Oscar 2020: la notte di “Parasite” e Joaquin Phoenix

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By Barbara Cialdi
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Miglior film internazionale, miglior sceneggiatura originale, miglior regia e udite, udite, miglior film. La notte degli Oscar 2020 ha consacrato Parasite, film sudcoreano di Bong Joon-ho, nella storia del cinema. Con quattro premi complessivi è stato anche il film più premiato della cerimonia. Thriller a tratti anche satirico sulla inutilità e sulla cattiva influenza che certi esseri umani hanno all’interno della società, il film narra le vicende di una famiglia molto povera costretta a vivere in uno scantinato ma che non ha alcuna voglia di darsi da fare per cambiare le cose. Uno dei membri della famiglia inizia quindi a prestare aiuto scolastico alla figlia dei ricchi vicini di casa, infiltrandosi a poco a poco all’interno di questa dimora agiata e confortevole e portandosi dietro la famiglia di origine, come dei veri e propri parassiti. Il film, intenso e ricco di spunti di riflessioni, rende lo spettatore conscio di una passività parassitaria che colpisce molti individui all’interno della nostra società. Con la vittoria di Parasite a questa 92esima edizione degli Oscar per la prima volta in assoluto il premio per il miglior film viene assegnato a un film non in inglese (nel 2012 aveva vinto The Artist, che però era un film muto, senza scordarsi le candidature de Il postino e La vita è bella).

Parasite a parte, per le altre nomination ha regnato l’equilibrio, con tanti diversi film che si sono divisi equamente i premi principali.  Vincitori indiscussi il grande Joaquin Phoenix, che ritira la statuetta come miglior attore protagonista per Joker e l’attrice Renée Zellweger (miglior attrice protagonista) che interpreta l’indimenticabile Judy Garland nel film Judy dedicato alla vita della grande artista scomparsa nel 1969. L’affascinante Scarlett Johansson, candidata come miglior attrice protagonista in Storia di un matrimonio torna a casa a mani vuote, ma non Laura Dern che grazie al film di Noah Baumbach vince l’Oscar come attrice non protagonista. La cerimonia era iniziata con Brad Pitt che metteva in fila alcuni mostri sacri di Hollywood come Tom Hanks, Anthony Hopkins, Al Pacino e Joe Pesci: a lui va la statuetta come miglior attore non protagonista per il film di Quentin Tarantino C’era una volta… a Hollywood, dove il sex symbol più amato del pianeta, insieme a Leonardo DiCaprio, interpreta il ruolo di una controfigura. In questo capolavoro DiCaprio e Pitt, intenti a farsi strada nell’industria cinematografica hollywoodiana, si ritrovano ad essere vicini di casa di Sharon Tate poco prima del tremendo fatto di cronaca noto come il massacro di Cielo Drive, dove perse la vita l’attrice ventiseienne all’epoca incinta di otto mesi e consorte del celeberrimo regista Roman Polanski.

Finisce un po’ al di sotto delle aspettative iniziali 1917, il film di guerra di Sam Mendes e grande favorito della vigilia dopo la scorpacciata di premi ai Golden Globes. L’ambizioso war movie si porta a casa tre premi Oscar “tecnici” (miglior sonoro, miglior fotografia e migliori effetti speciali). È di Joker la statuetta di miglior colonna sonora grazie alle composizioni di Hildur Guðnadóttir, mentre Elton John si aggiudica l’Oscar per la miglior canzone originale con il brano (I’m Gonna) Love Me Again, inserito in Rocketman. Miglior film di animazione è Toy Story 4 e la statuetta per i migliori costumi va al film Piccole Donne. L’Italia purtroppo non è presente in alcuna categoria, ma in Parasite il regista ha voluto inserire la canzone di Gianni Morandi In ginocchio da te, lasciando stupito lo stesso cantautore bolognese che ha ringraziato tramite social.