Barcellona: alla scoperta del Parc Güell
3 Gennaio 2019
Golden Globe 2019: nomination e curiosità
4 Gennaio 2019

By Riccardo Galeazzi
03 Gennaio 2019

Che cosa ci piace davvero di un film? La storia, penseranno in molti. Altri direbbero: il genere (commedia, romantico, fantastico, crime, war story e così via). In realtà, che ci si accorga o meno, ciò che davvero cattura il consenso del pubblico è il cosiddetto arco di trasformazione del personaggio e più in particolare il raggiungimento di una “rivelazione” da parte di quest’ultimo. In altre parole, il protagonista all’inizio della storia ha una debolezza che deve risolvere e/o un bisogno che deve soddisfare; si imbarcherà nella sua avventura e al termine comprenderà ciò di cui ha realmente necessità. Ne ritornerà temprato. In molti casi il nostro mondo è troppo freddo e razionale perché l’eroe maturi, di conseguenza la sua avventura deve svolgersi su un pianeta in cui l’immaginazione la fa da padrona: il mondo dei sogni. Spesso è un luogo fantastico ben al di là del concreto, ma altre volte è proprio il sogno stesso. Sono diversi i titoli in cui il protagonista si addormenta all’inizio del film e si sveglia alla fine avendo trovato la soluzione ai suoi problemi.

Un primo esempio è il capolavoro di Steven Spielberg Hook – Capitan Uncino (1991). Peter Pan – interpretato dal compianto Robin Williams – è diventato adulto, si è dimenticato dell’Isola che non c’è e ora mette al primo posto nella sua vita il lavoro e poi la famiglia. Una notte, il cattivo Capitan Uncino solca i cieli fino a Londra e rapisce i figli di Peter. La polizia pensa a uno scherzo di cattivo gusto, ma nel bel mezzo della notte, mentre tutti dormono, la fatina Campanellino arriva, cattura il suo vecchio compagno di avventure e lo riporta all’indirizzo “seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino”. Sul finale Peter si risveglia nel parco vicino a casa e il suo viaggio sembra essere stato un semplice sogno, un sogno tuttavia attraverso il quale ha riscoperto se stesso e l’importanza di vivere. “Così le tue avventure sono finite…” dice Wendy a Peter. “Oh no, vivere può essere un’avventura straordinaria”.

Un secondo esempio di tutt’altro genere è Polar Express di Robert Zemeckis (2004). Precursore della performance capture, in cui Tom Hanks, grazie all’ausilio del computer, interpreta quattro ruoli diversi, racconta l’emozionante storia di un ragazzino in piena crisi esistenziale che la notte di Natale si trova in giardino un treno: destinazione Polo Nord. Quando finalmente arriva davanti alla slitta di Babbo Natale, scopre di non riuscire a sentire il suono delle campanelle sulle briglie delle renne; la sua testa è così satura di prove dell’inesistenza di Santa Claus che non c’è più spazio per aver fede nell’irreale. È solo dopo la presa di coscienza con la quale il ragazzo sceglie di non prestare ascolto al mero raziocinio e di lasciare un po’ di spazio al cuore, che le campanelle si mettono a suonare. La mattina seguente, il giovane eroe si sveglia nel suo letto come se nulla fosse capitato. Sotto l’albero però lo attende un pacchetto con una campanella. “Un tempo quasi tutti i miei amici udivano la campanella, ma col passare degli anni divenne muta per tutti loro. Sebbene adulto, la campanella ancora suona per me e per tutti coloro che sinceramente credono”.

Il sogno però non deve essere necessariamente il luogo dell’intera trasformazione del protagonista, basta che intervenga al momento giusto. Se pensiamo a Harry Potter e i Doni della Morte – Parte 2, dopo l’Avada Kedavra di Lord Voldemort, Harry si ritrova con Silente in una eterea King’s Cross Station. Nella lunga battaglia nel Castello di Hogwarts sembra che i cattivi stiano avendo la meglio. Questo è l’istante giusto per un sogno, il dialogo con il vecchio preside infatti convince Harry a trovare la forza per un nuovo confronto con il suo oppositore. Poco prima di lasciare la stazione, il maghetto ha però un ripensamento: “Professore, è vero tutto questo? O sta accadendo solo nella mia testa?” “Certo che sta accadendo nella tua testa, Harry – risponde Silente – Dovrebbe voler dire che non è vero?”. Quanta paura fa il confine tra realtà e immaginazione. Sembra che appena oltre l’empiricamente constatabile ci sia la follia, la paranoia. E siccome questi termini ci spaventano ancora di più, rimaniamo chiusi nel segreto delle nostre case di mattoni, preoccupati di apparire piuttosto che di essere. Poi però ci piacciono le storie di evasione, che siano romanzi o film, tanto che almeno qualcuno lo vogliamo a portata di mano in copertina rigida o flessibile, in dvd o mp4. Ma di quell’arco di trasformazione di cui abbiamo parlato all’inizio, ci rimane solo l’emozione di aver indossato per un’ora e mezza i panni di qualcuno che ha saputo fare quello che la maggioranza di noi non riesce a fare: vedere un poco più in là del proprio naso. E ci dimentichiamo della lezione che le storie ci hanno insegnato. Oltre ai titoli che qui abbiamo presentato e che di certo sono i più significativi, ogni altro film o racconto è un sogno ad occhi aperti in cui noi stessi, in empatia con i personaggi, lasciamo la nostra routine giornaliera e troviamo una nuova forza. Il sogno è la rivelazione. Citando Antoine de Saint-Exupéry: “Non si conosce bene che con il cuore; l’essenziale è invisibile agli occhi”. È vero, un sogno è un sogno, ma nel complesso muoversi dei pensieri, spesso si riesce a trovare la risposta giusta nel modo più incomprensibile.

Articolo tratto dal primo numero cartaceo di StarsSystem Magazine, Dreams & Dreamers.