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Lo scorso weekend accendo Netflix puntando decisa a Panama Papers, ultimo film di Steven Soderbergh uscito sotto l’egida della grande enne rossa. Pronti via e appena l’immensa Meryl Streep ha aperto bocca, o meglio, appena la doppiatrice ha aperto bocca, mi stava per venire un mancamento. Ragazzi, diciamocelo francamente, i doppiatori di attori della portata di Meryl non dovrebbero mai essere cambiati se non in casi proprio eccezionali (in Italia a prestare la voce alla Streep è Maria Pia Di Meo). Comunque una volta superato lo shock ho cercato di concentrarmi sul resto del film, aspettando che qualcosa accadesse.

Il film, tratto da libro Secrecy World di Jake Bernstein nonché vincitore del Premio Pulitzer nel 2017, narra in maniera folkloristica dell’inchiesta che ha portato alla luce un fascicolo contenente milioni di documenti confidenziali di società offshore istituite da membri pubblici e provenienti da varie organizzazioni mondiali. Le premesse per un buon film ci sarebbero tutte, ma la realtà è  che sono trovata teletrasportata in quell’atmosfera delle domeniche pomeriggio in cui non succede mai niente e sei lì che aspetti ed aspetti. Poi qualcosa effettivamente succede, e si parla della coppia Antonio Banderas-Gary Oldman, ovvero gli avvocati Ramon Fonseca e Jurgen Mossack, i veri deus ex machina dietro lo scandalo dei Panama Papers.

Il duo sa come ravvivare la situazione: con i ripetuti eye-contact cercano l’approvazione del pubblico, riuscendo a portare un po’ di ritmo ed ironia a una narrazione (divisa in capitoli) che altrimenti risulterebbe troppo lenta e dispersiva. Peccato che Soderbergh con gli eye-contact giochi pure troppo e a tratti quella che doveva essere una straordinaria docu-inchiesta mi è sembrata più un film di Stanlio e Ollio. Buona l’idea generale, ma forse una cifra più thriller mi avrebbe sorpreso maggiormente.

Sarò sincera: ai titoli di coda devo dirvi che sono andata a cercare se la doppiatrice storica della Streep fosse ancora viva, e vi garantisco che possiamo tutti dormire sonni tranquilli.