The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca: recensione

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Nel 2008, nelle settimane precedenti alla storica elezione di Barack Obama, Wil Haygood, scrittore ed ex corrispondente estero del «Washington Post», decise di trovare un afro-americano che avesse lavorato alla Casa Bianca e fosse stato testimone del movimento dei diritti civili da dietro le quinte. Dopo innumerevoli telefonate, Haygood trovò la persona che stava cercando: Eugene Allen, 89 anni. Aveva servito otto presidenti dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta, e quando Amy Pascal, co-presidente della Sony Pictures Entertainment, lesse la sua intervista sul «Washington Post», portò la storia all’attenzione della produttrice Laura Ziskin. Così, nacque l’idea del film “The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca” per la regia di Lee Daniels, che  mostra un eroe comune immerso in una delle battaglie più importanti e sanguinarie della storia degli Stati Uniti d’America: l’integrazione razziale.

Di fatto, ambientato nel turbolento scenario politico dell’America del XX  secolo, il film di Lee Daniels, racconta la storia di Cecil Gaines (Forest Whitaker), il maggiordomo della Casa Bianca che tra il 1957 e il 1986 fu al servizio di sette amministrazioni presidenziali. La pellicola inizia nel 1926, dove si vede un giovane Cecil che fugge dalla tirannia del Sud, fortemente segregazionista, alla ricerca di una vita migliore. Nel suo duro percorso di crescita, Cecil riuscirà a lavorare come maggiordomo in un albergo e diverrà testimone diretto delle dinamiche interne dello studio ovale durante gli anni del movimento per i diritti civili. Grazie al suo ruolo alla Casa Bianca, Cecil riuscirà a garantire alla moglie Gloria (Oprah Winfrey) di crescere i loro due figli e di vivere una rassicurante e agiata vita borghese. Però, il suo impegno nei confronti della “First Family” sarà causa di tensioni e discordie familiari, e favoriranno l’allontanamento di Gloria e del figlio maggiore (David Oyelowo) che resterà sempre contrario al sistema e non accetterà mai lo status quo.

Attraverso lo sguardo e le emozioni della famiglia Gaines, il film di Daniels percorre gli eventi e i cambiamenti della scena politica americana e delle relazioni razziali: dall’assassinio di John F. Kennedy e di Martin Luther King, ai movimenti dei Freedom Riders e delle Black Panther, alla Guerra del Vietnam e allo scandalo del Watergate. Questi eventi si ripercuoteranno su Cecil, sia come padre di famiglia, che come maggiordomo all’interno della Casa Bianca.

Con un incredibile cast che include Forest Whitaker, Oprah Winfrey, Mariah Carey, John Cusack, Jane Fonda, Cuba Gooding Jr., Terrence Howard, Elijah Kelley, Minka Kelly, Yaya Alafia, Lenny Kravitz, James Marsden, Alex Pettyfer, Vanessa Redgrave, Alan Rickman, Liev Schreiber e Robin Williams, il film racconta la tenacia e la determinazione di un uomo, la nascita di una nazione e la forza della famiglia.

Al di là dello spaccato di vita di Cecil Gaines, della sua epopea e delle rivendicazioni di suo figlio, ferocemente segnato dalle questioni razziali, la pellicola è impregnata di un sottotesto molto forte. L’unico neo è che è decisamente didascalica nell’approccio storico degli eventi storici. D’altro canto, però, punta al sentimento, mostrando le battaglie per i diritti delle persone di colore e gli orrori d’America. Tecnicamente ben fatto, con ottime ricostruzioni sceniche, “The butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca”, in definitiva, porta in scena il passato doloroso degli afro-americani, con un inevitabile tocco poetico che infarcisce l’aspetto storico-documentaristico del film, anche se avrebbe potuto sfiorare il capolavoro se solamente avesse osato di più.