Capitan America: the winter soldier – recensione
3 Aprile 2014
Noah – recensione
15 Aprile 2014

Il regista Spike Jonze non mi è mai piaciuto. L’ho sempre trovato troppo cervellotico, troppo volutamente “strano”, poco incisivo e parecchio noioso per i miei gusti. Eppure devo dire che questo film mi ha sorpreso e lasciato a tratti a bocca aperta. Stranissimo mix tra melodramma e fantascienza “Her” è un film difficile da valutare, ricco di riflessioni sulla vita, i rapporti umani, la tecnologia, l’amore, pregno di solitudine, sofferenza, cantore della necessità umana di essere amati e analisi dell’elaborazione del dolore.

In un futuro imprecisato ma abbastanza vicino a noi, Theodore è un ragazzo molto sensibile, lavora in uno studio dove deve scrivere lettere personali su commissione, e vive un momento molto duro dato che si è appena lasciato dalla moglie che gli chiede di firmare le carte per il divorzio. Quando sul mercato arrivano una nuova serie di intelligenze artificiali che fungono da sistema operativo la vita sentimentale di Theodore prenderà una piega inaspettata. Attraverso gli schemi classici della fantascienza e momenti di estrema sensibilità e dolcezza il regista, qui anche sceneggiatore, ci parla del bisogno di amore e di affetto che pervade la vita di ogni uomo, contemplando come lo straniamento provocato dall’utilizzo esagerato e forse errato della tecnologia possa essere uno sfogo su cui riversare le proprie difficoltà nel costruire rapporti personali. Un apologo estremamente toccante sulla solitudine, l’elaborazione della fine di un amore e la relativa presa di coscienza per liberarsi delle proprie colpe. Peccato che il film sia lento da morire specie nell’utima parte altrimenti sarebbe stato un capolavoro, probabilmente il film più intenso e originale dell’anno. Il futuro immaginato da Spike Jonze è unico anche a livello visivo, costumi e scene creano uno spiazzante effetto retro che aiuta a condividere la condizione di spaesamento emotivo del protagonista. Meritato Oscar come migliore sceneggiatura originale ma, forse, mezz’ora di riflessioni e inquadrature silenziose in meno avrebbero giovato al ritmo e al risultato finale.