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By Riccardo Galeazzi
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Super vincitore alla scorsa Mostra del Cinema di Venezia, La Forma dell’AcquaThe Shape of Water del regista messicano Guillermo Del Toro, padre di Hellboy e Il Labirinto del fauno, si prepara ad uscire nelle sale italiane il prossimo 14 Febbraio.

Elisa è una giovane ragazza muta, senza famiglia, che lavora come donna delle pulizie in un laboratorio scientifico sotto il controllo del Governo degli Stati Uniti. I suoi unici affetti sono il suo vicino Giles, sessantenne omosessuale, discriminato sul lavoro, e Zelda, sua collega afroamericana. Nel clima della Guerra Fredda, accade un giorno che nel laboratorio arrivi una strana creatura a metà strada tra uomo e pesce. L’essere viene ripetutamente sottoposto a esperimenti dolorosi e le sue grida vengono udite da Elisa, la quale inizia a prendersi cura di lui. All’inizio per pietà, poi per amore.

Una bella favola d’amore in stile Del Toro. Al regista è sempre piaciuto mischiare grottescamente storia reale e creature fantastico/mitologiche. È, se possiamo dire così, il suo tratto distintivo. Ma non è solo questo. In The Shape of Water si possono riconoscere chiaramente tutte le passioni di uno degli autori cinematografici più importanti del nostro tempo. Elisa, Giles e Zelda sembrano lontani parenti dei protagonisti sfortunati della letteratura tra l’800 e il ‘900: come questi ultimi sono infatti reietti della società; una donna nubile muta, un omosessuale, una afroamericana nel tempo della segregazione.

Reietti che tentano di sollevarsi e che falliscono, ma che possono ancora diventare eroi. «Non siamo nulla. Non possiamo fare nulla» dice Giles. «Se non facciamo nulla, saremo nulla» ribatte Elisa. Proprio lei è l’unione agrodolce tra la donna reale – quella che sgobba per lavare i pavimenti e subisce le molestie del capo sul posto di lavoro – e la donna cavaliere (in letteratura il Cavaliere è colui che è pronto a compiere imprese più grandi di sé per conquistare il proprio amore).

Ma se del Toro vuole parlare di Amore, come lo intende lui, allora non gli basta unire una ragazza con un mostro marino; deve presentare anche quelli che per lui sono gli innamorati strani. Come in tutte in tutte le favole, anche qui c’è un antagonista: il Signor Strickland è il capo del progetto di studio dell’essere acquatico; un uomo cattivo nel comportamento e nell’aspetto (il povero Michael Shannon ha avuto il ruolo direttamente da madre natura), che tuttavia vive con una moglie bionda e cotonata, un po’ assorta nel suo mondo. Lo stereotipo viene esasperato e lo spettatore è invitato a chiedersi quale, tra le coppie, sia davvero innamorata.

In conclusione, coloro che erano rimasti delusi da Pacific Rim o Crimson Peak, ultimi film firmati Guillermo del Toro, ritroveranno la speranza. Il Leone d’Oro, The Shape of Water, sembra La Bella e la Bestia formato adulto e considerato il successo del classico Disney, possiamo aspettarci un gradimento, forse, alla pari.