Lei (Her) – recensione
4 Aprile 2014
Soul’s Color
6 Maggio 2014

Darren Aronofsky o lo ami o lo odi. Da quando l’ho conosciuto a Venezia in occasione della proiezione di “The Fountain – L’albero della vita” lo amo follemente ritenendolo uno dei cinque piu’ grandi registi viventi, capace di realizzare solo capolavori (Pi Greco, Requiem for a Dream, The Wrestler, Il Cigno Nero). Nonostante fossi andato al cinema pieno di riserve e molto diffidente anche questa volta mi ha letteralmente lasciato a bocca aperta. “Noah” mi ha entusiasmato, commosso, emozionato, sconvolto. Rivisitazione epica/fantasy di una delle piu’ grandi storie del Vecchio Testamento, e nn solo, il regista/sceneggiatore (insieme al fedele Ari Handel) riesce a rimanere fedele al testo d’origine nonostante le tante libertà prese, tutte coerenti e sotto certi punti di vista assolutamente rispettose dei testi sacri a cui si ispira.

 

Innovativo nella messa in scena che mescola paesaggi apocalittici, un rigore visivo degno di Werner Herzog, momenti onirici alla David Lynch, simbolismi e metafore che neanche Jodorowsky e un epicità pari a quella di Peter Jackson nel Signore degli Anelli (che non a casa si ispira al Vecchio Testamento) riesce soprattutto nell’intento di creare un personaggio (dis)umano e profondo nella figura di Noah (immenso Russell Crowe), eroe ante litteram decisamente fuori dagli schemi, a cui spetta risolvere il piu’ grande dubbio esistenziale mai visto al cinema. Apocalittico, innovativo, totalmente imperfetto eppure affascinante e disturbante. I gusti sono gusti ma chi non lo prova a capire perde un occasione per apprezzare e comprendere un coraggioso e interessante punto di vista altrui che certamente non puo’ far altro che accrescere il proprio cammino spirituale. Qualora ci fosse ancora qualcuno interessato.