unire il tutto in fase di montaggio con un lavoro accurato sulla tempistica dove anche un solo secondo di troppo può stravolgere ritmo e significato… Tutto questo manca in Transcendence, nonostante i molteplici aspetti positivi come la bellissima storia, l’ultima mezz’ora che potrebbe togliere il fiato, i numerosissimi spunti di riflessioni etiche e filosofiche che pervadono ogni dialogo. Ma forse proprio questo è il fardello che appesantisce tutto. Un film non deve essere un trattato. Un film deve coinvolgere. E l’unica cosa che mi coinvolgeva mentre lo guardavo era il distacco. Peccato. Peccato. Peccato. Forse lo rivaluterò ad una seconda visione ma perfino io che sono sempre entusiasta e positivo poche volte mi sono irritato tanto al cinema. Un capolavoro mancato…. di molto.