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Il 2019 verrà ricordato come l’anno dei fallimenti delle saghe. Abbiamo iniziato con Game of Thrones – di cui ricordiamo la petizione per riscrivere l’ultima stagione -, poi è stato il turno di Toy Story e ora è arrivato il momento di Star Wars, la saga campione d’incassi iniziata nel 1977 da George Lucas. 

Facciamo un passo indietro. Nel 2012 la Walt Disney company acquistò la Lucas Film per quattro miliardi di dollari. Per rientrare dal suo investimento, la casa di Topolino decise di mettere in cantiere una terza e finale trilogia di Star Wars, progetto che era già nei sogni del suo creatore George. Nel 2015 J.J. Abrams ha firmato Il Risveglio della Forza, settimo episodio della saga, generando un hype senza precedenti già un anno prima dell’uscita del film nelle sale. Da allora, intuendo la potenzialità del marchio, la Disney ha avviato una serie di progetti tratti dall’universo di Guerre Stellari paralleli alla trilogia sequel. Solo qualche esempio: nell’estate del 2012, prima che venisse ufficializzato l’acquisto della Lucas Film, nel parco di Disneyland a Orlando aprì Star Tours, la prima giostra ufficiale di Star Wars. Da allora in tutti i parchi Disney sparsi per il pianeta sono comparse due/tre attrazioni legate al brand. Quest’anno ha aperto in California lo Star Wars Galaxy Edge: un’enorme area tematica all’interno del parco Disneyland di Anaheim in cui è stato ricostruito per intero il Millennium Falcon. Nel 2016 è iniziato il filone dei film spin-off con Rogue One, presto seguito da Solo e nel 2019 dalla serie tv The Mandalorian che ha inaugurato la piattaforma streaming Disney Plus.

E arriviamo così al momento dell’uscita di Episodio IX: L’Ascesa di Skywalker. Con Il Risveglio della Forza si erano aperte molte – forse troppe -, nuove linee narrative. In molti speravano di riuscire a capire qualcosa in più con Gli Ultimi Jedi, ma di fatto l’ottavo episodio non ha aggiunto niente rispetto al predecessore. In questo modo ci ritroviamo all’ultimo capitolo con una dose di doverose spiegazioni troppo alta per un unico film. E questo significa già partire con il piede sbagliato. In più, da qualche anno a questa parte, i produttori hanno avuto l’intuizione di seminare buchi di trama qua e là, così da poterne spiegare le motivazioni in nuovi libri, videogames o spin-off. Ecco, il parere comune del pubblico è che questo modus operandi, più che infondere curiosità, susciti un nervoso tale da voler piantar lì tutto e andarsene. Qualche esempio? Come è nato il Primo Ordine? Come è arrivata la spada laser di Luke a Maz Kanata? L’Ascesa di Skywalker è pieno zeppo di buchi di trama. Nonostante ciò, le recensioni di questo film non sono per nulla negative. Dopo l’anteprima, i giornalisti più illustri hanno definito il finale di Star Wars “epico”. Non si troverà su nessuna testata un parere negativo. Effettivamente non manca il ritmo: gli effetti speciali sono favolosi ed è incredibile aver ritrovato la principessa Leia, dato che Carrie Fisher è morta prima dell’inizio delle riprese. Le musiche? Fantastiche e coinvolgenti come al solito: John Williams, all’età di 87 anni, ha composto una colonna sonora strepitosa, che senza dubbio lo porterà alla candidatura all’Oscar.

Ma purtroppo tutto questo non basta. Perché come il parere dei giornalisti è unanime, unanime è anche quello degli youtuber e degli amanti di Guerre Stellari, ma in senso diametralmente opposto. Tutti sono delusi dall’aver trovato un finale che invece che essere il coronamento della saga, è la sua distruzione. I motivi?  Li trovate qui di seguito, ma vi consigliamo di continuare solamente se avete già visto il film per evitare spoiler.

