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By Riccardo Galeazzi
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Se fosse uscito negli anni ’80, Monster Trucks avrebbe sbancato il botteghino. Il problema è che siamo nel 2017 e questo film sa di già visto.

Tripp è un adolescente del Nord Dakota che per racimolare qualche soldo lavora come sfasciacarrozze. La sua vita cambia quando il mostro Creech, uscito dalle profondità della terra, inizia a cibarsi della benzina delle automobili. I due s’incontrano e dopo le solite gag nasce un’amicizia. Per salvare Creech dai malvagi sfruttatori di petrolio, rei di averlo tratto dal suo habitat, Tripp lo nasconde nel cofano del suo pick-up senza motore, scoprendo che il mostro, con i suoi tentacoli, può muovere il mezzo. Attraverso altre gag, Tripp riesce ad addomesticare Creech, facendolo diventare a tutti gli effetti la forze motrice del pick-up.

Il film è ascrivibile a quel genere fantascienza per ragazzi inaugurato da Steven Spielberg nel 1982 con E.T., pellicola rievocata per molti aspetti da Monster trucks. L’alieno buono che piomba nella vita di un ragazzo, l’amicizia e la lotta per salvare il mostro sono ormai tópoi. Ma ogni film di questo genere ha qualche tocco che gli consente di stare al passo coi tempi.

Non è infatti un caso che Creech venga da un pozzo di petrolio. Dietro a metafore fantastiche si celano i due temi della politica internazionale ridiscussi di recente dal presidente Donald Trump: la salvaguardia dell’ambiente e l’accoglienza dello straniero. In buona sostanza, Monster Trucks è il mezzo per spiegare ai bambini aspetti dell’attualità. Una sorta di medicina amara servita con un cucchiaio di miele. È forse questo l’unico aspetto che rende interessante il film per la famiglia.

Sul tutto resto si può discutere. Chris Wedge, il regista che ha firmato pellicole di successo quali L’Era Glaciale e Robots, sembra aver dimenticato l’ingrediente che ha reso celebri le sue storie: l’animazione!

C’è una sorta di contratto invisibile che ogni spettatore firma prima di vedere un film: credere a tutto ciò che si vede. Ma la sospensione dell’incredulità va aiutata il più possibile e immaginare nella realtà live-action un mostro buono che è una via di mezzo tra una balena e un octopus richiede uno sforzo considerevole per il pubblico di oggi, anche se molto giovane. Forse un buon cartoon, stile di rappresentazione sempre verde, sarebbe stato un’opzione migliore per raccontare questa storia.