Questione di tempo: recensione

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Questione di tempo: recensione

Per più di tre decenni, il regista Richard Curtis ha creato la sua impronta personale nel modo della cinematografia e della televisione, mettendo in scena personaggi indimenticabili che in modo diverso ci hanno permesso di ridere delle manie umane e di condividere commoventi lacrime nel viaggio straordinario che accompagna le nostre vite ordinarie (“Quattro matrimoni e un funerale”, “Notting Hill”, “Il diario di Bridget Jones”, “Love Actually – L’amore davvero”, “I love Radio Rock”, ecc.).

Ora, con “Questione di tempo”, Curtis ci dona il suo film più intimo e personale.

Questione di tempo” è una commedia sull’amore e il viaggiare nel tempo, nella quale si scopre che, alla fine, per prendere il meglio dalla vita non c’è nessun bisogno di molto, ma semplicemente trovare lo straordinario nell’ordinario.

Il film prende corpo quando all’età di 21 anni, Tim Lake (Domhnall Gleeson) scopre di poter viaggiare nel tempo. È suo padre (Bill Nighy) a rivelarglielo assieme a una serie di dettagli e regole. Dalla Cornovaglia andrà a Londra per diventare avvocato, e incontrerà la bella ma Mary (Rachel McAdams). I due si innamoreranno, ma per colpa di un fatale viaggio nel tempo, si allontaneranno per sempre, fino a quando, giocando d’astuzia contro il tempo, Tim riuscirà finalmente a conquistare il suo cuore.

Così, Tim, nel corso della sua esistenza, si ritroverà a usare il suo rarissimo e potente dono, senza però risparmiarsi le sofferenze che vivono tutte le persone del mondo e ovviamente senza infrangere nessuna regola. Quali sono esattamente? La prima è che nessun uomo della famiglia Lake può viaggiare nel tempo prima di aver compiuto 21 anni. La seconda è che bisogna andare in un piccolo luogo buio (un armadio, uno sgabuzzino o un guardaroba ad esempio), stringere i pugni e pensare alla data, al luogo e all’indirizzo di dove si vuole ritornare. La terza è che si può solo rivivere un evento del passato. La quarta? È quella più importante, perché modificando un semplice dettaglio, si prenderanno delle decisione che avranno ripercussioni e conseguenze sul futuro.

Così, Richard Curtis, in veste di regista e sceneggiatore, in “Questione di tempo” pone l’accento sul tran tran quotidiano, senza denigrarlo o sminuirlo, anzi… Il suo messaggio è chiaro: è l’essenziale della vita. Sta a noi rendere ogni giorno meraviglioso. Le persone sono l’unico miracolo possibile su questa Terra sempre pronta a insidiare la serenità. E la volontà di vivere a pieno la vita, di renderla fantastica e soddisfacente deve essere la nostra priorità.

Delicato e romantico quanto basta, intriso anche di un sano humor di stampo britannico, il film “Questione di tempo” lascia addosso diverse sensazioni, grazie alla comicità dei singoli personaggi in grado di stringere il cuore.

E ancora una volta Curtis dimostra di conoscere a fondo i sentimenti e le dinamiche umane e dirige un cast eccezionale: Rachel McAdams, Domhnall Gleeson, Tom Hollander e Bill Nighy. Nella pellicola, esplora l’amore con un pizzico di magia regalando allo spettatore scene divertenti, ma colme anche di spunti di riflessione e di valori importanti come l’unità familiare. Un film sensibile che parla in modo delicato e intelligente delle sfaccettature della vita e di come sia importante non sprecare neanche un solo giorno. Infatti, i viaggi nel tempo che il protagonista affronta sono solo un’occasione straordinaria per strizzare l’occhio al pubblico, per fargli prendere atto che alla fine non serve nessun sortilegio, incanto o prodigio per rendere l’esistenza speciale: il segreto è apprezzare le piccole cose di ogni giorno, quali l’amore e il rispetto per il prossimo. La felicità risiede nelle premure di tutti i giorni… Sta noi a afferrarla.