L’ultima ruota del carro: intervista a Alessandra Mastronardi

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L’ultima ruota del carro: intervista a Alessandra Mastronardi

Vi presentiamo un’intervista a Alessandra Mastronardi, protagonista del nuovo film di Giovanni Veronesi: “L’ultima ruota del carro”, che sarà nei cinema a partire da oggi giovedì 14 novembre. Il film ha aperto fuori concorso il Festival Internazionale del Film di Roma e racconta la storia di Ernesto (Elio Germano), un uomo semplice che tenta di seguire le proprie ambizioni senza però mai perdere i valori veri della vita. Tappezziere, cuoco d’asilo, traslocatore, autista, comparsa del cinema. Insieme a lui e al suo migliore amico Giacinto (Ricky Memphis), riviviamo le fasi cruciali della storia del nostro paese dagli anni Settanta ad oggi. Con uno sguardo sempre attento ed  ironico sui vizi e le virtù dell’Italia e degli italiani, Giovanni Veronesi ci regala una nuova commedia corale incentrata sulle vicissitudini normali e al contempo eccezionali di un eroe dei nostri tempi.

Come è stata coinvolta in questo film ?

Giovanni Veronesi non mi conosceva personalmente, sapeva solo che avevo recitato in alcune fiction. All’inizio era piuttosto scettico: forse pensava che fossi troppo giovane e che non fossi in grado di reggere il peso di un personaggio come Angela, che cresce in scena attraverso vari decenni. Nei diversi incontri e provini che ho sostenuto, una volta soltanto con Veronesi e in seguito anche con Elio Germano – ho lottato tanto per fargli capire che volevo fermamente la parte di Angela, e per fortuna ho trovato una sponsor entusiasta nella sua compagna Valeria Solarino, che era certa che io potessi essere adatta per quel ruolo. Sono sempre stata una fan dei film di Giovanni e del suo umorismo toscano, cinico e tagliente, e quando durante i nostri incontri preparatori al film cercava scherzosamente di abbattermi col suo sarcasmo, io gli tenevo testa e gli rispondevo sempre a tono: credo sia stata proprio questa mia determinazione a rassicurarlo e a convincerlo definitivamente.

Che cosa le è piaciuto di più della storia e del suo personaggio?

Leggendo la sceneggiatura sono rimasta affascinata innanzitutto dal protagonista, ed ho capito come e perché una donna potesse essere conquistata per sempre da una persona simile: mi ha commosso il fatto che le vicende di Ernesto e Angela fossero vere e che quelle due persone rappresentate in scena esistessero davvero, e ho subito sentito il mio compito ancora più importante e significativo. Diventava infatti determinante per me poter dare il massimo per rendere loro giustizia: sono una coppia unita in un modo speciale, sembrano una persona sola. Nel nostro film Angela rappresenta per Ernesto una sorta di filtro purificatore: quando lui torna a casa lei lo alleggerisce dei suoi problemi, lo rassicura, assorbe la negatività di cui è intriso e riporta in lui la calma. All’inizio era logico per me avere paura di non essere all’altezza del ruolo e del compagno di lavoro che avevo accanto, ma allo stesso modo mi sentivo anche molto intrigata dalla sfida enorme che mi aspettava. Tenevo moltissimo a rappresentare la storia di questa donna che ha sempre vissuto nell’ombra, ma che rappresenta la vera forza della coppia. Angela è un personaggio insolito perché apparentemente sembra vivere esclusivamente all’ombra del suo uomo, ma in realtà non è così. Essa rappresenta per Ernesto la sua metà nel senso letterale della parola, è come se fosse la sua coscienza, una presenza importante, discreta, forte, paziente, una persona semplice che si rivela una gran donna, saggia e decisiva per l’equilibrio della famiglia. I due si compenetrano e si integrano a vicenda, non subiscono mai passivamente tutto quello che accade intorno a loro e sono pronti a rialzarsi ogni volta, come i vecchi saggi di altri tempi. Interpretare un personaggio nell’arco di una vita intera è stata per me una delle esperienze più stimolanti: la fatica delle quattro ore di trucco al giorno diventava secondaria, il regalo più bello era poter contare sul fatto che Angela fosse seguita in tutte le diverse fasi della sua vita.

Ha mai visto la vera Angela? Quali sono le sue caratteristiche che l’hanno colpita di più?

L’ho incontrata prima delle riprese, ed il nostro incontro mi è stato molto utile per capirla meglio. Quando si legge una sceneggiatura si è portati ad immaginare esagerazioni o forzature rispetto alla realtà, ma la Angela che rappresento è davvero nella sua vita una donna molto timida che non esce quasi mai dalla sua casa, ha una presenza forte e discreta e la sua forte personalità si avverte chiaramente anche quando lei resta in silenzio. Mi sono rispecchiata molto in questa donna piena di umiltà, dignità e tenacia, ho riconosciuto in lei e nel suo modo di essere una parte della mia famiglia, una presenza analoga a quelle di alcune parenti di mio padre. È bello poter rendere giustizia ad una persona simile attraverso un racconto destinato al grande pubblico. Angela non è una superdonna, ma alla fine in qualche modo lo diventa. La semplicità, la schiettezza, l’onestà, il rispetto di se stessi, valori oggi più che mai desueti, sono le caratteristiche che hanno permesso a Angela ed Ernesto di attraversare quarant’anni di vicissitudini, senza sacrificare la propria dignità.

