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By Riccardo Galeazzi
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È come essere in un sogno. Non fraintendete, i sogni non sempre sono positivi e il più delle volte accadono cose che lasciano disorientati. È questo il caso di Star Wars: Gli ultimi Jedi, tanto atteso ottavo episodio della saga di George Lucas, uscito in sala lo scorso 13 Dicembre. Si riprende da dove ci eravamo fermati due anni fa. La Resistenza guidata dalla Principessa Leia sta abbandonando l’Avamposto di Lynn dopo che il Primo Ordine ha scoperto la posizione della loro base segreta. Nonostante tutti gli sforzi del Capitano Poe Dameron, il Primo Ordine sta vincendo. I nostri eroi attendono un miracolo; miracolo che potrebbe chiamarsi Luke Skywalker. Ma il vecchio maestro Jedi si è ritirato e non ha intenzione di impugnare di nuovo una spada laser. Però, forse, Rey potrebbe fargli cambiare idea…

Il regista e sceneggiatore Rian Johnson ha completamente rivoluzionato la saga di Star Wars. Coloro che tra voi si sono lamentati che Il Risveglio della Forza fosse troppo simile al primo e originale Guerre Stellari, non rimarranno delusi da Gli Ultimi Jedi; lo saranno invece tutti quelli che sperano di trovarsi il classico universo di Lucas. Fare propri i principi dei Padri e andare oltre: questo è stato l’intento dichiarato di Johnson. Non si può dire che non si parli di Forza, che non ci siano spade laser e tutti gli elementi che ci vengono in mente appena pensiamo a Star Wars, ma le evoluzioni della storia e dei personaggi sono imprevedibili tanto quanto o più di quelle delle moderne serie tv.

Insomma questo Episodio VIII è girato al passo coi tempi. E dal 1977, quando i film rimanevano al cinema interi anni senza mai uscire di programmazione, al 2018, (visto una volta basta), il modo di raccontare storie si è necessariamente modificato. Non senza errori però. La velocità con cui fruiamo la storia è studiata a tavolino, ma gli autori dicono troppo spesso “Il pubblico immaginerà quello che manca” rischiando così voragini nella trama. E purtroppo Gli Ultimi Jedi ha tantissimi buchi neri che non passano inosservati. Non sappiamo dove cominciano gli errori di sceneggiatura e dove invece siano stati volutamente lasciati dei vuoti da riempire con il prossimo capitolo o nei libri spin-off. Certo è che però danno fastidio. Come dà fastidio l’eccesso di ironia che Johnson ha messo in tutta la sceneggiatura, di cui i primi sei episodi sono sostanzialmente privi, per non parlare dell’esagerazione del fantastico: fa niente che sia Star Wars, non ci crediamo ai personaggi che si muovono senza protezione nello spazio profondo come fossero un misto fra Superman e Mary Poppins.

Quello che però sicuramente apprezziamo è l’approfondimento che si ha sulla definizione di Forza e il modo in cui la giovane Rey l’apprende. Le scene sull’Isola Sacra dei Jedi non sono solo stilisticamente perfette, sono proprio piacevoli da vedere. L’ultimo capitolo della trilogia sequel e forse ultimo del filone iniziato nel ’77 (nel senso che di spin-off ne avremo per l’eternità) è stato affidato a J.J. Abrams, regista de Il Risveglio della Forza e padre della nuova Star Wars Generation. Non è chiaro se Abrams continuerà con gli stili di Johnson; è molto più probabile che ritornerà a quelli già adottati con Episodio VII e più simili agli originali di Lucas. Ma per dirlo non ci resta che aspettare Natale 2019 . Che la Forza sia con voi.