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By Lorenzo Sabatini
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Il cinema latinoamericano sta vivendo, da quattro anni a questa parte, un periodo particolarmente felice grazie a un gruppo di talentuosi e visionari registi. In un momento storico in cui il Presidente della più grande potenza mondiale, ossia gli Stati Uniti, ha rivolto pensieri ben poco accomodanti nei confronti della comunità messicana, è giusto ricordare quanto di più bello creativi come Alejandro González Iñárritu abbiano lasciato alla collettività mondiale. Di quelli che operano dietro la macchina da presa il regista classe ’63 è molto probabilmente il nome più rappresentativo di quelli presi in esame. Sceneggiatore e produttore cinematografico, nel 2015 e 2016 si è aggiudicato consecutivamente il premio Oscar come miglior regista. Amores Perros, 21 Grammi, Babel, Birdman e Revenant sono i suoi successi più grandi. Le sue storie catartiche, tragiche, in perenne oscillazione tra il surrealismo ed il realismo hanno ammaliato tutti, critica e pubblico.

Iñárritu ha siglato un sodalizio artistico con i suoi connazionali Guillermo del Toro e Alfonso Cuarón. Anch’essi registi di fama internazionale, il primo è fresco di vittoria alla 74ma Mostra Internazionale del cinema di Venezia con The Shape of Water ed è celebre per la sua estetica fiabesca, onirica e visionaria (oltre che per il blockbuster Pacific Rim). Il secondo si è cimentato alla direzione di varie storie: dal blockbuster Harry Potter e il prigioniero di Azkaban sino al fantascientifico Gravity, che nel 2014 gli è valso l’Oscar come miglior regista. Loro sono i Los Tres Amigos, portavoce dell’orgoglio latino nel mondo.