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Era già sulla prima pagina di tutti i giornali quando trapelò la foto di Toni Servillo con i capelli tinti, ricoperti di brillantina. Atteso, osannato e criticato ancor prima di uscire al cinema. Finalmente Loro 1, il film di Paolo Sorrentino, ultimo premio Oscar italiano, su Silvio Berlusconi è arrivato. Siamo nel 2006, verso la fine del Berlusconi III, quando Sergio Morra, giovane affarista che gestisce il traffico di giovani escort a Taranto, decide di alzare la qualità della sua clientela e arrivare a Roma per bussare alla porta del Presidente del Consiglio. Inizia una lunga traversia tra coca, prostitute e regali ai politici in cambio di favori, fino a quando Morra riesce ad aggiudicarsi un villone in Sardegna proprio di fronte a quello in cui Lui sta trascorrendo l’estate, in compagnia di sua moglie Veronica e dei suoi agnellini. È molto difficile esprimersi riguardo a questo primo episodio: è come essere di fronte a un’opera d’arte realizzata a metà. Tuttavia, la scelta di dividere Loro in due parti, trasforma una pellicola che sarebbe potuta essere l’ennesima su Berlusconi, in un unicum.

Loro 2 non sarà un sequel, bensì il culmine di una marcia d’avvicinamento a un personaggio tanto potente da meritarsi addirittura due film in uscita a distanza di due sole settimane l’uno dall’altro. Il Berlusconi raccontato dal duo Sorrentino-Contarello (storico amico del regista e sceneggiatore) è una via di mezzo tra il Grande Gatsby, a cui tutti tendono e che tutti sperano di vedere attraverso le finestre di casa, e una marionetta col viso di plastica non dissimile da quelle di carnevale. Se fino all’anno scorso eravamo rimasti colpiti dalla complessità del personaggio di Pio XIII nella serie The Young Pope, oggi abbiamo un completo ribaltamento. Il Berlusconi sorrentiniano è un uomo bidimensionale, con un ghigno fisso sul volto, circondato da servi e prostitute, che diventa interessante proprio perché sembra non poter essere vero.

Alla fine di Loro 1 il pubblico avrà lo stesso parere di quando si sono abbassate le luci: chi osannava il film prima continuerà a farlo dopo e lo stesso sarà per chi lo criticava. Ma la verità è che nessuno avrà capito niente. Perché Berlusconi appare solo nell’ultima mezz’ora e prima c’è un’ora di ouverture sul mondo malato di Loro: i potenti, di difficilissima comprensione e sopportabilità, e tante (troppe) scene di sesso. Il fatto che Sorrentino abbia ormai raggiunto l’apice del successo ha permesso al regista partenopeo di confezionare una scultura d’arte moderna non diversa di quella di Veronica Lario sullo yacht in Sardegna: un mistero per chiunque a parte per gli intenditori. Non mancano sequenze che sembrano senza senso, degne della migliore imitazione di Maurizio Crozza; serviva giusto la suora nana che fuma per completare lo sketch. Viene a questo punto da domandarsi: cui prodest? A chi giova Loro 1? Alla grande storia del nostro cinema? Al pubblico pagante? O forse ad un regista che ormai si può permettere di mostrare quello che vuole, come vuole, tanto ormai è unanimemente riconosciuto? Per ora non è bene rispondere. Dal trailer di Loro 2 (che anticipa la proiezione del primo capitolo), sembra che ci aspettino grandi sviluppi. Perché, se anche tutto è documentato, tutto è arbitrario per Sorrentino. Appuntamento quindi al 10 maggio.