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By Riccardo Galeazzi
19 Giugno 2017

A differenza del film War Machine – interamente prodotto da Netflix -, Lo spazio che ci unisce è stato acquistato dalla piattaforma streaming solo dopo essere stato completato.

Una mossa lungimirante perché questo film, diretto da Peter Chelsom, indubbiamente porta con sé qualcosa di nuovo. Gardner è il primo uomo nato su Marte. Sua madre, responsabile della spedizione NASA per la colonizzazione del Pianeta rosso, scopre di essere incinta quando ormai si trova già nello spazio e, a causa delle complicazioni del parto, muore lasciando il figlio agli altri astronauti. Diventato adolescente, Gardner grazie al collegamento internet riesce a farsi una amica sulla Terra: Tulsa. All’età di sedici anni decide di tornare tra i suoi simili ma, a causa della differenza di gravità tra Marte e la Terra, il corpo di Gardner fatica ad adattarsi al nuovo habitat e  la NASA decide di tenerlo sotto stretta osservazione medica. Egli però fugge e, con l’aiuto di Tulsa, parte alla ricerca del suo padre biologico.

Sebbene non sia chiaro il motivo per cui la cinematografia degli ultimi anni sia tornata a spremere il filone fantascientifico che aveva reso celebri film come Armageddon o Mission to Mars negli anni ’90, questi nuovi sci-fi, tra cui annoveriamo anche The Martian e Passengers, non sono proprio da buttare via. Tutti hanno immaginato che l’umanità dovesse partire per un nuovo mondo ma nessuno, fatta eccezione per lo strano caso del capolavoro Pixar Wall-e, aveva ancora pensato ad un uomo dello spazio che vuole tornare a casa. Una intuizione degna di Spielberg, che invece è venuta allo sceneggiatore Allan Loeb.

Lo Spazio che ci unisce mischia un po’ i generi, passando dalla fantascienza al drammatico, dalla commedia al film “on the road”, come è caratteristico delle serie tv tanto amate da Netflix. Il problema però è che una serie tv è molto diversa da un film. Non si può surrogare una storia così densa di avvenimenti in sole due ore; il risultato è che accade tutto troppo in fretta e per rallentare il ritmo si inseriscono scene o dialoghi lunghi al limite del sopportabile. Se invece che a un film si fosse pensato a una serie, con qualche accorgimento in più per quanto riguarda la sceneggiatura, sarebbe uscito un lavoro davvero eccellente e diverso dalle solite crime fiction che popolano il catalogo Netflix.

Lo Spazio che ci unisce non è comunque un film da evitare; il pubblico giovane, specialmente gli adolescenti, potranno trovare alcuni temi cari a loro, quali ad esempio l’innamoramento e la ricerca di se stessi. È altresì vero che Netflix, con i suoi primi film in esclusiva, non ha rispettato in toto le aspettative dei fan. Speriamo di vederne presto di migliori, all’altezza dei prodotti con garanzia di qualità che il colosso streaming propone.