Innanzitutto, come già dicevamo prima, i buchi di trama seminati nei due episodi precedenti non vengono riempiti. Oppure, per pochi, si trova una soluzione tanto sbrigativa, quanto poco credibile. Per esempio: che Snoke fosse un clone manipolato dal defunto Imperatore Palpatine, è un vero imbroglio. Probabilmente J.J. Abrams non si aspettava che Rian Johnson lo facesse fuori ne Gli Ultimi Jedi e, ammesso che già sapesse che a tirare le fila di tutto ci fosse Palpatine, probabilmente lo avrebbe rivelato solo alla fine. Fatto sta che liquidare la questione in pochi secondi a meno di dieci minuti dall’inizio è un errore colossale. Si prosegue con l’insensato training di Rey guidato da Leia… sì, avete letto bene, Leia è un Jedi. Improvvisamente si scopre che Luke l’aveva istruita, poi lei aveva abbandonato la spada laser – che ancora non è chiaro per quale motivo fosse sull’Isola, nascosta in una parete – per la conversione del figlio al Lato Oscuro e dopo la morte del fratello ha deciso di ritornare sull’antica via. Quindi, tra “Gli ultimi Jedi” del titolo di Episodio VIII c’era anche lei o no? E per quale ragione Rey è andata a cercare Luke, se anche Leia poteva aiutarla? Anche a questi quesiti non ci è dato sapere una risposta.

Un altro punto debole del film è l’esagerazione, immotivata, del fan service e del politically correct. Il ritorno di Lando è buttato lì proprio perché qualche fan lo voleva; il suo ruolo poteva tranquillamente essere preso da Rose, che da essere coprotagonista ne Gli Ultimi Jedi, qui ha sì e no due battute… Piacevole il cameo di Wedge Antilles, che però non aggiunge praticamente nulla alla storia. Forzato invece il bacio lesbo dopo la guerra. Dover a tutti i costi inserire il gay friendly senza averlo in qualche modo preparato – vedi anche l’esempio di Le Tont nella versione live action de La Bella e la Bestia – è una mossa che vuole essere a favore della comunità LGBT ma che in realtà finisce per ridicolizzarla.

Ma il vero buco nero nel quale viene risucchiato Episodio IX è il ritorno dell’Imperatore Palpatine. Anche lì, probabilmente J.J. Abrams aveva già in mente dall’inizio che Rey fosse la nipote di Darth Sidious – l’Imperatore quando ha avuto un figlio? – ma non ha preparato il pubblico a questa possibilità. È come se Lord Vader avesse detto a Luke che era suo padre all’inizio dell’Episodio VI. Insomma è una risoluzione che puzza di finto. E a proposito di Darth Vader, il fatto che l’Imperatore ritorni va a inficiare il suo sacrificio e la sua evoluzione. Come Palpatine si ripresenti è un gran mistero: dato che quando lo vediamo non ha il volto tumefatto, potremmo pensare che sia un clone ricreato da non si sa bene chi in cui poi si è instillato lo spirito del defunto Sith. Questa ipotesi – condivisa dai più – è tanto strana quanto malsana. Non si poteva davvero ricorrere a qualcun altro? Perché così appare davvero una mossa alla Beautiful in cui i personaggi muoiono e risorgono tutte le volte che gli sceneggiatori finiscono la fantasia… E di fantasia ce ne vuole troppa per accettare quel fascio di fulmini che mette ko l’intera flotta della Resistenza e poi viene respinto da una semplice spada laser.

Com’è scritto nel grande manuale di sceneggiatura di Blake Snyder Save the Cat, ai produttori di Hollywood non interessano tanto storie nuove ma personaggi amati e vecchie storie di successo, raccontate in maniera nuova. La trilogia sequel di Star Wars ricalca in tutto e per tutto la trilogia originale, facendone però una brutta copia.  Non si cerca più una naturale evoluzione della storia ma si va a cercare l’inaspettato che troppo spesso si rifugia dietro al già visto. Questo per un motivo chiaro a tutti: non per far felici i fan e gli appassionati, ma le biglietterie dei cinema.