Robin Williams: “Il sorriso è la miglior medicina”

Andrea Montovoli – Genuino dal 1985
1 Agosto 2019
Guida allo streaming: le nuove uscite di settembre
30 Agosto 2019

By Riccardo Galeazzi
05 agosto 2019

Era l’11 agosto di cinque anni fa. Una giornata calda come tante. Robin Williams fu trovato senza vita dai vigili del fuoco nella sua casa a Paradise Kay in California. Dalle prime dichiarazione del suo agente si capì che l’attore si era suicidato a soli 63 anni. Da tempo Williams soffriva di depressione e dopo aver scoperto di essere affetto da morbo di Parkinson, accompagnato da demenza da corpi di Lewy – una malattia neurodegenerativa simile all’alzheimer, con esordio precoce – aveva smesso di parlare. In un’intervista, la moglie Susan Schneider dichiarò: “Se fosse stato fortunato Robin avrebbe avuto forse altri tre anni di vita. Ma sarebbero stati anni duri e con una buona probabilità sarebbe stato ricoverato […] Robin era consapevole del fatto che stesse impazzendo e che non potesse farci niente, era del tutto lucido e sobrio quando è morto”.

Robin Williams aveva studiato nella prestigiosa Julliard di New York, una delle principali scuole di teatro, musica e arte del mondo. La sua carriera in televisione era iniziata con la parte di Mork in un paio di episodi della serie Happy Days, in cui recitava anche il regista Ron Howard nel ruolo di Ricky Cunningham. Il suo personaggio ottenne un tale successo che il produttore Gary Marshall decise di trarre da quelle due puntate uno spin-off diventato celebre tanto quanto la serie della famiglia Cunningham, Mork e Mindy, ricordato dai più per il saluto di Mork, Na-no Na-no. Il vero successo però arrivò con la fine degli anni ’80 quando l’attore ricevette la prima nomination all’Oscar per Good Morning Vietnam. A questa seguirono la nomination per Dead’s Poet SocietyL’Attimo fuggente e poi i ruoli nei film che lo fecero conoscere anche al pubblico più giovane, tra cui Peter Pan in HookCapitan Uncino di Steven Spielberg, Daniel Hillard in Mrs. Doubtfire di Chris Columbus e Allan Parrish in Jumanji di Joe Johnston.

Nel 1997 due giovani amici, Ben Affleck e Matt Damon, scrissero la sceneggiatura di Will HuntingGenio Ribelle. In accordo con il regista Gus Van Sant, affidarono il ruolo del Dottor Maguire a Robin Williams, il quale per questo vinse la Statuetta d’oro per il Migliore Attore non protagonista, superando Anthony Hopkins e Robert Forster.

Alla fine degli anni ’90 Williams recitò ne L’Uomo Bicentenario e in Patch Adams, il film che ancora oggi è un faro di speranza per tanti bambini ammalati. L’ultimo film nel quale ha recitato è stato il terzo capitolo della trilogia di Una Notte al Museo nel quale interpretava il presidente Theodore Roosvelt. Nella stessa intervista che abbiamo citato prima, la moglie ricorda che Robin avvertì i primi tremori del Parkinson proprio sul set di quest’ultimo film.

Quando nel 2014 si diffuse la notizia del suo suicidio, per molti fan morirono anche i personaggi interpretati da Robin. Tuttavia nelle settimane successive tanti altri decisero di recuperare e fare proprio il motto di Patch Adams: il sorriso è la miglior medicina. Sui social, ancora oggi, compaiono di continuo citazioni dell’attore o dei suoi ruoli. Tra queste ce n’è una che suona come un testamento spirituale: “Sono le persone più tristi a fare del loro meglio per rendere felici gli altri. Perché sanno cosa significa stare male, e non vogliono che nessun altro si senta in quel modo”.