gabriel garko
Premio Rodolfo Valentino 2014 Italian Excellence : ecco i vincitori
7 Maggio 2014
Transcendence – recensione
10 Maggio 2014

Cosa dire ancora su questa nuova saga di SpiderMan? Ce n’era davvero bisogno? In molti hanno espresso le loro perplessità sulla necessità di un operazione del genere senza comprendere due aspetti importanti: 1) L’uomo ragno è in assoluto il supereroe più amato da bambini e adolescenti, un vero e proprio simbolo per la città più importante d’America e di conseguenza un brand dalle potenzialità economiche infinite. Se foste voi i produttori smettereste di fare film su Spiderman solo perchè il team della prima trilogia ha abbandonato il progetto? 2) Nei fumetti ci sono migliaia di versioni diverse e alternative dello stesso supereroe, al cinema abbiamo centinaia di versioni di Sherlock Holmes, James Bond, Zorro, Robin Hood ecc ecc per non parlare delle infinite trasposizioni shakespeariane che ogni anno in tutto il mondo vengono prodotte teatralmente e talvolta cinematograficamente.

E’ giusto vedere Amleto e Macbeth rivisitati in tutte le salse ma si storce il naso di fronte ad un solo reboot di Spiderman? Solo perchè Shakespeare è colto e l’uomo ragno è cinema popolare? Incoerenza e snobismo allo stato puro. Non c’è assolutamente nulla di male, anzi questo tipo di operazioni possono portare freschezza e dimostrare (come ha fatto Nolan con Batman) le potenzialità inesplorate di un semplice e a prima vista “banale” supereroe. Il problema principale di questa nuova saga, però, è stato che il primo capitolo differiva di poco rispetto all’originale, risultando una sterile copia, vagamente più seria e realistica ma in realtà scarica dell’innovativa (all’epoca) potenza visiva e dell’imprinting pop/postmoderno che ha lasciato nel cinema a venire, perdendo così palesemente il confronto e lasciando un senso di inutilità purtroppo condivisibile da tutti, anche da chi, come me, apprezza questi progetti. Inoltre, sapendo che il regista era il Marc Webb autore del bellissimo cult romantico “500 Giorni Insieme” il film è stato una doppia delusione ma si intuisce anche perchè abbia comunque trovato momenti preziosi nella descrizione della storia d’amore adolescenziale tra i due protagonisti e nella loro caratterizzazione. Caratteristiche che soprattutto in questo secondo capitolo diventano il vero punto di forza della pellicola portando il film a dei picchi qualitativi inaspettati. Archiviato il difficile compito di raccontare nuovamente la genesi del personaggio, finalmente si passa ad una storia originale dai risvolti alquanto inaspettati, dove la strepitosa alchimia tra Peter e Gwen e il loro rapporto d’amore combattuto la fa da padrone. Le loro scene sono quanto di più intimo, dolce e sensibile si possa trovare in un blockbuster supereroistico moderno. Romantico, ironico al punto giusto (con momenti esilaranti e mai invadenti), spettacolare a livello visivo come neanche i vecchi Spiderman sono stati, a tratti cupo (alla prima bellissima entrata in scena di Electro vedere bambini spaventati che lasciano la sala fa sorridere maleficamente…), il film incolla lo spettatore alla poltrona e regala alcune bellissime sorprese che se fossero arrivate dopo una trasformazione più accurata dei vari villain di turno (tagliati troppo con l’accetta, grande rimpianto del film), sarebbero potute essere molto più efficaci e devastanti. La vecchia saga ha segnato un epoca e il paragone continua a pendere a favore dei film di Sam Raimi, ma almeno ci siamo goduti una pellicola che coinvolge, stupisce, e in parte rende nuovamente giustizia al più celebre dei personaggi creati da Stan Lee.