Una domanda: Giulia De Lellis, perchè?
18 Settembre 2017
Martin Garrix: il nerd che fa ballare il mondo
20 Settembre 2017

By Riccardo Galeazzi
19 Settembre 2017

“What’s your passion? Che cosa ti appassiona?” È questa la domanda che attraversa The Good Catholic, il nuovo film di Paul Shoulberg uscito la scorsa settimana negli USA. In attesa di una data per l’Italia, noi di Stars System l’abbiamo visto in anteprima e siamo pronti a parlarvi di uno dei titoli che questo inverno più divideranno i pareri della critica. Padre Daniel Jameson è un giovane sacerdote novello che, insieme al vecchio parroco, padre Victor (Danny Glover), attento tradizionalista della vecchia scuola, e a Padre Ollie (John C. McGinley – il dottor Cox di Scrubs), frate francescano progressista, si districa tra i problemi di una piccola parrocchia. Daniel però ha un segreto: ha scelto di diventare prete solo per esaudire il desiderio pronunciato dal suo vecchio in punto di morte. Forse non ha mai sentito la chiamata di Dio; forse non ha mai sentito sua questa vocazione. Nonostante ciò, segue il suo ministero con dedizione. Accade però che una sera, durante una confessione, conosce Jane, una giovane agnostica che dice di essere affetta da una malattia terminale ed è in cerca di qualcuno con cui parlare. Jane smuove ogni instabile certezza di Daniel e lo obbliga a rimettere in discussione la sua fede.

Ben presto tra i due nasce un’amicizia che rischia di sfociare in qualcosa di più. Indipendentemente dall’essere atei o credenti, The Good Catholic è un buon film, recitato bene, scritto meglio, forse a tratti un po’ lento ma comunque godibile. La storia di un giovane prete diviso tra tradizione e amore – una storia che ogni tanto si lascia andare a qualche luogo comune – è interessante e attualissima; perché, seppur a volte protagonisti di fatti di cronaca, i sacerdoti rivestono un ruolo importante nella nostra società. E sarà proprio questa la causa di divisione nel pubblico. I cattolici diranno che il film è offensivo e i non praticanti lo troveranno troppo rispettoso. E nessuno avrà capito il reale messaggio. Nel 2017 questa è già la terza produzione destinata al grande pubblico che affronta lo stesso tema: l’esistenza di Dio. Un argomento che interroga sia il credente Martin Scorsese – vedi Silence – sia l’agnostico Paolo Sorrentino – vedi The Young Pope.

Padre Daniel non è altri che ognuno di noi. E con “noi” ci si riferisce in particolare a ogni italiano educato alla religione con precise metodologie e carismi che poco fanno percepire di Dio. 

Padre Daniel, da quando ha provato sulla sua pelle l’esperienza del lutto – la morte del padre -, è in perenne ricerca di Dio ed è diviso, citando Freud, tra l’Es/Padre Ollie, rappresentazione delle passioni terrene e dei bisogni del corpo, e il Super-io/Padre Viktor, censore di tutto ciò che considera a-morale. È soltanto quando Daniel è costretto a rimettere le mani nel dolore – la malattia terminale di Jane che per tutto il film non si capisce se vera o inventata -, a fare a pugni con la propria storia, che ritrova Dio. Dio, per i cristiani, coincide con l’amore gratuito, l’amore di Cristo crocifisso che, in The Good Catholic, ritroviamo ancora una volta col personaggio di Jane. Se si segue questa interpretazione, ecco che capiamo di non essere di fronte a una pellicola scandalistica che critica il celibato del clero, bensì a un film che si pone una domanda vecchia come il mondo.