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By Riccardo Galeazzi
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Era il 13 Marzo di cinque anni fa. Nel momento in cui Papa Francesco si affacciò dalla loggia di San Pietro dicendo “Buonasera!” fu chiaro a tutti che il primo pontefice dall’America Latina sarebbe stato un grande comunicatore. Ben presto le televisioni di tutto il mondo chiesero alla segreteria per la comunicazione della Santa Sede di avere più immagini del Papa. L’interesse delle persone era superiore alla produzione che il Vaticano poteva sostenere. Quando l’ex prefetto della segreteria, Dario Viganò, chiese al Papa di rendersi disponibile a un film, questi rispose secco: “Io non faccio l’attore”. Da qui l’idea di qualcosa di nuovo, senza precedenti: un film documentario in cui il Papa avrebbe parlato a braccio di temi universali.

Serviva però un regista che avesse esperienza nel campo e così una lettera con il timbro delle Poste Vaticane venne inviata Wim Wenders, padre di Paris/Texas e Il Sale della Terra. Sono passati circa quattro anni da quel momento e questa settimana esce nelle sale Papa Francesco – Un uomo di Parola. “Non è un film sul Papa, ma con il Papa.» spiega Wenders. Quattro lunghe interviste vis a vis col pontefice riguardo i grandi temi di oggi: la guerra, la povertà, l’immigrazione, il dialogo tra le nazioni, l’ambiente. Papa Francesco risponde a ogni domanda del regista, in lingua spagnola, guardando dritto nell’obiettivo. Il desiderio di Wenders era quello di far apparire il dialogo pubblico/pontefice più spontaneo e per evitare che Francesco parlasse con la camera, ha fatto mettere un piccolo schermo ad altezza sguardo. Come una Skype call tra due amici.

Wenders ha posto una sola condizione prima di iniziare le riprese: il Vaticano non avrebbe dovuto interferire col progetto, né gli sarebbe spettato il final cut, ossia il montaggio finale. E così è stato. Wim Wenders e la sua equipe hanno avuto accesso all’enorme repertorio del Centro Televisivo Vaticano – tutte le udienze, i viaggi e le celebrazioni. “Il difficile” ha raccontato ancora Wenders “è stato sintetizzare tutto il materiale e renderlo godibile”. Come è comprensibile, infatti, parlando a braccio per ore, è normale che si ripetano concetti, pensieri ed espressioni. Pope Francis – A Man of His Word, questo il titolo originale, è stato presentato all’ultimo Festival di Cannes fuori concorso, riscuotendo un buon successo dalla critica.

Quando è stato chiesto a Wenders perché un regista del suo calibro abbia accettato un lavoro di decoupage piuttosto che girare un film da zero, lui ha risposto che non si sarebbe mai fatto scappare l’occasione di conoscere un comunicatore così importante per il nostro tempo, un politico che si schiera dalla parte dei più deboli e non ha paura di criticare i potenti. E poi di film fizionali su Papa Francesco ce ne sono già abbastanza. Nel 2015 Daniele Luchetti diresse per Domenico Procacci Chiamatemi Francesco, in seguito diviso in due episodi e trasmesso su Canale 5 con il titolo di Francesco – il Papa della gente. Nello stesso anno l’Argentina ha prodotto e distribuito il film Francisco – El Padre Jorge e la serie tv in quattro puntate Francisco – El Jesuita. È altresì vero che spesso la televisione è stata incolpata di opportunismo; di aver messo insieme una sceneggiatura più emozionante che reale, al fine di un sicuro audience e Wim Wenders non voleva che questa critica venisse attribuita anche al suo lavoro.

Papa Francesco – Un Uomo di Parola è al cinema per soli quattro giorni, da oggi a domenica.