Qui e là: recensione

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Qui e là: recensione

In questo clima natalizio, caratterizzato da cinepanettoni, cartoon e blockbuster americani, il film indipendente di Antonio Méndez Esparza si colloca in una fetta di mercato, che predilige le pellicole d’autore, soprattutto quelle di gusto neorealista. “Qui e là”, infatti, catapulta lo spettatore in una storia dal registro intimo, sommesso e affronta temi quali la famiglia, l’emigrazione e la speranza. Argomenti attuali, universali, trattati con estrema grazia e con tocco lieve, poetico.

Tra documentario e fiction, offre una variante al tema del confine e lo fa in due momenti ben distinti: qui e là, come suggerisce il titolo stesso. Nella prima parte (“Qui”), Pedro torna a casa in un piccolo villaggio di montagna a Guerrero, in Messico, dopo aver lavorato per anni negli Stati Uniti. Ritrova le sue figlie cresciute e più distanti di quanto immaginasse. Sua moglie ha ancora lo stesso sorriso. Avendo messo da parte alcuni guadagni dai due viaggi negli Stati Uniti, Pedro spera di costruire adesso, finalmente, una vita migliore con la sua famiglia, ed anche di inseguire i suoi sogni insieme a quello di mettere su una band: i Copa Kings. E custodisce i momenti di vita quotidiana con la sua famiglia.

Nella seconda parte (“”), gli abitanti del villaggio pensano che il raccolto di questʼanno sarà abbondante. Cʼè anche un buon lavoro in una città in crescita, a unʼora di distanza. Ma i cittadini sono abituati ad una vita di insicurezza, ed il loro pensiero va spesso ai componenti delle famiglie o alle opportunità lontano dalla città, a nord del confine. Mentre lavora nei campi, Pedro incontra e inizia ad essere mentore di un ragazzo che sogna gli Stati Uniti. Quel posto in qualche modo sembra sempre molto presente, praticamente come se bussasse alla porta.

Qui e là” è una storia sulla bellezza della vita familiare, sui sentimenti e sullʼunità, che spesso si afalda non per volere, ma per dovere. Ma è anche un racconto fatto di memoria, speranza, ricordi e perdita di ciò che inevitabilmente si lascia dietro alle spalle.

Inoltre, tramite alcuni riferimenti, viene rappresentato un governo incapace di garantire alle persone una vita  dignitosa, e tutti i protagonisti del film emanano una feroce verità nei loro occhi, ma non alzano mai la voce, perché sono consci delle enormi sfide quotidiane che devono affrontare.

Costruito secondo un ritmo dimesso, e con una vena drammatica, “Qui e là” porta sul grande schermo  le esistenze di uomini semplici e la loro consapevolezza dell’impossibilità di vivere nella propria patria, perché persino la mera sussistenza è un’impresa titanica.

La trama, così, si snoda in un percorso tra la fiction e il documentario, e quando la narrazione sembra attingere prettamente dal reale e punta il dito alla sfera politica, la ribellione di queste anime perse non è mai altisonante, ma è perfettamente rappresentata dalle rughe, dai volti e dai silenzi dei personaggi, afflitti talvolta nell’amarezza, e delusi dall’amore che provano per la propria terra natìa, che purtroppo è incapace di proteggerli.