Roma criminale: recensione

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Roma criminale: recensione

Che i polizieschi all’italiana abbiano sempre saputo ritagliarsi un pubblico di veri aficionados ai temi della violenza, della vendetta e della sete di giustizia, sin dagli anni Settanta, quando erano decisamente in voga, è indiscusso, ed ora sta per arrivare nei cinema il film “Roma criminale” di Gianluca Petrazzi, figlio di un maestro d’armi, stuntman coordinator e aiuto regista di vari di film di Martino, Lenzi e Castellari. Chiaro omaggio alle atmosfere cinematografiche di un tempo, che ispirò talenti d’oltreoceano, come Quentin Tarantino, “Roma criminale” si ripropone di portare sul grande schermo un genere italiano di grande successo. Con tributi a Tomás Milián, Enzo Castellari e a Bruno Corbucci, narra una storia semplice, con un cast di volti già visti sul piccolo e grande schermo.

Marco Lanzi (Alessandro Borghi), vice questore aggiunto in un commissariato della periferia romana, perde il padre, commissario, ucciso davanti ai suoi occhi quando era ancora bambino. Conosciuto per il suo carattere impulsivo e poco razionale, decide da quel giorno di seguire le sue orme e fare del suo lavoro una ragione di vita, al fianco di Gargiulo (Massimo Vanni), ex collega del padre e amico di sempre. Vince Marrazzo (Luca Lionello), detto “er Toretto”, sconta trent’anni per crimini vari e viene identificato in tutti questi anni come il mandante dell’omicidio del commissario Lanzi. Il suo rilascio smuove in Marco la rabbia repressa di chi ancora sente quel dolore più vivo che mai. Appena uscito, “er Toretto” viene subito a contatto con il “Columbia”, compagno di lavori sporchi e poi anche di cella. Scarcerato anni prima, si guadagna una posizione importante nel panorama criminale romano e non solo, e propone al Toretto di tornare su piazza. Si rimette così in moto un meccanismo criminale ormai fermo da anni e il Toretto torna alla ricerca della vecchia guardia, della sua squadra, quella vera. Marco Lanzi fiuta qualcosa e non lo molla, anzi indaga anche dopo essere stato sospeso dal servizio per cattiva condotta. La polizia non c’entra più, è una questione personale, una questione tra lui e il Toretto. Il meccanismo è in moto e non si fermerà, a meno che Lanzi, il Columbia e il Toretto non arrivino ad un confronto diretto che lascerà dietro di loro una scia di morti senza precedenti, ma soprattutto un confronto con i fantasmi del loro passato.

In sostanza, la pellicola, di per sé, racconta una storia lineare: una rivincita personale, una sete di giustizia inarrestabile. Tra tutti, poi, spicca il talentuoso Luca Lionello che interpreta “er Toretto”, con una risata Jokeriana che regala al pubblico più di una sfaccettatura di questo villain che vive principalmente di ricordi.

Dal lato registico, invece, le inquadrature ravvicinate si soffermano sui volti degli attori e sui dettagli, per cercare di svelare non solo il lato vendicativo o criminale dei singoli personaggi, ma anche la loro profondità umana.

Così, sul filone poliziottesco, Gianluca Petrazzi con “Roma criminale” ha l’ardore di azzardare e di provare a rappresenta l’altro aspetto del cinema italiano, quello non commerciale della commedia sparata a tutti i costi, e con coraggio si abbandona al genere sperimentale.