Ci sono alcuni aspetti di Angela in cui si è riconosciuta?

Molti dettagli del look della donna che interpreto sono stati cercati perché io somigliassi il più possibile al modello originale, sebbene sia molto diversa dalla vera Angela: credo che quello che abbiamo in comune sia l’onestà e il rispetto per gli altri. La sana complicità che esiste tra lei ed Ernesto è un valore in cui anche io credo tanto, e il mio lavoro principale sul personaggio è stato quello di togliere a questa donna ogni tipo di malizia e di darle la maggiore sensibilità possibile, un candore schietto di fondo, una purezza nitida come quella di un diamante: tutto questo è stato molto cercato.

Che relazione si è creata in scena con Elio Germano?

I nostri personaggi erano descritti molto bene, ma Giovanni ci ha dato comunque molta libertà di movimento. Recitare con Elio è stato un regalo del cielo: è una persona straordinaria, ho molto apprezzato il fatto che ogni giorno alla fine delle riprese lui non cambiasse mai; è coltissimo, saggio, aperto, stimolante, una persona generosissima e un attore fantastico. Nei momenti di incertezza è sempre pronto a prenderti per mano e portarti con sé, e questo è davvero rassicurante: con lui non mi sono mai sentita persa, mi sentivo sicura di tutto e questa è stata per me una sensazione bella e rara. Per quanto riguarda Giovanni, devo confessare che se lui volesse, andrei ogni sera a cena a casa sua: è molto simpatico e spiritoso, un compagnone adorabile (e poi la sua compagna Valeria Solarino è bravissima in cucina..). È un regista che sa benissimo quello che vuole, quando inizia a girare ha già il montaggio chiaro in mente, e questo un attore lo percepisce. È in grado di trasmetterti una consapevolezza che altrimenti non avresti se ti trovassi da sola alle prese col tuo personaggio, non ti abbandona mai a te stessa. È un regista attento e premuroso, mi ha diretto con molta cura ed attenzione e questo per me è stato molto utile e gratificante. E poi è una persona molto sensibile, dietro l’apparente cinismo che si diverte ad esibire ha un grande rispetto per la vita dei personaggi che rappresenta; gli piace fare il duro, ma in realtà è un romantico, ed era bello per noi seguire questi lati del suo carattere: tra i due protagonisti si intravedeva l’amore senza che ci fosse bisogno di sottolineature esplicite, le nostre scene erano pulite, semplici, rispettose, senza mai nulla di volgare. Ha raccontato questo amore in una maniera vecchio stile che proviene dal suo modo di essere e di pensare, ma poi io ed Elio in scena abbiamo anche aggiunto qualcosa che apparteneva a noi…

Come si è trovata con Ricky Memphis?

Mi ha sorpreso moltissimo, ero una sua fan da sempre come spettatrice e ho scoperto che nella vita è praticamente uguale ai personaggi che interpreta: è un comico nato, ha mille paturnie, e questa cosa lo fa diventare ancora più buffo e divertente. A volte sembra la caricatura di se stesso. Ma oltre ad una forte simpatia naturale, ha anche un’umanità disarmante, vive con disagio il mondo del cinema e il personaggio pubblico molto popolare che è diventato, preferisce la vita vera e questo lo rende molto più gradevole ed affascinante. Avevamo diverse scene da recitare insieme, e tra noi è nata subito una bella amicizia, abbiamo familiarizzato così tanto che ormai lo sento come una persona di famiglia, gli voglio davvero molto bene.

Ricorda qualche momento particolarmente curioso o buffo della lavorazione?

Capitava spesso che in una sola giornata di lavoro io ed Elio venissimo truccati in vari modi diversi a seconda dell’età dei nostri personaggi in scena. Secondo il programma giravamo magari una sequenza ambientata negli anni ΄60 e poi subito dopo un’altra in cui i nostri protagonisti si ritrovavano ai nostri giorni: puntualmente, dopo essere stata invecchiata a dovere, Giovanni mi prendeva in giro dichiarando convinto: «meglio da vecchia che da giovane!». Allo stesso modo quando per Elio arrivava il momento di togliere la parrucca che gli avevano aggiunto per una certa scena, lui si rendeva conto con stupore di avere nella vita molti meno capelli su cui poter contare, e iniziava a disperarsi: da parte nostra c’era una forte complicità scherzosa, e il clima generale sul set era gioiosamente allegro. La prima scena che ho girato prevedeva il massimo dell’invecchiamento di Angela, ma quando dopo qualche giorno ne abbiamo girata un’altra in cui il mio personaggio aveva solo 18 anni, diverse persone della troupe mi si sono presentate di nuovo convinte che io fossi un’attrice diversa da quella che avevano visto recitare la volta precedente.